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“2026, Ospedale di Senigallia…siamo tutti Franco!”

Paolo Battisti racconta una vicenda e accusa: "politici e dirigenti, vergognatevi"

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Franco ha 60 anni. Ha un tumore al colon già operato, che purtroppo si è ripresentato.
 

Domenica, nel pomeriggio, comincia ad avere problemi ad urinare, non si sente bene, è gonfio. Il lunedì mattina, senza disturbare l’ambulanza, sua moglie, Cecilia, riesce a caricarlo in macchina e a portarlo al Pronto Soccorso di Senigallia, la loro città.
 
Franco entra alle ore 8,20 circa di lunedì scorso, 12 gennaio, in codice arancione. Per ben 3 ore aspetta seduto su una sedia senza che nessuno intervenga. Il suo tumore è nella fase finale del colon, quindi ha fortissimi dolori nello stare seduto. Alle ore 11.30 finalmente viene visitato e gli viene applicato il catetere, di cui ha assolutamente bisogno. Gli tolgono un litro e 800 di urine…
5 ore dopo essere entrato al Pronto Soccorso, Cecilia comincia a chiedere una lettiga, perché Franco non ce la fa più a stare seduto. Sta male. Le rispondono che non ce ne sono disponibili.
 
Alle 13.45, trascorse più di 5 ore, a Franco viene fatta una ecografia con relativa visita. Ma continua a non trovare un letto sui cui riposare. Questo essere umano deve stare ancora seduto, in attesa, su una sedia di metallo. Cecilia continua a chiedere una lettiga su cui far riposare il marito, ma la risposta è sempre la stessa: non ce ne sono libere.
 
Il dolore aumenta. L’uomo accusa dolori sempre più forti. Gli viene somministrata una flebo di morfina.
 
Franco sta cominciando a crollare. Sei ore seduto sono troppe per tutti, pensate per un malato oncologico che non si sente bene che sofferenza deve essere. Cecilia allora prende una coperta, la getta in terra e ci fa sdraiare il marito sopra. L’umiliazione che deve subire questo essere umano non è immaginabile. Ma è così esausto che anche il pavimento è meglio della sofferenza acuta. E la vergogna la devono provare altri, non lui.
Finalmente alle 16, dopo circa 8 ore nel corridoio che porta all’astanteria (davanti alla stanza delle ecografie), una infermiera gentilissima porta una barella per Franco.
 
Ma il dramma di questo uomo malato non finisce qui. Perché le dimissioni arrivano alle ore 19, quasi 11 ore dopo essere entrato in Ospedale. Una odissea che neanche in Ospedale di un Paese in guerra un assistito dovrebbe subire.
 
IO VI ACCUSO! POLITICI E DIRIGENTI, VERGOGNATEVI!
La crisi della sanità non può essere attribuita a medici, infermieri e OSS, che lavorano ogni giorno in condizioni estreme, con carichi insostenibili, turni disumani e organici insufficienti, soprattutto nei Pronto Soccorso. 
La responsabilità è invece di uno Stato che non tutela chi opera nel settore sanitario e che continua a ridurre gli investimenti nella sanità pubblica, preferendo aumentare altre spese, come quelle militari. 
A questo si aggiungono le colpe della politica regionale e dei dirigenti sanitari: prima i tagli e i ridimensionamenti del passato (ero l’unico e il solo a denunciare il depotenziamento dell’Ospedale 16 anni fa), poi 5 anni fa arriva la destra con promesse populiste e acchiappavoti di nuove strutture, ma senza una reale programmazione del personale necessario a farle funzionare. 
 
Il risultato è un sistema al limite del collasso, con concorsi mai banditi, servizi mancanti e territori lasciati scoperti, come dimostrano le guardie mediche dei comuni limitrofi a Senigallia. 
 
Noi aspettiamo ancora il concorso per il primario del Pronto Soccorso e la Tac, sempre per il PS. Dove è andata a finire? Ma Olivetti e Canafoglia pensano ad andare a vedere i lavori della nuova palazzina, come i pensionati davanti ai cantieri. Che sperano di trovarci? L’albero dei dottori e degli infermieri? Se non li avessero abbattuti tutti forse… La lungodegenza in estate chiude per mancanza di personale, e lor signori millantano l’Ospedale di Comunità.
 
Quella di Franco è una situazione che può colpire chiunque, perché tutti possiamo trovarci improvvisamente bisognosi di cure. Tutti possiamo essere Franco, è ora di rendercene conto.
L’unica via d’uscita per Senigallia, che propongo da 16 anni, è una mobilitazione civica continua e trasversale: un Comitato di Salute Pubblica che unisca operatori sanitari, associazioni e cittadini in un’unica voce, senza colori politici, per difendere concretamente il diritto alla salute. 
 
Dal giorno dopo le prossime elezioni ogni giorno una pec di protesta, ogni settimana una riunione, ogni mese un report, ogni 2 mesi manifestazione sotto la Regione. Chiederemo conto a dirigenti e politici.
 45mila cittadini con una sola voce, insieme per una Sanità Pubblica senza colori politici!
 
Paolo BattistiPaolo Battisti – Movimento 5 Stelle Senigallia – Parte del gruppo territoriale Val Misa
 
Nota della Redazione:
Cecilia e Franco vogliono che questa storia si sappia e non è volontà di questa coppia oscurare il volto di Franco. La foto al marito l’ha scattata proprio Lei perché vuole che si sappia tutto.
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