Una storia bella da raccontare da Senigallia: “Confidalo al Mare”
Le creative installazioni di Francesco Giombetti sulla spiaggia, negli scritti e nelle fotografie di Morena Girini e Marina Borghetti

“Vorrei sottoporre alla vostra attenzione una storia che, a mio avviso, meriterebbe un piccolo spazio sul vostro giornale.”. Inizia così una mail che nei giorni scorsi Morena Girini, una lettrice, ha inviato a redazione@senigallianotizie.it, per segnalarci l’estro, la creatività e la sensibilità con le quali Francesco Giombetti, bagnino del lungomare di Ponente di Senigallia, ha trasformato un tratto di litorale in un angolo di “poesia marina”.
Il progetto di cui fanno parte le installazioni di Giombetti, già note a molti frequentatori dell’arenile senigalliese, hanno preso il nome “Confidalo al Mare”. Un’iniziativa che ha fortemente colpito sia la nostra lettrice, che, tra i tanti una turista bresciana, Marina Borghetti, che a luglio ha soggiornato a Senigallia. Tanto da ricavarne gli scritti che vi proponiamo di seguito, corredati dalle fotografie delle creazioni di Francesco Giombetti, che si possono ammirare all’altezza dei Bagni 16, su lungomare Mameli.
Venerdì 14 agosto 2026 ho finalmente deciso di pubblicare un post su questo bagnino “speciale” su “SEI di SENIGALLIA”.
Un’idea che era rimasta congelata per tanto tempo nel mio cuore… insieme a oggetti, pensieri ed emozioni che non riuscivano a emergere, a trovare la strada per essere condivisi con la mia piccola comunità.
Una comunità fatta di tanta brava gente, ma anche di quella provincialità che, a volte, ti fa sentire ridicolo o in imbarazzo per tutto ciò che non viene considerato convenzionale.
In un piccolo angolo di spiaggia avevo trovato queste strutture. Tutti, passando, si soffermavano per un momento, le fotografavano e poi proseguivano.
Le mie fotografie, invece, sono rimaste lì. Per tanto tempo.
Fino a quando una mia amica di Brescia è venuta a trovarmi.
Non il primo anno, ma quello successivo. Ed è stato proprio allora che anche lei le ha scoperte. Ha iniziato a parlarne e ne ha scritto un suo pensiero!
Per lei era normale trasformare un’emozione in parole …. Lei è già una scrittrice.
Ed è così che quell’embrione, rimasto per tanto tempo sospeso, ha finalmente ripreso la sua gestazione.
Prima, però, ho parlato con te, Francesco.
Un gran lavoratore, creatore inconsapevole della tua stessa creatività, timido, quasi schivo.
È stata una conversazione telefonica e, anche se non potevo vederti, dall’altra parte ho percepito quel tuo sorriso timido quando mi hai detto, semplicemente, che ne saresti stato felice.
Non per te.
Non per il tuo ego.
Ma per mostrarlo a tua figlia…
l’opera più bella e importante di tutte.
E, sebbene non potessi vederti, ti ho immaginato con gli occhi lucidi, pieni di commozione e di amore.
Perché, in fondo, forse è proprio questo che rende davvero grande ciò che creiamo: sapere che, un giorno, potrà raccontare qualcosa di noi a chi amiamo di più.
Senigallia estate 2026
Morena Girini
Chi è il bagnino che ha trasformato un angolo della Spiaggia di Velluto in un piccolo museo di ricordi?
“Confidalo al mare” di Marina Borghetti
Sono le 6,30 del mattino, cammino veloce sulla spiaggia, rincorsa solo dai miei pensieri. Da pochi giorni sono a Senigallia e questa immensa spiaggia mi sembra un manto che mi avvolge e mi protegge. Ad un tratto mi vengono incontro 2 fratini, poi ci ripensano e tornano indietro verso la mamma. Pigolano, chissà cosa si stanno dicendo, cosa vogliono comunicare al cielo, loro così piccini, color sabbia che dopo averli fotografati non riuscivo neppure a trovarli nella foto, si confondevano con la rena.
Il cielo all’alba, il mare placido, un soffio di vento che mormora parole arcane, rari gli umani e io che guardo questi esserini e mi commuovo.
Il mare stimola, lui non lo sa, ma scuote le fondamenta alla ricerca del Perché più grande del mondo. Un Perché sempre senza risposta per noi umani superficiali…
Mi volto ancora una volta a guardarli, vorrei abbracciarli, ma non posso. E proseguo.
Dopo un breve tratto vedo una originale installazione artistica. Il buco di una serratura alto 2 metri che puoi passarci dentro, come una sorta di passaggio di iniziazione.
Una scrivania ricavata da legni vari, con sopra lo scheletro di un computer, un tronchetto con rami secchi che sembra nascere dal tavolo stesso, una scatola in legno per raccogliere le lettere di chi vuol lasciare un pensiero. Ho aperto la scatola c’erano tre lettere, non le ho toccate, mi sembrava di violare un segreto.
In un angolo del tavolo una targa con questa scritta:
“I giocattoli più semplici, quelli che anche il bambino più piccolo riesce ad usare, vengono chiamati nonni. Nonno Daniele 21/5/2016“.
Un dolce ricordo, è quel che resta di una piccola barca di legno fatta a mano, smembrata dalla burrasca.
Cosi alla scrivania del non-lavoro puoi pensare al non-mondo.
Poi vicino al tavolo una sedia e una cassetta della posta tipica delle villette americane, ed anche questa contiene fogli scritti.
Accanto due panchine con incisa una frase da ricordare, tre grandi rami levigati dal mare, conficcati in piedi nella sabbia come a formare un attaccapanni, con attaccata una nassa e un lampadario bellissimo che pare un pizzo fatto con fil di ferro arrugginito dal tempo e dalla salsedine.
Ma il pezzo che più mi ha colpito è una specie di voliera alta circa 120 cm, anch’essa arrugginita, con dentro un cuore di legno consumato. Niente è più emblematico di questa struttura. È da museo. Ma è già in un museo, nel museo più bello…
Quello del mare.
Chi ha fatto questo salottino che riesce a racchiudere la filosofia, l’introspezione, i ricordi e l’esistenza di qui ed oltre?
Si chiama Giombetti Francesco, lavora da anni in quel tratto di spiaggia, la rena e il mare ce l’ha incisi nel DNA e lui stesso mi racconta:
“C’era una signora che veniva sempre, e stava qui dal primo raggio di sole all’ultimo, di una dolcezza e gentilezza rare, sempre molto discreta. Un giorno venimmo a sapere che la Titti, così la chiamavano, non era più fra noi. Allora presi una vecchia panchina, e scrissi la frase: “Il Mare ha questa capacità, restituisce tutto dopo un po’ di tempo, specialmente i ricordi.” E gliela dedicai. La posizionai a riva, dove chiunque potesse sedersi e godere di albe e tramonti, o semplicemente guardare il mare. Poi arrivò un altra panchina, e incisi la frase: “Se il rumore del mare sovrasta quello dei pensieri, sei nel posto giusto”.
Arrivò anche un vecchio lampadario, che a guardarlo sembra appartenente ad un veliero naufragato, qualche tronco riportato a riva, cose semplici, apparentemente da buttare, ma a cui mi piace pensare che ho dato una seconda vita.
Negli anni ho visto tanta gente sedersi lì, persone sole, coppie di ogni età, e ogni volta la stessa domanda: chissà a cosa pensano…
E da lì l’idea di creare una scrivania, dove si può trovare carta penna e una buca delle lettere, per chi vuole lasciare un pensiero che verrà pubblicato sulla pagina Instagram “Confidaloalmare”.
E così sulla gamba del tavolo ho messo la targa di quella piccola barca in legno, fatta a mano e andata distrutta.
Non avrei mai immaginato, che così tante persone avrebbero lasciato delle lettere.
Tutto questo è in spiaggia, sia in estate che in inverno, l’area che a me piace definire “confidalo al mare” muta nel tempo, un tronco si spezza, un oggetto viene portato via, ma la sua funzione non cambia, quella di sedersi, pensare a tutto e a niente, guardando il mare.”
Quando la semplicità tesse il filo della genialità, sa comunicare con i simboli, raccogliendo segnali invisibili di una matrice celestiale.
Chissà se Titti guardando il salottino, sorriderà…
Marina Borghetti
Turista proveniente da Brescia
Soggiorno presso l’Hotel Corallo di Senigallia
Dal 5 al 17 luglio 2026

































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