SenigalliaNotizie.it
Versione ottimizzata per la stampa

Ossessione, lo slancio neorealistico di un giovane Visconti

Screenshot, la rubrica di cinema di Senigallia Notizie, ci parla di adulterio, omicidio doloso e omosessualità

Una scena di Ossessione, di Luchino Visconti

Penso che solo attraverso una sofferta esperienza, quotidianamente stimolata da un affettuoso e obbiettivo esame dei casi umani, si possa giungere alla specializzazione nel cinema e nell’arte in generale. Al cinema mi ha portato soprattutto l’impegno di raccontare storie di uomini vivi, di uomini vivi nelle cose. Non le cose per se stesse” (Luchino Visconti)

Sconvolgente e affascinate, penetrante e sovversivo, progressista e rivoluzionario, mille altri i termini che ancora potrebbero essere utili per descrivere un cimelio cinematografico come Ossessione di Luchino Visconti.

Una pellicola dalla storia travagliata, nata dal genio di un artista che di lì a breve avrebbe rivoluzionato lo scenario cinematografico italiano. Partorita con l’aiuto ed il sostegno dei colleghi della rivista milanese Cinema, ma anche grazie alla preziosissima collaborazione di grandi nomi come Alberto Moravia e Giorgio Bassani, Ossessionevede la luce circondata da un clima di tumulti e discussioni accesi dalla fiammella della provocazione vibrante e infuocata lanciata proprio dal suo regista contro tutto ciò che concerneva il sistema fascista in vigore al tempo.

Siamo nel 1943 e tra gli atteggiamenti inammissibili per la dittatura mussoliniana vi erano l’adulterio e l’omicidio, naturalmente scelti da Visconti come cardini principali di tutta la vicenda filmica, fulcri centrali di una trama moderna e sconcertante che galoppa ininterrotta per ellissi ovvero omettendo sia le scene di sesso, rappresentanti l’adulterio, sia le scene di violenza traducibili con l’omicidio doloso del coniuge tradito.  Tutto appare così limpido e chiaro, eppure Visconti gioca molto a carte coperte sfruttando allusioni e stimolando la corsa sillogistica della mente del pubblico.

Con semplici immagini apparentemente di contorno, come la scena del fiammifero che vede protagonisti Gino Costa, l’amante vagabondo, e Lo Spagnolo, il giovane artista che aiuta Gino a raggiungere Ancona, Visconti manifesta il tema dell’omosessualità, a lui per altro molto caro data la sua sbandierata attrazione fisica per gli uomini, camuffandolo o impostandolo in modo da poter essere scambiato per solidarietà proletaria.

Se l’adulterio, l’omicidio doloso e l’omosessualità non fossero bastati per animare gli animi conservatori del regime e della chiesa, Visconti si munisce di un’ulteriore precauzione per salvaguardare la linea anticonformista della sua opera, sfidando la politica Autarchica scegliendo di ispirarsi liberamente ad un romanzo americano “Il postino suona sempre due volte” di James Cain , mostratogli in precedenza dal suo grande amico e mentore Jean Renoir. La vicenda che circonda l’utilizzo del romanzo vede coinvolto Giorgio Bassani il quale era l’unico tra i conoscenti, gli amici intellettuali e i librai frequentati da Visconti a possederne uno in copia autentica. Bassani infatti in quel periodo stava proprio lavorando alla sua traduzione e fu così che nacque la collaborazione tra lo scrittore e il regista in merito ad Ossessione.

Se tutto questo è già riuscito a solleticare la vostra immaginazione in merito allo sgomento e alle insurrezioni di denuncia all’immoralità che possono aver provocato queste tematiche a dir poco estranee al cinema italiano, il quale in questo periodo affiggeva coloratissimi cartelloni dei cosiddetti “telefoni bianchi”, le commedie brillanti tanto amate dal fascismo poiché raffiguranti l’Italia come il paese del benessere, tenetevi pronti per applaudire al coraggio di questo regista, giovane e dilettante, che volle raccontare quanto detto prima, attraverso uno stile nato dal connubio tra il realismo e il decadentismo, sfruttando la sua audacia nell’esibire senza paura uomini e donne brutte, sporche, povere e fetide. Un esempio agghiacciante è quello di Claudia Calamai, l’ interprete principale che vestì i sudati panni della giovane moglie adultera, vittima di un bovarismo che la rende colma di bisogni ma senza sogni, bramosa di sesso e ripudiante la povertà. La Calamai non fu la prima scelta di Visconti, che avrebbe desiderato ardentemente avere sul set la celebre Anna Magnani, la quale dovette rifiutare poiché incinta. Vedersi infrangere così le fantasie costruite sulla certezza di avere la bella attrice Rosselliniana, fece profondamente sconcertare Luchino il quale però munendosi di pazienza e tolleranza, riuscì a plasmare la bellissima e solitamente scollatissima Claudia Calamai in una rozza e misera locandiera, ugualmente affascinante e lussuriosa. Pianti, urla, e capricci da diva, quelli della prima attrice che ci vengono raccontati dai membri della troupe. La Calamai, secondo fonti certe, vedendosi così imbruttita e poco valorizzata sullo schermo, passò tutto il periodo di lavorazione a piangere tra una scena e l’altra, facendosi consolare una volta da un collega, una volta dallo staff.

Tutto questo humus di tematiche progressiste non sarebbe però stato sufficiente per garantire ad Ossessione l’appartenenza al mitico quadrumvirato di “Padri del neorealismo” al fianco di I bambini ci guardano di De Sica, Quattro passi tra le nuvole di Alessandro Blasetti e Uomini sul fondo di Francesco De Robertis. A sottolineare il suo scheletro di nuovo realismo furono l’utilizzo di location mai approfondite e sfruttate nel cinema italiano, ma soprattutto la componente dialettale del film, ovvero l’abbandono da parte di Visconti del “Manzonismo degli stenterelli”, e l’utilizzo di un linguaggio consono associato alla classe sociale di appartenenza.  Il cinema che interessava a Visconti era un cinema antropomorfico.

L’esperienza fatta mi ha soprattutto insegnato che il peso dell’essere umano, la sua presenza è la sola cosa che veramente colmi il fotogramma, che l’ambiente da lui creato dalla sua vivente presenza, e che dalle passioni che lo agitano questo acquista verità e rilievo, mentre anche la sua momentanea assenza dal rettangolo luminoso, ricondurrà ogni cosa ad un aspetto di non animata natura …” (Luchino Visconti)

Commenti
Ancora nessun commento. Diventa il primo!
ATTENZIONE!
Per poter commentare l'articolo occorre essere registrati su Senigallia Notizie e autenticarsi con Nome utente e Password

Già registrato?
... oppure Registrati!
Scarica l'app di Senigallia Notizie per AndroidScarica l'app di Senigallia Notizie per iOS

Partecipa a Una Foto al Giorno







Cronaca
Politica
Cultura e Spettacoli
Sport
Economia
Associazioni
Fuori dalle Mura