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Profughi hotel Lori, la Consulta del Volontariato risponde alle critiche

"Mossi subito con le associazioni per accogliere e integrare gli immigrati creando una rete di sostegno"

I rifugiati espulsi dall'hotel Lori

La Consulta Comunale del Volontariato vuole fare chiarezza sulle tante dichiarazioni imprecise uscite in questi giorni sulla stampa locale in merito alle vicende che hanno visto coinvolti i profughi accolti presso l’Hotel Lori.

Si tratta di giovani provenienti dal Ghana, dal Mali, Sudan, Nigeria, Costa d’Avorio, Burkina Faso, paesi in cui guerre e conflitti ne fanno dei perseguitati, per motivi politici, etnici o religiosi. Non sono solo «immigrati», «clandestini»: sono «rifugiati», che in Italia chiedono asilo politico.
Hanno attraversato deserti e mari viaggiando su barche di fortuna e tra la primavera e l’estate del 2011 sono sbarcati in tanti sulle coste italiane.
Attualmente vivono nel timore di essere ricacciati indietro verso le terre da cui sono scappati. Hanno fatto domanda di protezione internazionale e sono stati accolti all’interno del piano della cosiddetta “Emergenza Nord Africa”.

Senigallia è stata impegnata in prima linea sin dall’inizio con l’accoglienza dei profughi: ricognizione delle strutture di accoglienza, individuate in Casa Stella della Caritas cittadina e nell’ Hotel Lori, attivazione di servizi di assistenza medica, sociale e legale. Con il passare del tempo, la mancanza di lavoro, così come il ritrovarsi a vivere in un paese lontano e straniero e spesso ostile, a stretto contatto con realtà diverse ed etnie diverse, il limbo giuridico con cui ancora convivono, rischiava di generare conflitti e gravi forme di disagio sociale e di emarginazione, che in alcuni casi sono sfociati in azioni considerate di “disturbo” e a volte poco lecite.

La consapevolezza dell’esistenza nel tessuto cittadino di questa particolare realtà, ha spinto alcune Associazioni di Volontariato, attraverso la Consulta, unitamente ad Enti pubblici e privati a creare un sistema integrato che mettesse in rete le competenze e le esperienze di ciascun soggetto. Quello che può essere chiamato un “percorso di integrazione“, che favorisca in questi ragazzi la riconquista della propria autostima e l’integrazione con la cultura ospitante.
Su queste basi è stato ideato dalla Consulta del Volontariato, dalla Fondazione CARITAS Senigallia ONLUS il ProgettoIMMIGRAZIONE E SOLITUDINE – LA MEMORIA NELLE MANI”, che prevede l’attivazione di percorsi formativi e professionalizzanti attraverso il trasferimento delle competenze proprie degli artigiani del nostro territorio, in un contesto di reciproca collaborazione e valorizzazione delle professioni. In questo processo di integrazione la prima tappa è stata l’apprendimento della lingua italiana, passando poi attraverso corsi di recupero di mobili usati, di lavorazione del cuoio, di lavoro agricolo e di giardinaggio, con la reale prospettiva di inserimenti lavorativi.

Il lavoro degli operatori è stato assiduo, certo è che la condizione psicologica dei migranti e l’incertezza per il loro futuro ha creato situazioni delicate e difficili da gestire nella nostra città così come in tutto il resto dell’Italia. In questi primi mesi di realizzazione del progetto, di monitoraggio e valutazione delle azioni da mettere in campo sono state evidenziate diverse criticità, soprattutto una iniziale diffidenza, sfociata anche in una forma di indifferenza e ridotta partecipazione alle proposte rivolte agli utenti coinvolti. Gli operatori volontari hanno creato momenti di dialogo e confronto, anche con gli operatori istituzionali, per trovare delle modalità di coinvolgimento di questi giovani e per creare una rete di sostegno.

Il progetto sta andando avanti, pur con mille difficoltà, e per questo non possiamo accettare la critica mossa da alcune parti politiche cittadine che lamentano la mancanza di attivazione del Volontariato, che nella nostra città “solidale” non ha mai tralasciato di occuparsi delle situazioni di disagio.


Da Consulta Comunale del Volontariato

Commenti
Solo un commento
Shlomo Yehuda 2013-01-17 18:29:01
Mettere una volpe a guardia di un pollaio e millantare la propria solidarietà...una neolingua che farebbe effetto pure a Orwell!!!
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