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Tommaso Conz e l’Ultra Trail du Mont Blanc: quando correre diventa (anche) meditazione

"Questo sport ti insegna a superare qualsiasi tipo di difficoltà”

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Tommaso Conz e l'Ultra Trail du Mont Blanc

Immaginate di correre. Chiunque almeno una volta nella vita lo ha fatto; è l’attività sportiva ‘principe’, la più basilare dopo il camminare. Immaginate ora di farlo per un periodo prolungato; quanto pensate di poter resistere? Tre chilometri, otto o magari quindici? E se vi dicessi che c’è chi ne percorre anche 170 tutti d’un fiato, gente in grado di correre per 40 ore consecutive? Vedere l’alba, il tramonto e di nuovo l’alba e non fermarsi se non dopo aver tagliato il traguardo.

E’ la storia di Tommaso Conz, senigalliese classe 1980, che ad agosto ha portato a termine una vera e propria impresa: l’Ultra Trail du Mont Blanc. Per chi non lo sapesse (ed io ero tra questi), in genere l’Ultra Trail è una corsa a piedi che si svolge in ambiente naturale, caratterizzata da forti dislivelli e da una lunghezza minima di 43 chilometri. Nello specifico, l’Ultra Trail du Mont Blanc (abbreviata in UTMB) è su scala mondiale una delle ‘gare’ regine di questa disciplina; Prende il via e termina a Chamonix nel mese di agosto, ha un tempo limite di 46 ore ed un numero massimo di partecipanti di 2.300 atleti provenienti da più di 80 paesi e si svolge sui tre versanti (francese, italiano e svizzero) del Monte Bianco.

Quando ho saputo che un ragazzo che conoscevo di vista aveva portato a termine qualcosa che per la maggior parte della gente comune è inconcepibile o quasi, mi sono detto “Ci sono storie che devono essere raccontate e questa è una di esse”.

E così Tommaso, davanti ad un caffè, inizia a raccontarmi come ha mosso i primi passi nel mondo della corsa: “Come la maggior parte dei ragazzi della mia città, lo sport per me fino a 26 anni rispondeva al calcio; dopo la trafila nelle varie categorie ho sentito l’esigenza di uscire dalle dinamiche calcistiche e provare qualcos’altro; con un amico, Nicola Del Torto, ci siamo imbattuti per caso in un servizio giornalistico su una maratona, credo fosse quella di New York; in quel preciso momento abbiamo deciso che avremmo provato anche noi: eravamo nel mese di Ottobre e ci iscrivemmo alla maratona di Roma che si sarebbe tenuta a Marzo; in maniera abbastanza imbarazzante, e con una preparazione a dir poco approssimativa, siamo approdati nella Capitale e abbiamo portato a termine questa impresa: è stata la prima pietra di quello che poi sarebbe diventato il gruppo ‘Never stop Run’, una squadretta che di lì a poco avrebbe iniziato a fare maratone in giro per l’Italia”.

Le maratone, però, ben presto hanno incominciato a stare strette a Tommaso ed al suo gruppo:
Dalle maratone il passo alle Ultramaratone è stato veloce e culminato con la ‘regina’ di questa specialità che è la 100 Km del Passatore (ndr.: partenza da Firenze e arrivo a Faenza). Conclusa anche questa avventura siamo arrivati ad un bivio: da lì a breve avremmo abbandonato la corsa su strada a favore della natura; la prima esperienza è stata la ‘Conero Trail’: lì abbiamo capito veramente che la natura era il nostro mondo e la montagna era il vero habitat del gruppo ‘Never stop Run”.

E qui arriviamo all’Ultra Trail: “Subito abbiamo messo nel mirino la gara più prestigiosa, quella del Monte Bianco. Pian piano abbiamo iniziato un avvicinamento a competizioni sempre più prestigiose fino ad arrivare alla UTMB: una sfida a numero chiuso a cui ci si qualifica grazie adTommaso Conz e l'Ultra Trail du Mont Blanc un punteggio che si acquisisce con altre gare; è un percorso, un sogno, che dura circa tre anni”.

E qui si arriva all’impresa del Monte Bianco; mentre Tommaso racconta e mi mostra con comprensibile orgoglio il braccialetto che viene dato ai partecipanti alla corsa mi dice che la sua gara è durata 37 ore circa, io continuo a chiedermi: “va bene, ma umanamente, come si fa a correre per un giorno e mezzo?

E’ difficile da spiegare, capisco che sia per certi versi inconcepibile, soprattutto agli occhi dei profani; sicuramente a livello atletico è una gara che va preparata, ma l’allenamento è molto più mentale: si deve entrare in una dimensione in cui si è convinti al 100% che si sta facendo una cosa che si ama, una cosa che si sta desiderando. Se viene meno questo pensiero credo che le gambe si bloccherebbero in automatico; verrebbe meno qualsiasi motivazione che ti da la forza di affrontare salite durissime, magari sotto la pioggia, e dover venire a patti con la fame, la stanchezza ed il sonno”.

Va bene, ammesso che la motivazione ed il desiderio siano il motore e la benzina di questa impresa, cosa passa nella testa del corridore in un lasso di tempo così lungo?
Tommaso prende un bel respiro, ci pensa un attimo e cerca di spiegarmi qualcosa che proprio facile da spiegare non è: “Si entra in un mondo molto privato e soggettivo. Penso che ogni corridore ti risponderebbe in maniera diversa; nessuno ti può ‘insegnare’ a stare da solo con te stesso per un lasso di tempo così esteso. Tra le cose più belle ricordo l’azzeramento della distrazione; nei tratti notturni, in mezzo ai boschi, si percorrono lunghe distanze in solitaria ed è uno dei momenti più belli e profondi; viviamo in un mondo in cui difficilmente riusciamo a stare da soli con noi stessi e per di più, in quei rari momenti, forse per mancanza di allenamento siamo proprio noi stessi a cercare una distrazione; il correre diventa una sorta di meditazione: lo stare da soli con noi stessi è un grandissimo regalo che questo sport ci dona. Poi ci sono stati anche momenti duri: questa disciplina ti aiuta a conoscerti e a metterti in comunicazione con il tuo corpo; dal 22esimo al 40esimo km io sono entrato in crisi, il Tommaso di qualche hanno fa probabilmente si sarebbe ritirato, ed invece è scattato qualcosa: mi sono detto “tutto si può superare’”, si trattava di capire il ‘perché’ il mio corpo mi stava abbandonando; e lì ho capito che era lo stress accumulato nel mio inconscio. Metabolizzata anche questa ‘prova nella prova’, mi sono rimesso a correre come so fare”.

La chiacchierata prosegue con tantissimi altri aneddoti, tra i più curiosi quello legato alle allucinazioni notturne: “Tra le situazioni non proprio paurose ma quanto meno bizzarre, sono le allucinazioni a fare capolino: di notte un po’ per la stanchezza, un po’ per l’adrenalina, il bosco e le ombre prendono vita; le prime volte si rimane un po’ sconcertati poi, chilometro dopo chilometro, ci si abitua anche a queste peculiarità”.

“Se ti chiedessi qual è il momento più importante che ti sei portato via da questa avventura durata un lasso di tempo lunghissimo?”- “Non saprei dirti: mi capita di rivivere a spot tutta la corsa. Sono tantissimi i dettagli che riaffiorano e non riuscirei a sceglierne uno soltanto, però posso dirti cosa ti lascia un’esperienza così: questo sport ti insegna, senza dubbio, a superare qualsiasi tipo di crisi e di difficoltà; sognate in grande ed osate fallire”.

Commenti
Solo un commento
fra77 2016-10-22 14:20:01
Grande Tommaso!!!!
ATTENZIONE!
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