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Venerdì 2 luglio 1ª appuntamento di Corto Circuito Cinema Festival al fiume Misa

"La morte corre sul fiume" di Charles Laughton è la prima pellicola scelta dall'Associazione Confluenze

La morte corre sul fiume di Charles Laughton

Venerdì 2 luglio, al fiume Misa, campo sportivo di Vallone, debutta l’ottava edizione di Corto Circuito.

Alle 21 gli spettatori saranno accolti, dalle note di Pierfrancesco Luzietti e Francesca Fiorini (pianisti), la pasticceria Doppiozero offrirà i suoi golosissimi dolci e la cantina Mezzanotte le sue esuberanti bollicine per brindare all’apertura del festival!

Alle 21.30 inizio proiezione, Ingresso libero su prenotazione fino ad esaurimento dei posti disponibili. Info. 340 6120985
Opere Prime Internazionali.

La morte corre sul fiume di Charles Laughton, 1955, Usa, 90′.  L’opera prima (ed unica) di Laughton regista fa centro e diventa un cult di Giancarlo Zappoli (Mymovies).

Harry Powell, in prigione per un furto d’auto, viene a sapere dal suo compagno di cella, che è stato condannato a morte, dell’esistenza del bottino della sua ultima rapina. Il denaro è stato nascosto da qualche parte presso la sua abitazione.

Una volta uscito dal carcere Powell, che non smette mai di esibire la propria professione di pastore protestante, raggiunge Willa, la vedova dell’uomo, la sposa e cerca di scoprire dove si trovano i soldi. Il segreto però è custodito dai due figli piccoli.

Powell inizia a perseguitarli ed avendo già ucciso delle donne per impossessarsi dei loro averi, pensa di liberarsi della donna per avere maggiore possibilità di intimorire i bambini. Charles Laughton alla sua opera prima (ed unica) come regista fa centro realizzando un film che, nonostante l’insuccesso commerciale, è destinato a divenire un cult.

Siamo nel 1955 e l’attore/regista rievoca, sulla base di una sceneggiatura di James Agee che si ispira al romanzo di Davis Grubb, il periodo della Depressione in cui l’incertezza sul presente e sul futuro regna sovrana. L’unico appiglio è dato dalla fede che può essere trasmessa con atti di vero altruismo da una donna come Rachel Cooper (interpretata da una solida Lilian Gish) oppure piegata alle più basse intenzioni da uomini come il reverendo Powell.

Laughton trova in Robert Mitchum un interprete straordinario che colloca il personaggio alle stesse altezze di perversione psicologica di un Norman Bates. Powell, sulle cui dita sono scritte le parole amore ed odio, sa come affascinare le persone con un eloquio apparentemente colto e una straordinaria capacità di suscitare timore ed attrazione.

Laughton però non si limita solo a sfruttare queste doti interpretative (i due bambini sono altrettanto abili nel tenergli testa rimanendo credibili nella loro infantile alternanza di tenacia e paura) ed opera anche sul piano della fotografia. Stanley Cortez (che aveva lavorato per Orson Welles in L’orgoglio degli Amberson e che torna qui ad utilizzare la tecnica dell’iride) non si limita ad omaggiare le luci ed ombre contrastanti dell’espressionismo ma ci regala una sequenza in cui vediamo un cadavere fluttuare nell’acqua del fiume quasi si trattasse di un incubo artisticamente allucinante. Le donne e le masse non sembrano godere della stima di Laughton.

C’è poi, sottolineatura forse ancor più disturbante per il pubblico dell’epoca, una riflessione sulla sessualità che in tempi di Codice Hays ancora operativo, si può considerare coraggiosa. Powell soggioga le sue vittime con una violenza sottile e pervasiva ma si astiene dal sesso. Anche da quello coniugale rivelandosi come un sessuofobo che basta a se stesso. Il moralismo ipocrita era servito.

 

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