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“Nessuna donna tornerà ad essere l’angelo del focolare anche perché è stato ucciso tanti anni fa da Virginia Woolf per legittima difesa”

"Sotto il governo Meloni, il primo guidato da una donna, abbiamo assisito ad una progressiva erosione dei diritti conquistati con fatica"

stalking, pedinamento
Il governo attualmente in carica di sicuro non brilla per la tutela dei diritti delle donne.
 

Le statistiche che riguardano i femminicidi sono spietate: 97 donne uccise nel 2025 e quindi in calo ma erano 118 nel 2024, 120 nel 2023 e 120 nel 2022 (fonte: ISTAT).
Sotto il governo Meloni, il primo guidato da una donna, abbiamo assisito ad una progressiva erosione dei diritti conquistati con fatica, come quello all’aborto tutelato dalla legge 194 del 1978 ma di fatto reso quasi impossibile da applicare per l’altissima percentuale di medici obiettori, il diritto alle pari opportunità costantemente attaccato e tacciato di essere una corsia preferenziale, il blitz della modifica in corsa al disegno di legge sulla violenza sessuale che ha eliminato il concetto di consenso e, da ultimi, l’eliminazione della figura della Consigliera per la parità sul lavoro e l’affossamento del congedo parentale paritario.
Quello che rimane è il bonus per le madri lavoratrici con almeno due figli e con reddito basso.
 
Una mancetta per le donne italiche che si sacrificano per dare figli alla patria. 
Per la parità salariale ovviamente non c’è fretta.
 
Questo è il regalo per l’8 marzo, la festa delle donne madri, vestali, casalinghe, povere e sole.
 
Le autrici di questo regalo si chiamano Meloni, Roccella, Bongiorno e sono donne anch’esse ma donne che rivendicano orgogliosamente la cultura della discriminazione sul lavoro e nella società, che non riconoscono altro ruolo alla donna che non sia mediato e concesso dal sistema patriarcale di una società pensata per e costruita sugli uomini.
Ma questa è storia vecchia.
 
Quello che c’è di nuovo e preoccupante è l’effetto che questa cultura, tenuta sotto controllo per anni, da quando la destra è al potere in mezzo mondo, ha generato: la subcultura della misoginia e del controllo sulle donne è emersa come un fiume carsico e continua a diffondersi sul web e non solo senza incontrare ostacoli.
 
Da una allarmante ricerca internazionale pubblicata sul Guardian emerge che la generazione z, quella dei nati tra il 1997 e il 2012, nonostante decenni di progressi femministi alle spalle e un accesso garantito all’istruzione, informandosi esclusivamente sull’internet, sta optando per scelte politiche sempre più conservatrici e atteggiamenti sessisti nei confronti delle donne.
 
Queste posizioni retrograde riguardano sottomissione, negazione della parità di genere, ruolo subordinato delle donne nei rapporti di coppia, e parliamo di percentuali preoccupanti.
 
C’è un sottobosco, o meglio un “sottosopra” inquinato che fa da fertilizzante per il ritorno di queste posizioni aberranti che pensavamo, se non di aver annientato, almeno di aver messo a tacere da tempo.
 
È il mondo avvelenato della manosfera, degli incel, del red pill e dei loro influencer che propagandano una realtà artefatta in cui gli uomini sono discriminati dalle donne e quindi autorizzati a combatterle con ogni mezzo come, ad esempio, la creazione di immagini pornografiche tramite IA. Questi concetti si insinuano e modificano i comportamenti delle generazioni più giovani per i quali gli anticorpi che abbiamo fornito finora evidentemente non bastano più.
 
Tutto questo per dimostrare che esiste un collegamento tra la propaganda antiparitaria della destra al potere e l’immaginario sessista che corre sul web, non credo si possa negare.
Le responsabilità politiche sono grandi e i messaggi che si mandano con le scelte che si fanno producono echi e ripercussioni che poi risultano molto difficili da riportare all’interno di una convivenza civile.
 
Concludo dicendo a chi ha queste responsabilità che si mettano pure il cuore in pace, nessuna donna tornerà ad essere l’angelo del focolare anche perché è stato ucciso tanti anni fa da Virginia Woolf per legittima difesa.
 
Cecilia Riginelli       
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