SenigalliaNotizie.it
Versione ottimizzata per la stampa

Alla Rocca di Senigallia continua la mostra di Francesco Musante

Fino al 4 novembre la rassegna per chi ama la buona pittura - FOTO

Carlo Emanuele Bugatti e Francesco Musante

Alla Rocca Roveresca di Senigallia Francesco Musante continua ad affascinare pubblico e critica con la sua mostra sulla magia dei sogni. Una rassegna voluta dall’assessore alla Cultura del Comune di Senigallia, professor Stefano Schiavoni, e da Cartilia edizioni di Ancona. Un percorso di pagine poetiche veramente  avvincenti racconta  ai visitatori il flusso creativo di Francesco Musante, un pittore, i cui successi recenti sono legati anche all’invenzione di costumi teatrali.

Guidata da uno splendido catalogo edito da Cartilia la mostra allestita alla Rocca Roveresca si manifesta come un autentico evento per chi ama la buona pittura.

Si tratta di una rassegna che consente di  scoprire in diretta un autore di primo piano e che farà aumentare ancora le presenze record registrate quest’anno dalle esposizioni senigalliesi.

L’arte di Musante inizia negli anni ’70 sotto il segno della Pop Art, passando in un secondo momento alla pittura figurativa, ispirata a Klint e alla Secessione Viennese, ma è nel 1985 che inizia il suo lavoro con la grafica e con l’illustrazione narrativa.

Parole, immagini, forme e colori sono la vera anima di questo artista, rendendo il suo stile inconfondibile.

Alla Rocca Roveresca sono esposti anche i costumi e i bozzetti realizzati da Musante per la Bohème. Illustrazioni che non si esauriscono nella raffigurazione del libretto dell’opera o nella riproduzione di un momento particolarmente suggestivo della storia.

Basati sulla rispondenza continua tra cosa letta e simbolo personale, tra vero e verosimile, le serigrafie di Musante si trasformano in un non-luogo ideale, seppur liberamente ispirato, dove ogni contrario, come per magia, si ritrova connesso all’assoluto.

Gli usi di materiali che rendono aggettanti alcuni volumi – floccaggi, metalli impressi con pressografia, fondi polimaterici e particolari arricchiti con glitter – oltre ad impreziosire il lavoro, proiettano lo spettatore in un’atmosfera che va al di là della semplice veduta di uno scenario, in un territorio dove i concetti di spazio e tempo vengono eliminati a vantaggio di una dimensione che ci induce a partecipare, condividere e interagire di nuovo con l’opera.

Tutto è armonico nella sua imprevedibilità: i singoli frammenti, sia ricontestualizzati che inventati ex novo, non avrebbero avuto alcuna opportunità comunicativa se non collocati in un contesto che ammicca al reale, anche di fronte alle acrobazie volanti di molti personaggi.

Nella mitologia greca, i sogni venivano considerati figli del Sonno e della Notte e ritenuti un’esperienza extra-umana.
Nel sogno tutto è possibile: una grande opportunità di libertà creativa per chi voglia opporre alla logica del reale un universo lucidamente costruito con l’immaginazione.

Il mondo sterminato dell’inconscio, per la cui analisi Freud elabora un metodo rigoroso, manifesta una realtà profonda che prende consistenza proprio in quel sogno che fino a meno di due secoli fa si riteneva irrealtà pura. Nel suo saggio “Materiale fiabesco dei sogni”, Freud affronta gli stimoli delle favole infantili che si rintracciano, sempre più spesso, nei sogni degli adulti.

L’inventore della psicanalisi interpreta questi segni come ricordi di copertura per esperienze non gratificanti realmente vissute nell’infanzia e che si inseriscono, malgrado il tentativo di rimozione, nel sogno.

In questo caso le favole preferite si sostituiscono ai brutti ricordi trasformandosi in una sorta di memoria di difesa.

Anche le illustrazioni di Musante potrebbero lenire un disagio, colmare un vuoto e organizzare nuovi ricordi, ma a patto che l’osservatore non si ostini a chiedersi che cosa vogliano rappresentare.

Ad esempio nelle serigrafie de “Le Mille e una notte si ha come la sensazione di essere trasportati in un mondo onirico ben lontano dall’universo fenomenologico, ovvero nei liberi regni della fantasia.

Così sospesi tra realtà e fantasia, tra cielo e terra, tra finito e infinito, possiamo abbandonarci ad acrobazie interpretative personali che coinvolgono i sistemi memoriali e sensoriali di ciascuno di noi.

In questo caso il sogno corrisponde allo specchio di una verità profonda. Nelle favole popolari si ha sempre l’impressione che l’eroe stia facendo la cosa giusta, la più consona alla realizzazione del suo progetto e che persegua il suo scopo senza tentennamenti e ambiguità.

Nelle illustrazioni delle favole di Andersen, le figure principali di Musante sono mescolate ad altre secondarie, a simboli, a parole e a tutta una serie di suggestioni cromatiche che inglobano l’intera scena.

Un modo per far capire che ognuno potrebbe essere l’eroe della propria favola ideale purché riesca ad utilizzare il grande potere dell’immaginazione. La fantasia, per quanto disinibita, non inventa, ma scopre e rivela i processi e i fenomeni dell’esistenza biologica e psichica che sfuggono al controllo della ragione.

È proprio dal conflitto tra realtà e illusione, tra finzione e verità, tra coscienza e istinto che l’artista ligure trova l’energia per muovere i suoi personaggi, per trasformare una lettura in una visione ideale, ma mai del tutto staccata dalla realtà.

Un caleidoscopico fluire di scene, al tempo stesso complesse e agili, sempre ricche di oggetti, che ci raccontano una storia ideale, liberamente interpretata dalle sue illustrazioni che si trasforma, magicamente, nella nostra favola della vita.

Le scritte con cui Musante circonda le sue fantasie figurate rispondono a un elementare e naturale bisogno di ornamentazione e segnalano la reazione difensiva dell’Io per sfuggire alla disgregazione e contenere il disordine. Facciamo torto all’artista se ci poniamo a esaminare il suo lavoro da simili punti di vista, però non sappiamo davvero esimerci dal cercare l’altra faccia della medaglia nella sua poetica, troppo semplice per essere come sembra.

Ce ne avverte pure la calligrafia affatto innaturale, apparentemente infantile, irta, puntuta e rigida, arricciata, dal vago goticismo e, come lascia intendere l’impianto grafico delle immagini, adombra l’ottimo incisore acquafortista che di solito s’accompagna all’eccellente disegnatore.

Il disegno ha infatti un ruolo significativo nell’opera di Francesco Musante, importanza accademica di tradizione toscana: disegnare poi colorare.

Bisogna dirlo innanzitutto, eppoi pensarci, perché è difficile districarsi in una poetica che si articola tra pittura e letteratura procedendo su un filo sottile come quello teso nelle notti musantiane percorse dagli omini armati d’enormi penne stilografiche.

È facile comprendere come l’artista goda particolare stima presso i letterati. Ma bisogna precisare che il suo mezzo espressivo è la pittura.

La mostra sulla magia dei sogni di Francesco Musante potrà essere visitata fino al 4 novembre.

Quattro costumi realizzati da Musante per la BohèmeMusante si intrattiene con i visitatori della mostra alla Rocca RoverescaMusante si intrattiene con i visitatori della mostra alla Rocca Roveresca

Commenti
Ancora nessun commento. Diventa il primo!
ATTENZIONE!
Per poter commentare l'articolo occorre essere registrati su Senigallia Notizie e autenticarsi con Nome utente e Password

Già registrato?
... oppure Registrati!


Scarica l'app di Senigallia Notizie per AndroidScarica l'app di Senigallia Notizie per iOS

Partecipa a Una Foto al Giorno





Cronaca
Politica
Cultura e Spettacoli
Sport
Economia
Associazioni
Fuori dalle Mura