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Legambiente Senigallia: “Gli ‘orti del vescovo’spaccano la comunità”

"Una politica ambientale deve essere di vedute laiche e comprendere le esigenze della comunità"

L'abbattimento dei lecci previsto nel progetto "Orti del Vescovo"

Abbiamo seguito in questi giorni un dibattito acceso sul brusco intervento fatto a discapito dei lecci tagliati in piazza Garibaldi. Vorremmo lasciare alcune riflessioni alla città per fare in modo che la passione di questi giorni a favore dell’ambiente rimanga nel tempo.

Gli alberi hanno sempre favorito il consolidamento delle comunità e delle relazioni; che fossero alberi sotto cui fare scuola o trovarsi tra amici o streghe, che fossero cortecce incise da amanti o fronde che riparassero dalla pioggia.

L’albero è una presenza satura di significati, per questo è stato portato dalle campagne alla città e per questo è sempre stato collocato negli spazi pubblici. L’abbattimento repentino e radicale di più di 60 lecci spacca il cuore perchè quegli alberi erano familiari alla cittadinanza, la loro mancanza ha creato una frattura.

Crediamo che una comunità si costruisca nei decenni e nei secoli attraverso sedimentazioni graduali e continue; siamo ben consapevoli che l’intenzione dell’intervento è quello di creare nuova comunità e tessuto sociale attraverso il recupero di un’area del centro storico ma facciamo fatica a sopportare che questo sia dovuto accadere a scapito di un polmone naturale nel cuore della nostra città.

Abbiamo raccolto testimonianze in questi giorni sulla possibilità di spostare le piante e mantenerle in vita e capiamo a malincuore che la possibilità dello spostamento non era ragionevolmente praticabile.

Crediamo che una politica ambientale debba essere di vedute laiche e comprendere le esigenze di una comunità, ma questo è possibile solo se il sindaco prenderà come impegno di mandato restituire a piene mani quello che alla Natura è stato tolto.

I lecci che sono stati abbattuti lasciano un vuoto a favore del nuovo progetto di piazza Garibaldi; speriamo che a questo intervento seguirà una rinascita dell’intera area ma chiediamo che la rinascita di Senigallia passi anche dal:

-ripristino del numero di piante abbattute in zone attigue, compensando la giovane età delle nuove piante con un loro maggior numero, per recuperare la funzione di polmone verde che i lecci costituivano in centro storico.
-Attenta valutazione sulla scelta della pianta che sarà reimpiantata: l’orniello che ci risulti non è una pianta da città. E’ versatile ma nelle zone del Senigalliese cresce in zone umide, ombrose e fresche; per ritrovarlo dobbiamo andare nei boschi in campagna rivolti a nord o in alta collina;
-Richiesta di un confronto sia su questo progetto che sui futuri progetti che abbiano impatto sul verde e sulla vivibilità di Senigallia per riuscire a portare avanti una visione di città che domani potrà specchiare la lungimiranza dei propri governanti anche nella vegetazione diffusa.
-recupero di un ruolo sociale della vegetazione, che non sia utilizzata solo come mero ombreggiante ma diventi anche totem di comunità
Ribadiamo che per portare avanti politiche urbane così forti serve favorire la partecipazione, quella vera, e per quella ci siamo, sempre.

Chiediamo inoltre, ma questa volta ai nostri concittadini, di unirsi a noi nelle numerose battaglie e progetti che Legambiente porta avanti contattandoci a legambientesenigallia@gmail.com

Commenti
Ci sono 2 commenti
un povero tra i poveri (di politica) 2015-06-22 13:43:11
"SIETE DEI POLITICI" La politica è una grossa bugia da raccontare in modo diverso a seconda chi si racconta. Anche voi oramai non sapete più cosa sia una vanga. Perchè non andate a scavare il fiume con la vanga.
F_Libanori 2015-06-22 16:43:29
Credo di non essere riuscito a capire quale sia l’effettiva opinione del Circolo di Legambiente sul progetto di sistemazione di Piazza Garibaldi anche perché, oltre all’ovvia necessità di abbattere le piante malate ed al loro improbabile spostamento altrove, non ha per niente preso in considerazione la terza concreta alternativa, ovvero l’opportunità di identificare i lecci sani e cercare di studiare una sistemazione della piazza che prevedesse la loro permanenza (magari anche soltanto di parte di essi, con le dovute motivazioni), dal momento che nella nuova piazza, così come progettata, vi dovrebbero comunque esser messe a dimora 40 piante.
D’altronde, parrebbe assurdo che, pur non mancando a Senigallia soggetti qualificati ed autorevoli, possa essere stata regolarmente approvata una piazza senza piante (quale quella prevista originariamente nel Piano Cervellati) dopo l’attivazione di un procedimento partito, e conclusosi, nella sede istituzionale del Consiglio comunale, in cui si sono quindi inserite le fasi della pubblicazione degli atti e delle osservazioni di quanti interessati (Cittadini ed Associazioni varie).
Cosa sia effettivamente successo a suo tempo, tuttavia, non dovrebbe interessare più di tanto perché, nel rispetto di tale procedura, la soluzione era comunque legittima; così come lo sarebbe stata anche quella di una piazza con gli stemmi papali se fosse stata decisa, a maggioranza, dai Consiglieri comunali.

Per finire, mi è sembrato che, pur citandosi il principio della partecipazione, lo si è probabilmente illustrato scambiandolo con la condivisione, che è spesso vantata da interlocutori che, su scelte da effettuare in merito a questioni specifiche, pretenderebbero di proporsi - sempre e comunque - come soggetti privilegiati, ma che tali debbono considerarsi soltanto se chi ha l’obbligo di decidere ritiene, in piena autonomia, di doversene servire.
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