Giornata del rispetto del gatto (ma non solo)
Verde: "Andrebbe estesa a tutte le creature deboli ed indifese"

Il 28 marzo è stata la giornata di rispetto del gatto. Per una strana coincidenza, questa giornata è caduta quest’anno alla vigilia della domenica delle Palme, quando Gesù entra osannato a Gerusalemme, col popolo in festa, quello stesso popolo che , dopo qualche giorno, urlerà “Crucifige, crucifige” nei confronti di un Innocente, flagellandoLo e inchiodandoLo alla Croce.
Per me, questa non è semplice coincidenza: è un disegno del Cielo che vuole ammonire un mondo che va sempre più in direzione di una violenza inaudita e gratuita. Un mondo che pare non avere rispetto per niente e per nessuno. Un mondo , e questa è la cosa peggiore, che sembra ormai abituarsi, quasi rassegnarsi, a ciò, in una sorta di “ponziopilatismo” o di indifferenza di fronte ad una barbarie dilagante, in cui non si ha , da parte di molti, più rispetto per niente e per nessuno.
E in questo atteggiamento così negativo ricordo, mettendo tutti sullo stesso piano, perché vittime di identica atrocità solo alcuni episodi che ne sono esempio brutale: l’accoltellamento da parte di un ragazzino della sua insegnante di francese; la macabra scoperta del cadavere decapitato della modella qualche giorno prima del trasferimento nella tomba di famiglia; la morte atroce della gattina Elettra, dopo mesi di agonia, perché presa a calci da un gruppetto di ragazzini come se fosse stata un pallone da football. E mi fermo qui.
Anche se quella che il grande Torquato Tasso definiva “mente degli anni e dell’ oblio nemica/ delle cose custode e dispensiera” ossia la memoria vorrebbe ricordare e segnalare agli indifferenti ancora altro. Che andrebbe punito, sanzionato perché le leggi ci sono, basta la volontà di applicarle.
Ma, per fortuna, accanto a questo mare di violenza, c’è ancora un Cielo d’Amore che può contrastarlo. Ed è questo, a parer mio, il senso della giornata dedicata sì al rispetto del gatto, ma che va estesa a tutte le creature deboli ed indifese. Che va estesa al rispetto della natura, degli alberi che vanno piantati e non abbattuti (e solo abbattuti se costituiscono un pericolo); al rispetto della donna; al rispetto di chi non ha voce per poter difendere i propri diritti; al rispetto degli agnellini staccati dalle madri per celebrare la Pasqua (il cui senso non è di certo questo.).
Ed ecco che il gatto diventa simbolo di un’armonia e di una bellezza che deve ascriversi nuovamente nel cuore di ognuno. Perché come ciascuno di noi, ama, è felice se riceve una carezza, ha fame, ha sete (soprattutto d’amore). E prova dolore, se ammalato, se ferito, se travolto da motorizzati che quasi si divertono (come i ragazzini che hanno torturato Elettra riempiendola di calci) ad accelerare anziché rallentare se vedono un felino attraversare la strada.
Ritrovare i veri valori della sacralità della vita è un impegno che tutta la società deve assumersi la responsabilità di attuare. E nei casi gravi, applicare le leggi. Che ci sono. Basta la volontà di farlo.
Mirella Verde
responsabile di una colonia felina a Cesano di Senigallia


























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