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Orti del Vescovo: uno strumento “contro il degrado e a favore delle fasce deboli”

Sulla vicenda (e sulle polemiche) interviene Simone Ceresoni de La Città Futura

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Simone Ceresoni

Sulla questione della riqualificazione di piazza Garibaldi (c.d. piazza Duomo) e il progetto di rigenerazione urbana dell’isolato c.d. Orti del Vescovo, la Città Futura sostiene una posizione che guarda alla strategia complessiva dell’intervento, che ci sembra propria di una città che ricerca progresso e che si attesta su progetti di avanguardia.

Lasciando perdere la strumentalità e il tatticismo delle posizioni di alcuni esponenti politici, non ci convincono neanche gli atteggiamenti di conservazione e retroguardia di alcuni cittadini, che in questi giorni si sono espressi, seppur legittimamente, sulla questione.
Sottolineiamo infatti che, entro quest’azione di rigenerazione urbana (che porterà a rivitalizzare un isolato oggi in degrado e solo parzialmente utilizzato), si concretizzeranno politiche abitative inclusive grazie ai 37 appartamenti di edilizia sociale, che risponderanno al bisogno di prima casa della c.d. fascia grigia, cioè di coloro che – a causa della crisi – non possono acquistare a libero mercato un appartamento perché troppo poveri per accedere al credito bancario, né possono iscriversi alle liste sociali delle “case popolari” perché troppo ricchi per essere inclusi nelle graduatorie. Non inganni il dato del vincolo di 25 anni di destinazione degli appartamenti a edilizia sociale: è caratteristica comune a molti dei progetti di questo tipo nel nostro paese; sia perché l’edilizia sociale sostiene per un certo periodo chi è in difficoltà, con la prospettiva della graduale e futura autonomia, sia per motivi di fattibilità economica e finanziaria del progetto di recupero stesso. Significativa da questo punto di vista è anche la partecipazione di Erap nel processo in atto.

Inoltre il progetto in questione, finanziato in buona parte dai programmi del piano casa del governo Prodi (ben diverso dal piano casa del governo Berlusconi), reintroduce nel centro antico di Senigallia “funzioni povere”(la residenzialità di fasce sociali deboli), che nei centri storici europei sono oggetto di espulsione e che invece vanno reinserite perché portano a dare risposte al bisogno di controllo della città (aumentare i residenti è la vera alternativa al controllo realizzato con i circuiti di videosorveglianza) e al bisogno di sostenere il piccolo commercio dei negozietti dei centri antichi. Ricordiamo anche che il recupero e la sostituzione di aree in degrado è l’azione che, associata al risparmio di uso dei suoli non edificati ed agricoli, può dare un buona risposta alla necessaria rivitalizzazione del comparto locale economico dell’edilizia, che vede molti imprenditori, artigiani e dipendenti impiegati in cerca di lavoro, per evitare disoccupazione e fallimenti.

La riqualificazione di piazza Garibaldi – che è anch’essa parte di questa azione di rigenerazione urbana- rientra nella più ampia programmazione di recupero dei luoghi pubblici del centro storico cittadino: Foro Annonario, piazza ex -Macelli, via Carducci, piazza Saffi, che ogni volta è stata accompagnata da polemiche e dibattiti aspri e serrati. La riqualificazione della stessa, curata a titolo gratuito dalla straordinaria capacità dell’arch. Margherita Abbo Romani, e frutto di un’azione dei progettisti interni all’ente comunale, è in assoluta coerenza sia con il piano particolareggiato del centro storico, sia con il piano strutturale del verde pubblico, deliberati entrambi dal Consiglio Comunale alcuni anni fa.

La questione dei lecci e la loro sostituzione prevista dal progetto è da questo punto di vista impostata in modo corretto per le seguenti motivazioni. Il verde in ambito urbano ha necessità di essere progettato e manutenuto, quindi scandalizzarsi per progetti di sostituzione ci sembra un atteggiamento comprensibile, ma fuorviante. Gli alberi, importanti per questioni centrali come la qualità dell’aria, il microclima (con il raffrescamento nel periodo primaverile ed estivo) e l’abbattimento di gas con effetto serra, vanno piantati in base allo spazio che in prospettiva avranno a disposizione per crescere in un corretto rapporto con marciapiedi, sottoservizi, piani stradali, percorsi sicuri per disabili, anziani,bambini e ciclisti…
L'abbattimento dei lecci previsto nel progetto "Orti del Vescovo"I lecci sono oggetto di sostituzione al fine di scoprire e dare centralità nel recupero della piazza alle facciate di buona qualità architettonica degli edifici, che fanno da quinta urbana alla piazza (il palazzo della Filanda, San Rocco, il Collegio Pio, il Duomo…). La loro sostituzione risulta necessaria anche in coerenza al fatto che la piazza avrà un asse complanare con le strade contigue e questa scelta di eliminare il gradino della piazza – qualificante per una maggiore fruibilità pedonale di questo luogo pubblico e per l’abbattimento delle barriere architettoniche – avrebbe portato ad un danno irreparabile all’apparato radicale degli stessi, già compromesso nel corso degli anni. Operazioni di trasferimento degli stessi dalla Piazza ad altri luoghi – ipotesi approfondita in fase di studio propedeutico- sono state scartate per un’eccesiva onerosità a carico delle casse pubbliche e per una scarsa percentuale di sopravvivenza nel corso degli anni futuri degli alberi trasferiti.
La sostituzione prevederà (come da prescrizione associata al parere favorevole della Sovraintendenza al recupero complessivo) anche per dare continuità e inquadramento ai portici del palazzo della Filanda, la messa a dimora nei lati lunghi della piazza di un doppio filare di frassini (specie orniello): piante autoctone che, come recita il piano strutturale del verde, sono coerenti per dimensioni e caratteristiche a tale luogo pubblico.
Sulla correttezza dell’operazione di sostituzione, credo, secondo quanto è dato di sapere, si sia espressa favorevolmente anche la Guardia Forestale, attivata in funzione ispettiva in avvio dei lavori. Invece sul cattivo stato di salute dei 70 lecci, credo che sia significativo, oltre alla relazione dell’agronomo posta a corredo del progetto, anche il progressivo abbattimento di alcuni di essi per motivi fito-sanitari, circa 40 nel corso del recente passato, dovuto a problemi di sicurezza e patologie certificate da professionisti specializzati.
Per coloro che invece chiedevano il mantenimento dell’alberata, con possibilità di reimpiantare le essenze abbattute in passato, va osservato che gli alberi reimpiantati non avrebbero trovato posto e spazio per il loro apparato radicale, poiché le specie presenti hanno via via occupato gli spazi vitali nel sottosuolo in modo completo. Tutto ciò è stato frutto di un lavoro di riflessione politica e tecnica che, nel corso del quinquennio amministrativo appena concluso, ha visto diversi passaggi di confronto e consultazione in ambito istituzionale (commissioni consiliari competenti) ed in incontri pubblici.

Va da questo punto di vista anche registrato che l’operazione di sostituzione degli alberi verrà completata, come recitano le norme vigenti in materia, con la compensazione concretizzata con la piantumazione, specifica per questi abbattimenti, di oltre 120 alberi in ambito comunale (nei pressi della complanare), che non sono quelli già compresi nella realizzazione dei parchi a Saline e Cesanella.
Ci piace anche la progressiva pedonalizzazione del centro storico nelle vie attorno alla piazza (coerente con il modello di mobilità cittadina, che con la complanare vede la possibilità di ampliare le zone riservate a pedoni e biciclette nelle zone strategiche della città e nei quartieri residenziali); il mantenimento della funzione a mercato e a parcheggio – mediata con alcune categorie che vivono e operano nel centro storico – che rimarranno nel corso dei prossimi anni in attesa di valide soluzioni alternative; i materiali utilizzati (arenaria e calcare bianco) tipici del centro storico cittadino e l’arredo urbano scelto, che sarà posizionato a corredo.
Valida ci sembra anche l’ipotesi di pedonalizzare la parte centrale della piazza, che sarà destinata in modo riservato e confortevole agli eventi pubblici che troveranno sede a San Rocco e ai riti religiosi, che saranno celebrati in Duomo.

La "nuova" piazza Garibaldi dopo l'intervento di riqualificazione dell'isolato denominato "Orti del Vescovo"Molto si sta dicendo sulla presenza degli stemmi papalini. Non volendo aggiungere altro al dibattito e lasciando le istituzioni nella possibilità di fare ponderate riflessioni sulla questione, va sottolineata che la scelta dei progettisti è dovuta al fatto di voler ricordare che l’ampliamento settecentesco della città (in questo punto) e la realizzazione di gran parte degli edifici stessi che circondano la piazza si deve all’opera di Papa Lambertini e di Papa Pio IX, in momenti diversi. Con la stessa logica è stato inserito lo stemma dei Della Rovere nella pavimentazione riqualificata della parte di città edificata dagli stessi, in zona adiacente alla Rocca roveresca.

Ottima la collaborazione con Sovraintendenza e Università per condurre le necessarie indagine archeologiche nella fase di esecuzione dei lavori, al fine di avere un panorama quanto più completo della Senigallia sotterranea. Siamo altresì convinti di aver fatto bene, con l’ausilio importante della sezione locale di Italia Nostra, ad avere superato il progetto preliminare redatto dal prof. Mariano, che ci sembrava invece avulso dal contesto storico cittadino. Dubbi e perplessità, che sono emerse su questioni minori, saranno valutate e indirizzate – nel lavoro collegiale con le altre forze politiche presenti in Consiglio e in Giunta – dai rappresentanti istituzionali di nuova elezione e nomina de La Città Futura.

 

Simone Ceresoni – componente de La Città Futura

Commenti
Ci sono 7 commenti
leofax 2015-06-19 19:30:55
Sono passato nel pomeriggio in piazza Duomo e senza alberi è una vera desolazione. Non discuto sulla validità della riqualificazione degli Orti del vescovo ma sul rinnovamento della piazza la vedo in maniera completamente diversa. Sul Corriere Adriatico cartaceo di oggi, il progettista incaricato, dichiara che nel progetto non vi erano stemmi vari ma una fontana al centro della piazza. Quando si costruiscono strade e ferrovie e ci si trova davanti una montagna, non si demolisce la stessa ma si scavano gallerie. Questo per dimostrare che è l'esistente che va salvaguardato e il nuovo lo si riadatta. Sulle nuove essenze è tutto un dire, basta vedere lo schifo che si è creato in corso Matteotti, dove prima di vedere un pò d'ombra passeranno decenni.
Qualcuno mi dovrà spiegare, che fine farà il traffico di attraversamento nord sud, quello che insiste dal ponte Garibaldi lungo la via Cavallotti. Se sarà interdetto davanti alla Cattedrale, farà il periplo della piazza stessa? Allarghiamo la via Testaferrata e la mettiamo a doppio senso di circolazione? E allora addio alla parte centrale e parcheggi vari. Il discorso che detto spazio centrale serva a manifestazioni religiosi e civili, non regge. Infatti in tutti questi anni, il luogo è servito da parcheggio e mercati vari. Se in questi lunghi anni si avevano gli attributi di togliere il traffico dal centro storico, creando parcheggi scambiatori in periferia serviti da un buon servizio urbano, la piazza Garibaldi, la si poteva trasformare in un giardino pubblico centrale, aggiungendo ai lecci, altre piante di alto fusto, fontane e vialetti interni come gli allora Giardini Catalani.
Infine quello che mi lascia perplesso, leggendo lo Statuto Comunale, il taglio dei lecci, non erano pratiche urgenti e indifferibili, nel periodo di transizione fino alla convocazione del nuovo Consiglio Comunale compreso il giuramento del Sindaco.
Leonardo Maria Conti
bonzino 2015-06-20 08:59:17
Toh, ma quanto è bravo questo Sindaco che ha pensato bene di voler edulcorare le sue sbruffonate con la manna prodotta dai nuovi alberi (Orniello o albero della manna), così nessuno potrà più accusarlo di non far nulla per la città. In ogni modo una decorosa sistemazione della piazza è ormai improrogabile ed una soluzione deve essere trovata al di là della polemica, giusta o no, dell’abbattimento dei lecci secolari,degli stemmi, del nome o degli extracomunitari. Nell’ultimo quinquennio la città ha assunto un aspetto così sciatto e assonnato che ci vorranno ingenti investimenti per riportarla ai fasti di quando era considerata la spiaggia di velluto più bella e amena della riviera adriatica. Sarà per la crisi o per la mancanza di un progetto complessivo del territorio, comunque sia, basta girare per la città e guardarsi attorno per accorgersi di com’è ridotta: strade dissestate, marciapiedi fatiscenti o inesistenti, gestione viabilità caotica, poca manutenzione, servizi inadeguati, opere incompiute a iosa, palazzi abbandonati e segni di trascuratezza ovunque. Però, quello che più mi rattrista è l'indifferenza della cittadinanza. Nessuno sembra occuparsene più di tanto perché da troppo tempo si è abituato a convivere con questo degrado. Decisamente non è più la città del famoso verso del Carducci: “sì bella a specchio de l’adriaco mare”. La colpa non è certamente imputabile ai cittadini che, tartassati come sono, contribuiscono largamente al bilancio comunale, ma penso che tra le diverse cause la più inconfondibile sia l’arroganza e la totale assenza di senso pratico e capacità di ascolto dell’amministrazione, alla faccia della tanta sbandierata “città di tutti” di cui sempre ci si arrocca per dimostrare di essere vicini ai cittadini e ascoltare le loro istanze per, poi, disattenderle puntualmente (vero Ceresoni?). A proposito mia nonna ingenuamente si chiede: non sono esagerati i 18 milioni necessari per realizzare la riqualificazione degli Orti del Vescovo? Chi può darle una risposta?
Alberto Diambra 2015-06-20 10:09:30
Belle parole ex Assessore Ceresoni peccato che non si è comportato con coerenza specialmente con i già residenti della zona PEEP MISA ,non sono anche loro cittadini di Senigallia? non hanno anche loro diritto a quello che poeticamente ha affermato nella sua dichiarazione? Si è dimenticato il suo comportamento tenuto il 17 Maggio coni compoinenti del comitato PEEP MISA? Rifletta!!!
Io 2015-06-20 10:33:43
come sempre...parole al vento, che prendono un sacco di voti
Franco Giannini
Franco Giannini 2015-06-20 15:40:36
Si potrà o meno concordare con le spiegazione di Ceresoni(ed io non lo sono, le cattedrali nel deserto belle o brutte che siano, sono sempre inutili, almeno a mio avviso), ma bisogna riconoscergli quanto meno la sua dettagliata spiegazione, senza i toni che l'Amministrazione ha fin qui invece usato: quella da primi della classe.Uno di loro che parla con un tono carico di sufficenza ed una scia di seguaci che scodizzolando si compiacie di tale scelta. Sarà perchè Ceresoni, dal 31 us è ritornato ad essere un uomo libero? Non lo so. So solamente che ha parlato con argomenti condivisibili o meno, ma con un linguaggio educato, corretto, comunque sia senza livore alcuno. Forse una lezione la sua a costo zero, di come andrebbe fatta la politica. Peccato, seppur uno tra i più corretti nel passato Consiglio, ad averlo compreso con po' di ritardo.
stefano 2015-06-20 17:59:28
Ceresoni parla da componente della Città Futura e non da ex Assessore. Bene. Spiace però rilevare come non si sia ancora mondato da quel "vizietto" tipico degli amministratori degli ultimi anni che considerano "progresso ed avanguardia" tutto quanto esca dalla loro bocca ( o che frulla nella loro testa) e poi bollano come "atteggiamenti di conservazione e retroguardia" quelli che non si allineano sulle loro posizioni. Non si sa rispetto a quale metro di misura, ma così è. Piazza Garibaldi ( o del Duomo) è allo stato attuale una piazza monofunzionale ( a parcheggio, salvo il giovedì mattina a mercato) , sottoutilizzata e sottostimata e per svariate ore della giornata un vero e proprio deserto urbano. Una riqualificazione ed un riuso sono pertanto necessari. C'è da dire però se questo Progetto di Riqualificazione sia in grado di portarla a "nuova vita", a nuovi usi e a fare breccia nelle abitudini dei cittadini. A guardar bene il Progetto però sembra più una sorta di lifting, una ceretta depilatoria e senza l'allure che permette alla Piazza di essere usata,toccata,vissuta. Viene da rimpiangere uno studio della Piazza fatto negli anni settanta (Ceresoni in quegli anni nasceva) da alcuni studenti universitari di Senigallia che arrivarono ad un progetto innovativo movimentando la piazza su più livelli in modo da lasciare scoperte le facciate degli immobili ( quelle che adesso il Sindaco esalta tanto per giustificare la segagione dei lecci sui quali ha passeggiato con tanta tracotanza), non rinunciando alle essenze arboree e introducendo molteplici usi della piazza , non ultimo l'uso culturale di teatro all'aperto approfittando della facciata neo-classica della ex-Filanda. Forse ripercorrendo vecchie strade si sarebbe di più arrivati al "nuovo" e ad una soluzione di avanguardia. Ceresoni inoltre dovrebbe fare maggior attenzione quando cavalca, con troppa sufficienza, " le politiche abitative inclusive della fascia grigia cioè quelli che, per la crisi, non possono acquistare da libero mercato ma sono ricchi per poter entrare nelle liste delle case popolari". Sono proprio le Riqualificazioni che si fondano su questi presupposti ad avere creato nei paesi anglosassoni , adesso anche in Francia e Germania, il fenomeno della Gentrificazione. Fenomeno che ha portato ad un aumento di prezzi degli immobili e degli affitti, con espulsione dal quartiere/comparto delle fasce più deboli. Ovvero si plastifica il Centro con la Riqualificazione e poi si buttano fuori "gli ultimi" a vantaggio della gentry. Pertanto preoccupa tanto più il vincolo di destinazione di soli 25 anni, a tutto ed esclusivo vantaggio della proprietà. Perché invece nel comparto degli Alloggi del Cesano o altri è stato confermato il Diritto di Superficie di 99 anni? Inoltre presentare questo intervento come un risparmio di territorio sa tanto di ultimo stadio di approssimazione. Che cosa ha da dire Ceresoni della Revisione del PRG 2015,approvata in Giunta cinque giorni prima delle elezioni (sic!!) con tutti gli ampliamenti residenziali programmati a Borgo Bicchia, Vallone, Bettolelle? Ultima cosa, la Città Storica è tale in tutte le sue componenti. Anche il suo patrimonio arboreo è storico. Buttarla sulla sostituzione e trasferimento degli alberi (siamo alla de-localizzazione?) sa tanto di Fiera degli Oh bei! Oh bei!Abbattere lo storico Palazzo del Comune e trasferirlo in prossimità della Complanare, per Ceresoni sarebbe la stessa cosa?. stefano bernardini
ilbianconiglio 2015-06-20 20:48:26
In tanti gli faceva schifo piazza del duca e adesso ci portano i bimbi a giocare tranquilli. In tanti erano incavolati per la complanare e quando sara' finita si renderanno conto di quanto e' utile. in tanti dicevano che via carducci chiusa uccideva quella zona e invece e' viva e vegeta e piena di attivita'. Lo stesso succedera' pure per piazza garibaldi.
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