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Morto a Senigallia dopo folle corsa e inseguimento: gli accertamenti della Procura

Si attende ancora l'esito dell'autopsia sul corpo del 35enne ucraino per chiarire la causa della morte. Nessun indagato

Il palazzo della Procura della Repubblica di Ancona

E’ fissata durante il pomeriggio di martedì 4 agosto l’autopsia sul corpo di Oleksandr Muravskyi, questo il nome del 35enne ucraino, residente in Polonia, che è morto a Senigallia nella prima mattinata di domenica 2, dopo una folle corsa in auto, un inseguimento da parte dei Carabinieri e una colluttazione al termine della quale l’uomo era stato caricato in ambulanza per il trasporto in ospedale, dov’è arrivato senza vita.

L’esame autoptico dovrà chiarire le cause del decesso del 35enne, mentre è stato diffuso un primo esito degli accertamenti condotti dalla Procura di Ancona sulla dinamica di quanto accaduto non solo a Senigallia, ma tra la Romagna e le Marche, nelle prime ore del 2 agosto. A questi manca ancora, come detto il tassello relativo alla causa della morte dell’uomo.

Muravskyi si trovava in vacanza a Rimini con la famiglia e, in seguito a quello che viene descritto come un acceso diverbio, si è messo alla guida a velocità folle tra il capoluogo romagnolo e Senigallia, percorrendo la Strada Statale Adriatica 16, invadendo la corsia di marcia opposta e mettendo in pericolo altri utenti della strada, come dichiara la Procura. Già dal Pesarese era scattato l’allarme per la vettura, una berlina BMW bianca, “impazzita” lungo la SS16. Le segnalazioni che giungevano da Fano avevano messo in guardia i Carabinieri di Senigallia, che hanno cercato di bloccare l’uomo prima mettendosi al suo inseguimento in auto, poi, quando il 35enne è sceso ed ha proseguito a piedi, raggiungendolo e cercando di immobilizzarlo.

E’ a questo punto che è iniziata la colluttazione con Muravskyi, che ha opposto violentemente resistenza all’ammanettamento, tanto da ferire un Carabiniere con un morso. Durante questa fase è stato utilizzato il taser in dotazione ai militari, sul cui impiego, precisa la Procura, sono in corso accertamenti tecnici per appurare se e come esso abbia funzionato. E’ infatti emerso che neppure dopo il colpo con il taser il 35enne abbia smesso di agitarsi e reagire, tanto da rendere necessario anche l’arrivo di una Volante del Commissariato di Polizia di Senigallia, prima che egli venisse definitivamente bloccato e ammanettato. A quel punto l’intervento dell’equipaggio del 118, che, come conferma la Procura, ha provveduto a sedare e caricare l’uomo sull’ambulanza, all’interno della quale egli è poi deceduto prima di giungere in ospedale a Senigallia.

Su tutto il fascicolo d’indagine è stato applicato il cosiddetto nuovo “scudo penale” che rientra nel Decreto Sicurezza, ovvero si procede ai sensi dell’articolo 335 comma 1 bis.1 cpp, il quale prevede la sospensione dell’iscrizione nel registro degli indagati per coloro i quali siano soggetti ad attività di indagine con cause di giustificazione, cioè durante l’adempimento di un dovere. Al momento, quindi, non sono state formulate ipotesi di reato, nè alcuno risulta indagato: la Procura ha aperto il fascicolo con una annotazione preliminare, come da procedura.

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