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Ancora su Palazzo Gherardi a Senigallia: soluzioni e fondi, ecco alcune proposte

Anche sui social si dibatte della destinazione dello storico edificio, chiuso ormai da troppo tempo: "luogo identitario"

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Palazzo Gherardi a Senigallia

L’articolo, apparso su questo giornale, nel quale qualche giorno addietro avanzavo la modesta proposta di lavorare al fine di convertire il Palazzo Gherardi – per ragioni ideali quanto pratiche, – in un conservatorio di musica ha creato un interessante dibattito a cui alcuni cittadini senigalliesi hanno preso parte portando un pregevole contributo.


Se da un lato l’idea di convertire tale edificio in altissima scuola di formazione musicale può apparire eccessivamente romantica e per certi aspetti addirittura svincolata dalla realtà, trovo utile rispondere perlomeno idealmente agli interessanti stimoli che mi sono arrivati leggendo i commenti dei senigalliesi che hanno voluto dare la loro opinione in merito.

Il primo problema sollevato è quello della staticità del Palazzo. Dopo il terremoto del 1997 l’edificio ha subito ingenti danni ma, soprattutto, richiederebbe, stando ai rilevamenti tecnici, notevoli spese per essere rimesso nella condizione di poter esercitare un pubblico uso. Su questo, temo, non possiamo che essere tutti d’accordo: gli accidenti naturali esistono e, quando riguardano beni storici, difficilmente ci si può incolpare per non aver provveduto giacché proprio la loro storicità li rende, talvolta, scarsamente ‘difendibili’ in modo preventivo.

E tuttavia la vera domanda da porsi ritengo sia di principio più che pratica: quanto siamo disposti a fare per riavere un bene come Palazzo Gherardi? Siamo certi che negli anni esso sia davvero stato posto tra le massime priorità delle giunte che si sono succedute? Senza critica alcuna, è facile comprendere che le priorità di una comunità che vive di turismo possano e debbano essere altre epperò le scelte che facciamo ci identificano. In altre parole, con Palazzo Gherardi ci giochiamo una parte dell’identità di Senigallia stessa quale luogo non solamente di mare ma anche di cultura: una delle indubitabili bellezze della città risiede proprio nella presenza di un invidiabile centro storico ubicato subito ‘dietro’ alla rinomata Spiaggia di Velluto.

Se si decide che il Palazzo è una priorità identitaria, i soldi vanno trovati, vagliando ogni possibilità disponibile. Atteso ciò, ossia che da parte del Comune questa volontà vi sia (come credo), si può passare alla seconda obiezione, ossia quella riguardo alla destinazione d’uso: un Conservatorio è pur sempre una scuola, non costerebbe ugualmente tanto una ristrutturazione a tal uopo?

Un Conservatorio è una scuola particolare. Nella maggior parte dei casi non abbisogna di aule grandi, spaziose, attrezzate con gli ultimi ritrovati della tecnologia; al contrario, le lezioni strumentali solitamente coinvolgono lo studente in un rapporto uno a uno con l’insegnante, si possono certo avere classi più allargate per talune discipline (per esempio Armonia) o magari vani più ampi da dedicare al canto corale ed alle prove d’orchestra ma il tipo di attività didattica che si svolge in un Conservatorio va immaginata in modo diverso rispetto a ciò che è la quotidianità di un ‘normale’ liceo.

Altra obiezione è quella relativa ai costi di gestione. Chi paga, per tutto questo? E’ assolutamente legittimo e doveroso chiederselo. In realtà i Conservatori, come pure le Accademie di Belle Arti, ricadono sotto la responsabilità di AFAM, acronimo che sta per Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, il braccio del MIUR che si occupa degli istituti universitari di ambito artistico in Italia.

La questione più spinosa, però, è quella dei fondi. Se da parte del pubblico non si può sperare – date le condizioni in cui ci troviamo, – in un ingente stanziamento, bisognerebbe lavorare sul fronte del privato. Da anni ormai università estere, in specie inglesi, americane, canadesi, stringono rapporti di collaborazione fruttuosa con istituzioni nostrane: la Drake University a Firenze o la Warwick University a Venezia e tante altre.

Tutte queste realtà propongono ai loro studenti dei programmi in loco, delle sessions, dei veri e propri semestri di studio distaccato dalla sede centrale alla sede italiana e ciò si potrebbe fare anche per Palazzo Gherardi che, d’accordo, non è a Firenze né a Venezia ma, ricordiamolo, si trova in una posizione geografica privilegiata, a poca distanza dai luoghi di Rossini, di Gigli, di Spontini. Spesso diciamo che la cultura è il nostro asset, il nostro bene primario: vale per l’Italia in genere e per Senigallia come realtà particolare. Non si potrebbe lavorare per trovare dei conservatori esteri interessati ad investire in joint venture nel ‘Conservatorio sul Lungofiume’?

Per quanto attiene invece all’idea del Museo Interattivo delle Scienze Naturali che nel mio articolo si proponeva d’allocare nel mezzanino del Palazzo, valorizzando lo storico Gabinetto Scientifico del Perticari, anche lì si potrebbero contattare enti che già in passato hanno erogato ingenti fondi per lo sviluppo della cultura scientifica. A titolo di mero esempio di potrebbe prendere la Fondazione Giancarlo Ligabue, attivissima non solo dal punto di vista della divulgazione ma anche da quello del finanziamento di opere di restauro dei luoghi della Scienza.

Questo primo nucleo di proposte non intende, ovviamente, essere esaustivo. Mira piuttosto a far tornare il nostro pensiero all’urgenza di recuperare un bene che deve restare identitario per Senigallia che ha già, negli anni, perduto così tanto.

Costerà molto? Certo. Però secondo un noto adagio – vero o presunto che sia poco importa: è d’ispirazione, – durante la Seconda Guerra Mondiale, quando chiesero a Churchill perché spendere per i musei soldi che potevano essere canalizzati nello sforzo bellico, egli rispose “perché è per salvare i musei che combattiamo la guerra”.

Da
Gaspare Battistuzzo Cremonini (UMI)

Commenti
Solo un commento
danielag 2019-02-14 14:16:50
Lasciare Palazzo Gherardi in questo stato sarebbe un peccato. Ristrutturarlo è una spesa enorme da affrontare. Questo è il problema! Secondo me bisogna agire in fretta per il recupero prima che la trascuratezza e l'incuria in cui versa da tempo non rendano i danni ancora più gravi. Per quanto riguarda il reperimento del denaro, un'alleanza tra privato e pubblico. Non so chi e non so come...purtroppo non ho nessuna competenza in merito...
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