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Tombe Ipogee, nasce un Comitato: “perché questa ordinanza solo a Senigallia?”

I cittadini si rivolgono all'avvocato Canafoglia (Unione Consumatori): "Il Comune faccia passo indietro"

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Un commento
Comitato Tombe Ipogee

Tombe ipogee, a Senigallia nasce un comitato contrario all’ordinanza del Comune, ma l’amministrazione comunale non torna sui suoi passi.

Almeno per ora.


Ad annunciarlo è il Comitato stesso che ha incontrato la stampa assieme al legale Corrado Canafoglia, in rappresentanza dell’Unione Nazionale Consumatori.

Nei tre cimiteri comunali di Senigallia sono attualmente circa 550 le tombe ipogee private, cioè costruite in parte o totalmente sottoterra, dove vengono tumulati i deceduti: con un’ordinanza valida dal 1° aprile 2019 il Comune ha interdetto l’esecuzione di ogni operazione cimiteriale in tutti questi tipi di tombe, perché non vi sarebbero garantite le minime norme di sicurezza per i lavoratori della ditta che sta eseguendo i lavori cimiteriali in base al contratto d’appalto: l’ordinanza, qui riportata nel dettaglio con le motivazioni, richiama articoli sulla sicurezza nei luoghi di lavori (Art 66/2008) e confinati (DPR 177/2011) – come è ritenuto il sepolcro ipogeo – e vale per tutte le 550 tombe nei tre cimiteri senigalliesi, nessuna delle quali ritenuta con i requisiti strutturali per assicurare i lavori in sicurezza.

Sull’ordinanza erano già intervenuti sia il sindaco, che il Comitato Difesa Ospedale di Senigallia e l’Unione Sindacale Italiana.

Comitato Tombe IpogeeMa, secondo il Comitato Tombe Ipogee di Senigallia, le cose non stanno come spiegato nell’ordinanza:
“l’art. 66 D. Lgs. 81/2008 tutela la salute e la sicurezza dei lavoratori che operano in ambienti chiusi, cosiddetti “confinati” (es. silos, fosse, fognature) ove possono esser rilasciati gas deleteri e pertanto detta modalità di lavoro per preservare l’incolumità dei lavoratori, impone anche il risanamento dell’atmosfera tramite ventilazione o altri mezzi tecnici – sottolinea il Comitato – Il DPR n.177/2011 dispone invece che ogni lavoro negli ambienti sospetti di inquinamento e/o confinati può essere svolto solo da ditte qualificate in possesso di specifici requisiti e detta le procedure di sicurezza per eseguirlo.Nessun proprietario delle tombe però sa di verifiche effettuate da un tecnico responsabile della ditta e/o del Comune e/o di qualsiasi altro ente preposto alla sicurezza su luoghi di lavoro su ciascuna tomba in contraddittorio con i concessionari, né risulta che in dette tombe si producano gas deleteri o pericolosi per la salute o la sicurezza dei dipendenti della ditta esecutrice dei lavori cimiteriali”.

“Inoltre – continua il Comiato – la normativa vigente non esclude i lavori in ambienti confinati, ma tende ad evitare che la presenza di gas deleteri pregiudichi l’integrità fisica dei lavoratori che vi operano.Non va poi dimenticato che nel capitolato d’appalto della ditta (periodo 2016-2019) non solo sono previste le lavorazioni nelle tombe ipogee con esplicito riferimento al D.Lgs. 81/08 (art. 27.8 e 27.9), ma risulta che l’appaltatore abbia ricevuto dal Comune ogni informazione sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui i suoi dipendenti devono lavorare e sulle misure di prevenzione ed emergenza da adottare rispetto alle lavorazioni da eseguire, e che i costi per la sicurezza sono finalizzati a rispettare le norme di sicurezza e salute dei lavoratori per tutta la durata dei lavori previsti in appalto.

L’ordinanza a nostro avviso modifica di fatto il contenuto dell’appalto stesso, cagionando un danno ai concessionari che dovranno sostenere costi ulteriori, peraltro senza avere notizia di accertamenti tecnici che supportino l’assunto della presenza di gas deleteri nelle tombe ipogee; allo stesso tempo si modificano le condizioni economiche dell’appalto a favore della ditta esecutrice, che oggi vede migliorare il costo del lavoro rispetto agli oneri per la sicurezza, ed a sfavore del Comune appaltante che non ottiene alcuna riduzione dei costi dell’appalto”.

Alla luce di tutti questi dubbi, il Comitato ha inviato al Comune un’istanza in autotutela in cui si chiede di annullare o sospendere l’ordinanza, per accertare con ogni singolo interessato l’esistenza di gas deleteri e in caso affermativo predisporre i necessari accorgimenti tecnici.

In difetto di annullamento o sospensione, il Comitato chiede di notificare l’atto a ciascuno interessato concedendo il termine di legge per impugnarlo di fronte all’autorità competente; allo stesso tempo si chiede la possibilità di accedere agli atti redatti dai responsabili della sicurezza comunali e della ditta appaltatrice, dai quali emergano i rischi indicati nell’ordinanza emessa per tutto il territorio senigalliese.

In caso di mancato accoglimento da parte del Comune di queste istanze, il Comitato si riserva di rivolgersi pure all’Autorità Nazionale Anti Corruzione, per “verificare se l’iter procedurale seguito dal Comune sia conforme alla normativa vigente o se invece non vi sia stata un’alterazione dell’appalto a favore della ditta aggiudicatrice, ed in danno del Comune”.

Nel frattempo, un incontro c’è già stato, ma il Comune – sottolinea Canafoglia – “ha deciso di andare dritto per la propria strada. Era stata individuata una ipotesi che potesse soddisfare le esigenze di tutti, cioè verificare in contraddittorio se esistono nelle tombe ipogee problemi come denunciati dall’ordinanza e durante il periodo di verifica, di 2 o 3 mesi, trovare delle soluzioni gratuite e provvisorie per i deceduti”.

“Il Comune non ha voluto darci ascolto – continua – ma noi restiamo collaborativi.Anzi, da oggi e per una settimana, io e Silvano Cingolani Frulla (anche componente del Comitato Difesa Ospedale) ci facciamo da parte, nel caso fosse la nostra presenza a dare fastidio. Ma se trascorso questo periodo di tempo nulla sarà cambiato, il Comitato tornerà più battagliero di prima. Questa situazione può creare disagi economici e affettivi a tanti cittadini che non sono stati informati della decisione presa se non a cose fatte: una violazione di un diritto.

“Ed è un dato di fatto che le tombe ipogee esistono ovunque in Italia – conclude il legale – anche ad Ostra dove opera la stessa ditta, ma altrove non sono state emesse ordinanze come a Senigallia. Così come è un fatto che l’ordinanza ritenga le tombe ipogee pericolose per i lavoratori della ditta esecutrice, ma nulla dice in merito ai rischi alla salute in cui potrebbero incorrere i familiari dei defunti che possono liberamente accedere ad esse.

Per loro le norme precauzionali non valgono?”.

Commenti
Solo un commento
gimoro 2019-07-05 11:37:02
Temo che il principale scopo del Comune non sia garantire la salute dei lavoratori, ma molto più prosaicamente quello di complicare la vita ai titolari delle concessioni di tombe ipogee e in questo modo, contestare le concessioni perpetue. Queste tombe sono quelle più vecchie e probabilmente sono state tutte costruite in questo regime. La questione esiste ed è finita anche in tribunale. Tuttavia invece di porre la questione nei suoi giusti termini, cioè chiarire che per il Comune di Senigallia neppure le vecchie concessioni, antecedenti al 1976, possono più essere considerate effettivamente perpetue, al contrario di quanto affermato ancora nel vigente Regolamento comunale di polizia mortuaria, e affrontare una probabile sollevazione genarale dei titolari di queste concessioni, compresi coloro che hanno costruito cappelle in superficie con le vecchie regole, si è preferito affrontare il problema delimitandolo in modo furbesco e inziando dalle tombe più vecchie, e così si è inventato un inesistente pericolo per i lavoratori, per spingere i proprietari a non utilizzarle o addirittura ad abbandonarle e, in questo modo, favorire la decadenza di queste concessioni. La questione a me sembra bene illustrata qui:
https://www.funerali.org/cimiteri/la-fine-delle-concessioni-perpetue-percorsi-giurisprudenziali-in-itinere-49409.html
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