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Sociale, Romano: “Dignità e inclusione: patto con il Terzo Settore per una Senigallia che non lascia indietro nessuno”

“Una città si misura dalla dignità che garantisce ai suoi cittadini più fragili"

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Dario Romano a "Idee in circolo"

“Una città si misura dalla dignità che garantisce ai suoi cittadini più fragili.

Senigallia deve tornare a essere un laboratorio di inclusione, superando la logica della semplice assistenza. Nel sociale il Comune ha responsabilità dirette di programmazione e finanziamento, che eserciteremo con forza insieme all’Unione dei Comuni, la quale rappresenta un’esperienza da difendere contro ogni tentativo di ridimensionamento per garantire la sicurezza sociale del territorio”.

A dirlo è il candidato a sindaco del centrosinistra Dario Romano.

“Il cuore della nostra proposta – spiega Romano – è un nuovo patto con il Terzo Settore. Vogliamo che gli operatori non siano più semplici esecutori di convenzioni, ma partner strategici nella co-progettazione. Sul fronte della disabilità, l’impegno è l’applicazione del Decreto 62/2024 per garantire progetti di vita personalizzati. Vogliamo assicurare una presa in carico globale attraverso il potenziamento delle unità multidisciplinari Umee e Umea, eliminando le frammentazioni e dando risposte concrete al ‘durante e dopo di noi’. Parallelamente, completeremo e amplieremo il piano di abbattimento delle barriere architettoniche per rendere Senigallia una città realmente accessibile a tutti”.

La visione di Romano abbraccia ogni generazione: “Permetteremo ai nostri anziani di restare nel proprio ambiente, trasformando l’assistenza domiciliare in un supporto continuo che non lasci le famiglie sole davanti alle difficoltà. Per sostenere questa rete, il piano prevede l’adeguamento della pianta organica dei servizi sociali e la stabilizzazione del personale, oggi insufficiente”.

Due altri punti centrali sono la difesa dei diritti e della salute mentale: “Esigiamo il potenziamento dei dipartimenti per le dipendenze e la rigenerazione dei consultori con il reintegro di figure come ginecologi e psicologi per garantire l’autodeterminazione delle donne e l’educazione all’affettività dei giovani. Per noi la sicurezza si costruisce così: con la prevenzione e una comunità educante che non isola, ma include”.

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