Lungomare Marconi Senigallia: “un’occasione mancata, non ancora persa”
"Completare la segnaletica, mettere in sicurezza le bici, curare il verde, ripiantare i 47 alberi mancanti"

Il lungomare Marconi è il cuore pulsante del fronte mare senigalliese: qui si concentrano i locali più frequentati e gli arenili vissuti soprattutto dai residenti. Proprio per questo, ciò che accade su questo tratto pesa più che altrove sull’immagine e sulla vivibilità della città.
Il concorso di idee promosso dall’amministrazione aveva selezionato un progetto di respiro contemporaneo, in linea con le esperienze di successo già consolidate a Pesaro, Riccione e Rimini. Quell’idea è stata accantonata, insieme alle decine di migliaia di euro investite e al contributo degli studi partecipanti. Non è neanche mai stato presentato ai cittadini e alle cittadine come prospettiva. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un asfalto grigio e opprimente che sa di presa in giro per i progettisti, per i cittadini che speravano in una vera riqualificazione e per gli operatori turistici.
Va detto onestamente: il patrimonio edilizio circostante, compresa la ferita aperta dell’ex Hotel Marche, non aiuta. Ma è proprio in contesti difficili che serve un progetto serio sulla strada e sull’arredo urbano. Invece, è mancato tutto.
Al di là delle grandi scelte, a raccontare l’assenza di una regia sono i dettagli quotidiani: la segnaletica stradale è un miraggio, mancano le strisce pedonali e persino quelle per i parcheggi a pagamento, partite in pompa magna mentre le auto non sapevano dove sostare.
La nuova pista ciclabile è meno sicura e irriconoscibile, completamente mimetizzata nel nero dell’asfalto. Gli stalli per le biciclette sono un’utopia: davanti agli stabilimenti fioriscono rastrelliere di fortuna, spesso danneggiate e d’intralcio ai pedoni. Il decoro è lasciato al caso: fioriere vuote o curate solo grazie alla buona volontà dei bagnini, erbacce lungo i marciapiedi e cestini stracolmi.
Il vero tasto dolente è proprio il verde urbano. Su un lungomare moderno dovrebbe essere il biglietto da visita: invece qui, tra il molo e la Rotonda, mancano all’appello ben 47 piante, mentre le poche aiuole rimaste sono strette, soffocate o addirittura cementate. La sciatteria non risparmia neppure il lato a monte, tra rifiuti e centraline divelte.
Il problema di fondo è l’assenza totale di una visione d’insieme e di una squadra multidisciplinare composta da architetti, agronomi, ingegneri capace di coordinare gli interventi. Senza una regia unica, si procede a macchia di leopardo, come dimostra il rattoppo di poche decine di metri davanti ai nuovi edifici ex Enel.
Eppure i margini per rimediare ci sono: completare la segnaletica, mettere in sicurezza le bici, curare il verde, ripiantare i 47 alberi mancanti e affidare il futuro del lungomare a una progettazione seria e condivisa.


























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