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“Quello accaduto ad Arcevia riguarda tutto il senigalliese”

"Oggi, nella nostra vallata tocca ad Arcevia. Domani a chi?"

Arcevia da Colle Aprico: la perla della montagna - Foto Giancarlo Rossi

La vicenda della riforma dei Comuni montani, che esclude Arcevia dall’elenco ufficiale con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM n. 121/2026, completa il suo iter. È un verdetto che oggi colpisce direttamente Arcevia, ma che in realtà riguarda tutti noi.


Perché il problema non è una graduatoria o un confine amministrativo. Il problema è un’idea di Stato che negli ultimi anni ha progressivamente concentrato risorse e decisioni al centro, lasciando ai territori sempre più responsabilità e sempre meno strumenti.
Oggi il centralismo è fortissimo.

Ai sindaci e alle amministrazioni si chiede di occuparsi di tutto: scuola, sociale, manutenzioni, protezione civile, sicurezza urbana, digitalizzazione, transizione ecologica. Si moltiplicano gli adempimenti e gli obblighi, mentre diminuiscono il personale, i fondi e la possibilità stessa di programmare il futuro.
È una contraddizione che gli amministratori locali, di qualsiasi colore politico, conoscono fin troppo bene.
Per questo la rete dei Comuni esclusi dalla nuova classificazione montana sta trovando una naturale coesione. Perché tutti hanno capito che oggi tocca ad Arcevia, Cupramontana, Staffolo… ma domani potrebbe toccare a qualcun altro. È una questione di impostazione politica ed economica.

Da troppo tempo si pensa che il modo migliore per risparmiare sia togliere qualcosa agli enti locali. Ma l’esperienza sul campo dimostra il contrario. Non si risparmia tagliando i trasferimenti ai territori: semplicemente si smette di fare manutenzione, si rinviano gli investimenti e si riducono i servizi essenziali per le persone.
Forse è arrivato il momento di cambiare radicalmente la domanda.

Non dobbiamo più chiederci: “Dove possiamo tagliare ancora?” Ma: “Quale presenza pubblica vogliamo garantire nei territori?”
Perché la sicurezza e il benessere di una comunità non dipendono solo dalle telecamere o dalle ordinanze. Dipendono dall’avere un Comune che funziona, uffici con personale sufficiente, una polizia locale presente, presidi delle forze dell’ordine sul territorio, tecnici che possano seguire i cantieri e assistenti sociali che conoscano le famiglie.
Sono queste le istituzioni che i cittadini incontrano ogni giorno ed è da qui che passa la fiducia nello Stato.
Continuare a chiedere sempre di più ai Comuni, dando loro sempre di meno, non è una politica di risparmio. È una politica di rinuncia. E quando uno Stato rinuncia ai suoi territori più piccoli e periferici, non perde soltanto qualche servizio: perde un pezzo della propria comunità.

Da Pd Misa-Nevola

Redazione Senigallia Notizie
Pubblicato Martedì 21 luglio, 2026 
alle ore 9:17
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