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Un incontro per parlare della Centrale Biogas a Casine di Ostra

L'assemblea è in programma martedì 29 luglio presso il Circolo ACLI FALCO di Casine

Lotto Centrale Biogas Allagato

Il Comitato Tutela Ambiente e Salute Valli Misa e Nevola, organizza per martedì 29 luglio 2014, presso il Circolo ACLI FALCO di Casine di Ostra un Assemblea Pubblica dal titolo: Centrale Biogas da Forsu a Casine di Ostra, Zona Zipa, PAI (Piano di Assetto Idrogeologico).

L’assemblea viene organizzata affinché non cali il silenzio su un argomento che sicuramente rappresenta  un problema per il nostro territorio,  e purtroppo, quotidianamente constatiamo che finché non se ne parla, il problema non esiste.

Il TAR Marche, con sentenza depositata lo scorso 6 marzo, ha respinto il ricorso opposto dai Cittadini, confermando quindi la validità dell’autorizzazione unica rilasciata alla ditta En-ergon, dalla Regione Marche a firma dell’Ing. Luciano Calvarese, per la costruzione di una Centrale Biogas da Forsu (Frazione organica dei rifiuti solidi urbani) presso la Zona Industriale Zipa di Casine di Ostra.

Ciò nonostante, permangono nei ricorrenti forti perplessità in merito all’iter autorizzativo, in particolar modo in relazione alla locazione dell’Impianto.

Tra i vari punti del ricorso infatti, i cittadini avevano dimostrato con documentazione fotografica come l’area  dove verrà costruita la Centrale, fosse già stata interessata dall’esondazione del Fiume Nevola nel 2011, (e chi risiede da sempre in quella zona, ci riferisce che , diverse sono state le esondazioni che si sono susseguite nel corso degli anni ),  ma non essendo tale area, cartografata come “esondabile” dal Piano di Assetto Idrogeologico, anche questa rimostranza, veniva respinta.

Purtroppo, a distanza di neanche due mesi dalla sentenza, le motivazioni dei cittadini si sono rivelate fondate, e a seguito dall’alluvione dello scorso 3 maggio, quasi tutta la zona Zipa di Ostra è stata nuovamente sommersa da acqua e fango, compresa l’area destinata alla Centrale.

Abbiamo pertanto provveduto a richiedere all’Autorità di Bacino, la modifica del Piano di assetto idrogeologico affinché ricomprenda tutta l’area che è stata oggetto di esondazione del fiume Nevola, e a tutti gli Enti preposti, ciascuno per le sue competenze, di mettere in sicurezza il territorio, in quanto riteniamo irresponsabile, alla luce di tali ripetuti eventi, continuare a far crescere una Zona Industriale posta alla confluenza dei fiumi Misa e Nevola, e costruirci addirittura una Centrale Biogas che, con ogni probabilità, sarà chiamata a trattare quasi tutti i rifiuti organici della Provincia di Ancona, specie dopo che l’Assemblea Territoriale d’Ambito, alla quale sono demandati l’organizzazione, l’affidamento e il controllo del servizio di gestione dei rifiuti,   ha deciso, lo scorso gennaio, la conversione, dopo appena 5 anni di servizio,  dell’impianto Pubblico di compostaggio di Corinaldo, al TMB (Trattamento meccanico biologico) del rifiuto, creando così un “buco” nella gestione pubblica del rifiuto organico.

 

da Comitato Tutela Ambiente e Salute Valli Misa e Nevola

Commenti
Solo un commento
F_Libanori 2014-07-27 08:11:20
Siccome il PAI è stato redatto raccogliendo tutti gli studi precedentemente effettuati dalle pubbliche amministrazioni o dai privati ed anche - essenzialmente - le testimonianze di ciò che era accaduto nel tempo, i Consigli comunali delle aree alluvionate potrebbero (o meglio, dovrebbero) adottare subito una variante ai loro PRG in cui si preveda che, fin quando non siano state aggiornate le cartografie regionali o non siano state addotte motivate ragioni a sostegno dell’impossibilità che un fenomeno come quello accaduto non abbia più a verificarsi (magari per effetto di una serie di interventi che, comunque, sarebbero da realizzare preventivamente), non possano essere rilasciati permessi per realizzare nuove costruzioni nelle zone esondate il 3 maggio scorso, dando altresì disposizione agli Uffici competenti (comunali o regionali che siano) perché revochino in autotutela quelli i cui lavori dello stesso genere previsti in tali zone non abbiano avuto ancora inizio, escludendo categoricamente le eccezioni delle usuali norme transitorie (in ciò il procedimento attivato dal PAI - a suo tempo - aveva effettivamente peccato, provocando la corsa a realizzare legittimamente costruzioni anche non necessarie).
I tempi ed i costi di tali varianti sarebbero irrisori (è sufficiente produrre un elaborato grafico in cui sia individuato il perimetro dell’area esondata su una mappa catastale, non servirebbero incarichi a geologi né studi particolari), l’interesse pubblico sarebbe dimostrato ed inoppugnabile, ed i tempi dell’efficacia sarebbero immediati (adozione significa anche contestuale applicazione delle misure di salvaguardia), fermo restando che poi chiunque potrebbe produrre osservazioni od opposizioni che i Comuni valuteranno in sede di adozione definitiva preordinata all’approvazione, previo parere della Provincia di Ancona.
Si costringerebbe così l’Autorità di Bacino (o chi altro) a produrre nel più breve tempo possibile studi e decisioni ben più qualificati di quelli che potrebbero attivare, spendendo e senza certezza del risultato, le stesse Amministrazioni comunali.
Ciò eviterebbe infine di dover sostenere spese inutili per contenziosi legali.
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