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Delia Biele, “fotograficamente senigalliese”

"Acque amate": mostra fotografica a Como recensita da Enzo Carli

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Delia Biele
Como, Villa Olmo dal 23 ottobre al 1 novembre.Inaugurazione ore 18 di Venerdì 23 ottobre.
 

Le foto rappresentano sempre il risultato di un momento percettivo in quanto metafora del modo di comprendere il mondo: di essere, di relazionarsi, di vedere quello che è intorno e dentro di noi. Anche ciò che il mondo crede si aspetti da lui, ciò che crede di poter offrire, ciò che ritiene avere il diritto di ottenere o di dovere fare. Le immagini, infatti, non ritraggono solo la percezione di realtà, soggetta all’interpretazione dell’osservatore.
 
Ciò che ritraggono è una selezione interpretativa di essa, una reinvenzione. Non esiste una realtà universale ed un unico modo di percepirla; la realtà è relativa alla percezione che ognuno ha di essa e il suo significato è strettamente personale, sociale e culturale.
 
Delia Biele si sente fotograficamente cittadina di quella Senigallia con la sua fotografia visionaria e le sue grandi tradizioni (da Tarini a Cavalli a Giacomelli, Ferroni ai Fotografi del Manifesto Passaggio di Frontiera  e a tutti gli altri non secondi per ordine d’importanza) . Le immagini di Delia Biele appartengono ad una visione  intimista; dal suo mondo interiore emergono ectoplasmi di civiltà che determinano una realtà potenziale sostenuta dall’eufonia lirica. Un mondo immaginario  così come  la mutazione del mare che si pone al centro della sua ricerca.
 
L’incrocio della conoscenza con il saper fare e saper essere  persegue un nuovo modello di riferimento che rende evento, realtà e apparenze del mondo. Come l’originaria nereide Delia Biele si immerge in queste acque e nella maturità del tempo si sciolgono i ricordi in tracce lievi, sovrapposte come la direzione del pensiero ,come “il profondo sondabile” della poesia che l’accompagna. Un  movimento che cerca più direzioni nelle raffinatezza formale delle immagini,  come presa di coscienza  del proprio spiritualismo culturale e sono le poesie che si riverberano in immagini: “Moto perpetuo” ,  il riflesso del doppio; “Vastità del mare”, il riflesso del paesaggio; “Profondo sondabile” la consapevolezza; “Mondo emerso” l’incanto ; “Motivazioni del viaggio” il movimento; “frontiera” dove file di piccole canne fanno l’inchino al sole e alla vita.
veloci, vestite di rugiada, dall’orma leggera, visibili, invisibili, ricche di fiori, siete nelle valli (inni orfici)
 
Così come Delia Biele del mare, ecco la ninfa del lago Giulia Caminada, con la sua pudica riservatezza  nello stupore di fronte a tutto l’immacolato e fantastico paesaggio dall’orma impalpabile che ci appare invisibile nella sua visibilità, vestito di guazza permeato dalle dolci acque e circondato da cime maestose, ammorbato dai particolari dei grovigli e addolcito dal colore dei fiori, dai riflessi del lago come territori interiori dell’immaginario.
 
La fotografia di Giulia Caminada, è il suo strumento  privilegiato che ci ha fatto conoscere il vedere del sentimento e l’espressione come strumento di indagine e filtro delle proprie convinzioni ed emozioni. Una i promozione ontologica che permette di cogliere sia i valori espressi come la bellezza o la meraviglia, con maggiore ampiezza di significati come trame intrinseche dei rapporti di differenti atteggiamenti culturali. 
 
E le loro immagini si fanno poesia.      
(Enzo Carli)                  
 
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