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Vicende di Senigallia e circondario: Teodorico re ostrogoto d’Italia

A 1.500 anni dalla morte, la storia del sovrano e del Medaglione di Senigallia, su cui si propone di centrare un evento espositivo

Teodorico, re degli Ostrogoti nel cosiddetto Medaglione di Senigallia

Siamo nel 2026 e ricorrono 1.500 anni dalla morte del re Teodorico il Grande avvenuta a Ravenna nel 526 d.c.

Sena gallica a quel tempo apparteneva al regno romano barbarico di Teodorico, sovrano ostrogoto il cui popolo proveniva dalle terre orientali dell’Europa corrispondenti grossomodo all’attuale Ucraina.

Teodorico, figlio del capo dei goti Teodemiro, all’età di 8 anni divenne ostaggio politico della corte bizantina come garanzia per il rispetto di patti tra l’imperatore d’oriente e suo padre.

Fu educato presso la corte imperiale e gli fu consentito anche l’addestramento militare.

Divenuto adulto Teodorico con l’accordo dell’imperatore Zenone col suo popolo muove guerra contro Odoacre, il re delle popolazioni barbare presenti in Italia, già ufficiale dell’esercito romano che aveva deposto nel 476 l’ultimo imperatore d’occidente Romolo Augustolo avvalendosi di milizie mercenarie di origine germanica.

Il condottiero ostrogoto dopo un lungo assedio espugna Ravenna che fu l’ultima capitale dell’impero romano d’occidente e sotto Odoacre capitale del primo regno d’Italia dopo oltre un millennio dalla cacciata di Tarquinio il Superbo, l’ultimo re di Roma.

Teodorico ucciderà di propria mano Odoacre dopo averlo invitato ad un banchetto di conciliazione.

Nell’anno 498 l’imperatore Anastasio gli conferisce il titolo di re d’Italia.

Questa investitura non significava però che il sovrano potesse disporre di totale autonomia in quanto era pur sempre il vicario dell’imperatore d’oriente. Un esarca, una sorta di governatore di terre oltre i confini imperiali, una exclave quindi.

Il suo sarà uno di quei regni barbaro romani cristianizzati che si avvicenderanno nella penisola italica nell’Alto Medioevo.

Il re ostrogoto governerà dal 493 al 526. A Ravenna lascerà straordinarie testimonianze architettoniche tra cui il celebre mausoleo dove avrà sepoltura fino a quando i suoi resti saranno rimossi per volere dell’imperatore Giustiniano.

Teodorico senza dismettere completamente i costumi del popolo a cui apparteneva parlava il greco e il latino, le lingue colte in uso nei territori del vasto impero romano.

Presso la sua corte vi erano figure di alto lignaggio culturale come Simmaco, Boezio e Cassiodoro. I primi due saranno accusati di aver tramato contro di lui a favore dell’imperatore d’oriente con il quale erano sorti forti contrasti per ragioni politiche e religiose.

Severino Boezio, a cui non sarà risparmiata la vita, era l’autore di un testo tra i più letti del Medioevo: “La Consolazione della Filosofia”. Si tratta di una meditazione sulla vita umana, fucina di dolori ed avversità, dove solo rimedio è lo scandaglio della propria anima come luogo consolatorio.

Fu scritto durante il periodo di carcerazione e nonostante la condanna a morte comminata al suo autore, che pur professandosi innocente, non muoverà alcun biasimo nei confronti del re oppressore.

Dopo la morte di Teodorico la città di Sena Gallica e le zone circostanti diverranno terre di scorrerie militari per tutta la durata della guerra goto bizantina combattuta tra il 535 e il 553. Nell’anno 551 proprio nell’acque antistanti la città adriatica la flotta del re goto Totila sarà sconfitta da quella bizantina.

Al termine del lungo conflitto nell’anno 554 l’imperatore Giustiniano, il vincitore, imporrà il suo dominio nei territori governati dai goti.

L’esarcato sarà istituito ufficialmente intorno al 584 per la stringente necessità di proteggere le conquiste bizantine dalla pressione dei longobardi e dall’anarchia militare che pervadeva l’intera penisola.

Sena Gallica farà parte della Pentapoli Marittima insieme a Ravenna, Pesaro, Fano ed Ancona.

Dopo la disfatta dei goti molte tracce del loro dominio verranno cancellate.

Ai tempi di Teodorico alcune famiglie importanti visigote si erano stabilite a Sena Gallica e zone limitrofe dove avevano proprietà di immobili e possesso di terre.

Nel 1894 durante l’aratura di un campo in località Sant’Amico di Morro d’Alba viene rinvenuta una grande moneta d’oro, tra le più preziose arrivate sino a noi e di grande importanza storica. Una delizia numismatica che non ha eguali.

Si tratta del solidus triplice di Teodorico, un multiplo aureo noto anche col nome di “Medaglione di Senigallia” nonostante il terreno dove avvenne il ritrovamento ricadesse nel municipio di Morro d’Alba.

La stampa di allora, dando notizia della scoperta, denominò la moneta con riferimento alla località più importante vicina al luogo della scoperta che era appunto Sinigallia.

Il collezionista numismatico Francesco Gnecchi che entrerà in possesso del prezioso manufatto in un articolo apparso sulla Rivista Italiana di Numismatica del 1895 ebbe a scrivere:
“Accade una volta….. quando accade, nella vita d’un raccoglitore, la fortuna di trovare e di poter descrivere un pezzo importante come il Medaglione d’oro di Teodorico…”

E sempre nel medesimo scritto:
“Il poco che ho potuto sapere circa il ritrovamento dell’insigne medaglione, giacché per la gelosia o la diffidenza dello scopritore, è sempre difficile conoscere tutti i particolari, che sarebbero estremamente interessanti, si riduce a questo. Fu trovato nel 1894, in prossimità di Sinigallia, su di un colle, in aperta campagna, casualmente, in occasione che si lavorava il terreno. Sembra che ivi esistesse un sepolcro anche meglio un sepolcreto, perché vi si trovarono molte ossa umane, pietre, mattoni ed altri oggetti, ma consunti dal tempo. Non si trovò alcun recipiente o vaso in cui la moneta fosse contenuta. Nulla di più mi fu dato precisare.”

Niente di più probabile pertanto che l’originario possessore del prezioso oggetto abbia pensato di nasconderlo in un luogo lontano dalla città, ritenuto protetto dalle depredazioni soldatesche molto frequenti in quell’epoca insicura e violenta.

Ulteriore palese motivo per il suo nascondimento può essere stato il timore, per non dire il terrore, da parte del proprietario di farsi trovare in possesso di un oggetto compromettente che ne avrebbe svelato la vicinanza al popolo degli sconfitti: I goti.

Il medaglione riporta l’effige di Teodorico con la scritta “FL THEODERICUS REX” (Flavio Teodorico Re). Sul retro è presente una figura femminile con lancia e scudo che riceve una corona d’alloro da una vittoria alata e la scritta “INVICTA ROMA ETERNA”.

Successivamente sul lato della figura femminile venne applicata una spilla sempre in oro con lo scopo di farne un ornamento d’abito.

Non si tratta di una moneta di scambio per uso commerciale ma di un conio celebrativo che il re destinava ad alcuni membri della sua corte, un donativum, come titolo di merito ed onorificenza.

Ai vicari degli imperatori bizantini era proibito battere moneta perché competeva esclusivamente a questi ultimi, ma ciò non avvenne in palese contrasto con le disposizioni di coloro che allora erano i signori del mondo. Non si sa se il medaglione sia stato coniato a Roma o a Ravenna ma si suppone che venne realizzato in occasione dell’ingresso trionfale di Teodorico nel 500 in quella che fu la capitale dell’impero romano per presentarsi al cospetto del pontefice.

Con la sconfitta dei goti la figura di Teodorico subì una inevitabile “damnatio memoriae”, in altri termini cancellazione del ricordo, dal momento che il re barbaro venne ritenuto un usurpatore sebbene si fosse insediato nelle terre italiche con il consenso degli stessi imperatori bizantini. A produrre discordia c’era anche la religione. Mentre Teodorico era di confessione ariana la corte di Bisanzio professava il credo ortodosso. I cavilli religiosi allora come sempre sono stati forieri di morte e sterminio. Era più facile dividersi sulla natura di Cristo che sulla contesa di terre.

Teodorico, re degli Ostrogoti nei mosaici di RavennaAi tempi di Teodorico nella città di Ravenna vi era la compresenza di entrambi i culti cristiani. A testimoniarlo ancora oggi ci sono gli splendidi battisteri destinati agli depti delle distinte professioni di fede: quello neoniano (dal nome del vescovo Neone) o ortodosso e quello degli ariani.

Il colossale mausoleo in pietra fatto edificare dal re ostrogoto per custodire le proprie spoglie sarà trasformato sotto Giustiniano in una chiesa.

Nei mosaici di Sant’Apollinare Nuovo, voluti da Teodorico, la sua immagine verrà sostituita con quella dell’imperatore Giustiniano, il quale però non mise mai piede in Italia malgrado volesse ripristinare gli antichi splendori dell’impero d’occidente.

Si capisce allora quale importanza rivesta il medaglione di Senigallia o medaglione di Morro d’Alba o, per mettere tutti d’accordo, il medaglione di Teodorico.

Si tratta dell’unica testimonianza sopravvissuta fino ai nostri giorni del volto di Teodorico che è ritratto con i baffetti ed una singolare acconciatura a cono tronco con i capelli che formano in basso una cornice di riccioli. Sembra fosse tipico della moda ostrogota acconciare i capelli in quella maniera.

Il medaglione ha un diametro di 33 mm, uno spessore di 3-4 mm ed un peso di circa 15,32 grammi. Attualmente è conservato presso il museo nazionale romano a Roma. Il collezionista Francesco Gnecchi nel 1921 lo cedette allo Stato Italiano che da allora ne è custode.

Con la ricorrenza del millennio e mezzo dalla morte di Teodorico Senigallia potrebbe farsi parte attiva per l’esposizione di questo prezioso manufatto e magari innestarla anche nel quadro degli eventi che vedranno Ancona capitale della cultura.

Già la città di Pesaro coinvolse i territori della provincia quando fu capitale della cultura.

Una iniziativa del genere penso sarebbe molto apprezzata dalla cittadinanza.

Poiché il prezioso oggetto è conosciuto col nome di Medaglione di Senigallia, che come la celebre Madonna di Piero della Francesca connota la città, questo dovrebbe costituire di per sé stimolo e orgoglio per mettere in campo una operazione di divulgazione culturale.

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