“Per una città di passi e non solo di note. Trasformare lacrime urbane in sorrisi”
Piero Sbaffi torna sul tema della Fontana delle Oche e del "fare edilizio anarchico" in centro storico a Senigallia

Riguardo al tema della fontana delle Oche mi preme chiarire che la proposta di risistemazione dello spazio dove si trova collocata ha lo scopo di suscitare una sensibilità pubblica per restituire dignità ad un monumento cittadino alquanto trascurato.
Nulla a che vedere con la soppressione dei parcheggi esistenti per la semplice ragione che l’area attorno alla fontana non è destinata a parcheggio ma è un rilevato stradale riservato ai pedoni, in altri termini si tratta di un marciapiede.
Gli spazi riservati a parcheggio e alle operazioni di carico e scarico possono rimanere quelli già esistenti nello spicchio di strada verso viale Matteotti.
La domanda giusta da porre a chi ha in mano le sorti amministrative della città comprese le opposizioni a cui non sono inibite iniziative per una città migliore è la seguente:
“Come si può far rispettare e valorizzare un luogo che costituisce testimonianza storica senza ricorrere solo agli strumenti sanzionatori finora dimostratisi di scarsa efficacia dissuasiva?”
Se vogliamo attenerci rigorosamente alla sfera delle sanzioni andrebbe detto che il complesso della Fontana delle Oche è un Bene Culturale soggetto a tutela e coloro che ne arrecano danno sono perseguibili dal codice penale.
Basta notare i danni provocati da sconsiderati parcheggiatori che hanno abraso gli spigoli della seduta in pietra risalente al XVI secolo.
L’Area meriterebbe la massima attenzione perché fronteggia il principale ingresso pedonale al centro storico con quella sorta di scenografica strombatura formata dagli edifici di Largo Puccini.
Largo Puccini, un nome che rimanda a un che di musicale: il largo è un termine che indica un tempo lento nell’esecuzione di un brano classico e Puccini è il nome del famoso compositore. Nonostante queste amenità linguistiche il luogo è poco musicale, direi che è piuttosto “rumorale” per il traffico ma soprattutto per le soste ardite e lo sgassamento dei veicoli.
Nel precedente scritto ho espresso un giudizio severo sull’intervento edilizio realizzato dopo la demolizione di porta Ancona definendo architettonicamente insignificanti i “propilei” d’ingresso al corso, che peraltro oggi hanno anche perso la specularità originaria essendo uno a mattoni faccia vista e l’altro intonacato.
Questa spariglia cromatica è una costante in diverse parti della città vecchia. Un tempo c’erano le “Commissioni dell’Ornato” che vigilavano sull’armonia edilizia ed oggi sebbene sia ancora vigente il “Piano Cervellati”, dal nome dell’urbanista che l’ha ideato come strumento per dare omogeneità agli interventi negli edifici storici, ho l’impressione che sia un pochettino inosservato.
Prendiamo le palazzine che delimitano piazza Saffi, tutte di tinte diverse pur essendo di uguale stesura architettonica con le paraste che ne caratterizzano le facciate e gli zoccoli a bugnato liscio.
Si tratta di un’area d’accesso importante al centro storico. Immaginiamo come potrebbe diventare se si rimuovessero i contenitori/fioriere ridotti a posacenere e raccoglitori rifiuti, che furono collocati un tempo per finalità antiterroristiche. Il terrorismo è tale perché può colpire ovunque senza preavviso e non sono certo questi incongrui dissuasori ad impedirlo.
Viste le calure sempre più frequenti sarebbe un tocco di genio urbanistico mitigarle con la prosecuzione scenografica dei bei bagolari (spaccasassi) piantati lungo viale Leopardi, che solo in virtù di un banale principio di linearità meriterebbe un “continuum” botanico lungo l’intero percorso ricomprendendoci la cesura antistante il parcheggio della Pesa.
Per distonia cromatica ancor più vistosi sono gli interventi parcellizzati nello storico palazzo sul lungofiume denominato “Collegio Germanico Ungarico”.
Certe licenze di un fare edilizio anarchico non sono mai state debitamente contrastate e nella fattispecie siamo in presenza di quattro settori di copertura in coppi di diversi colori e altrettanti trattamenti disomogenei nel prospetto lungo il fiume.
Non me ne vogliano i proprietari delle abitazioni, ma le amministrazioni del passato e la Sovrintendenza dove erano visto che siamo nel centro storico e che il palazzo si offre nella sua interezza allo sguardo di tutti, compresi i tanti turisti di cui ci si fregia per le massive presenze?
Però il tema è la Fontana delle Oche e vi faccio ritorno.
Una considerazione che nello scritto precedente ho tralasciato ma che reputo importante riguarda la sistemazione dell’area attorno alla fontana avvenuta diversi anni fa. Il progettista ha ritenuto, con un arbitrio assoluto e spregiudicato secondo qualunque occhio attento, di ridimensionare l’impatto visivo della fontana incassandola nel lastricato circostante con una perimetrazione scoscesa e scivolosa in marmo Trani, particolarmente idonea a slogare le caviglie dei pedoni in caso di pioggia col bagnato e senza. Lo stesso problema si presenta lungo tutto viale Matteotti e mi stupisco come ancora non si sia posto rimedio.
Ciò è evidente se si osservano foto d’epoca dove la seduta in pietra che gira intorno alla fontana è più rilevata rispetto al piano stradale.
Cosa ha fatto il progettista dell’attuale stato di cose?
Ha concepito un lastricato a raso delle soglie di ingresso alla parte interna della fontana togliendo elevazione al manufatto di svariati centimetri. Insomma ha avvilito l’effetto d’insieme, l’ha “demonumentalizzato”.
Stesso effetto sciagurato lo si ha anche nella fontana dei Leoni in piazza del Duca, ma questa è un’altra triste vicenda cittadina che merita un capitolo a sé come esempio eloquente di come si possono rovinare luoghi storici rendendoli persino pericolosi.
Dove è finita la sapienza edificatoria che ci ha contraddistinto nei secoli per cui siamo stati glorificati ed imitati?
Noi italiani ci riempiamo la bocca dei fasti passati senza essere adeguati a conservare ciò che la storia ci ha lasciato in eredità, non per mancanza di mezzi essendo l’Italia tra le prime potenze industriali e commerciali del mondo, ma per ignavia e trasandatezza; tristi epigoni delle grandezze di Roma antica, del Rinascimento e dei secoli del barocco; avviliti dall’idea che il meglio della nostra civiltà sia già stato prodotto da chi ci ha preceduto e in questa amara consapevolezza restiamo annichiliti al pensiero di non essere più in grado di continuare le vertiginose vette della nostra storia artistica.
In fatto di orgoglio Senigallia si vanta per il numero di turisti che la frequentano; ebbene allora diamo costrutto a questo orgoglio! Viste le cospicue entrate derivanti dalle tasse di soggiorno, dalle multe, dai parcheggi e dai ricavi per occupazione di suolo pubblico dei molteplici esercizi commerciali.
Che vi sia un ritorno tangibile anno per anno alla città dei cittadini e non solo a quella dei vacanzieri con l’impiego di queste somme in opere che siano sotto gli occhi di tutti!
Questo appello vale tanto per la nuova amministrazione quanto per le opposizioni che devono essere propositive per il bene comune.
Si correggano gli errori del passato nel rispetto di quei lasciti storici che fanno della nostra città un gioiello urbano molto apprezzato.
Si cominci da piccoli interventi ed uno potrebbe essere proprio la riqualificazione dello spazio circostante la Fontana delle Oche sbarrandone l’accesso alle auto e creando soste d’ombra e beveraggi d’acqua ristoratrice, come capita a Roma in prossimità di alcune tra le più belle fontane fontanelle del mondo.
A questo punto rinominerei il luogo come “piazza Puccini” al posto di “Largo Puccini” e passare così dal tinello al salotto.
Tutto questo perché i luoghi urbani non siano lacrime ma sorrisi.




























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