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ANPI Senigallia sull’8 marzo: “Liberazione, Costituzione: una questione di civiltà”

"Difendere la parità di genere, i diritti, la dignità, la vita di tutte e di tutti, è il grande tema che oggi è all'ordine del giorno"

ANPI 8 marzo

Nel 2020, in questa nostra Italia della pandemia, per ogni dieci posti di lavoro persi, sette erano di donne; una riduzione che pesa ancora di più, considerando che meno del 50% delle donne ha una occupazione riconosciuta, lavorando le altre in casa per la famiglia. Del resto, nel nostro Paese l’offerta di posti negli asili nido non raggiunge il 25% del numero dei bambini con età conforme, una percentuale nettamente inferiore alla media europea.

È noto che le retribuzioni femminili sono mediamente inferiori del 15% rispetto a quelle dei colleghi maschi e che è differenziata pure la tipologia di occupazione: il 76% dei lavori di cura è affidato a donne, mentre nelle mansioni direttive la loro presenza è quanto mai contenuta (solo il 25% tra le manager). Ad esempio, la docenza nelle scuole dell’infanzia e primarie è affidata a donne per il 99% e il 96%, mentre solo il 23% dei professori universitari è donna e si contano appena 7 rettrici su 84 atenei.

Nella storia repubblicana, la presenza femminile nei governi è stata pari al 6,5% e, passando ad altri ambiti, nello sport il professionismo è ancora riservato ai soli uomini, con l’unica eccezione del calcio.

L’Italia, quindi, nel 2021 deve ancora compiere tanta parte di quella strada indicata dalla Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza, che all’Articolo 3 così recita:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La Costituzione propone così un modello di convivenza inclusivo, centrato sulla dignità umana e di altissimo valore civile.

Ma esso contrasta col permanere di una ripetuta violenza sulle donne, sessuale e fisica, che raggiunge addirittura la tragedia del femminicidio, perpetrato più spesso in famiglia e da ex coniugi o ex partner con la drammatica media di uno ogni tre giorni.
Allarma, infatti, la diffusione di modelli di comportamento maschili basati sulla forza, l’intolleranza, l’ignoranza, che affermano un’idea di possesso della donna e del suo corpo, confuso grettamente con l’amore.

Preoccupano inoltre le frequenti attenzioni regressive delle forze politiche al governo delle Marche verso le conquiste democratiche delle donne, rivolte ad ostacolare l’attuazione della legge 194 e il loro diritto di decisione, millantando la necessità di procreare sulla base della ridicola e razzista teoria della sostituzione etnica e riproponendo oggi una politica simile a quella fascista di sostegno alla natalità con lo scopo di offrire soldati alla patria.

Le medesime forze politiche suscitano, infine, indignazione per le parole pronunciate in Consiglio regionale durante il dibattito su una nuova legge riguardante la famiglia. Se il principio che orienta la Giunta Acquaroli è che “il padre detta le regole e la madre accudisce”, le Marche rischiano di tornare alla situazione precedente l’avvento della Costituzione e alle politiche del ventennio, quando le donne venivano tutelate non in quanto tali, ma solo come madri ovvero “incubatrici” dei futuri e più numerosi (nelle speranze del duce) soldati, da armarsi poi con le tristemente famose “baionette”.

Pertanto, di fronte a un simile quadro, è sempre più forte il bisogno di una nuova partecipazione attiva per riprendere, con determinazione, il percorso delle conquiste civili e sociali che, grazie alla presenza delle donne, sono scaturite dalle pagine migliori della storia di questo Paese.

Difendere la parità di genere, i diritti, la dignità, la vita di tutte e di tutti, è il grande tema che oggi è all’ordine del giorno.
Ciò significa difendere la vita civile orientata dalla Costituzione. È una questione di civiltà.

8 marzo 2021
ANPI Senigallia

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