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Alluvione di Senigallia: il processo si trasferirà a L’Aquila

Tra i giudici dorici ci sarebbe un alluvionato: ha una seconda casa che sarebbe rimasta danneggiata

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Alluvione a Senigallia - Viale A. Garibaldi

Il processo per l’alluvione di Senigallia si sposterà presso il Tribunale de L’Aquila. I fatti accaduti nel 2014 sono ben noti: il cataclisma naturale mise in ginocchio la città provocando milioni di danni, morti e feriti.

Gli imputati sono l’ex Sindaco di Senigallia e attuale consigliere regionale Maurizio Mangialardi, Luana Angeloni (predecessore in municipio di Mangialardi), Flavio Brunaccioni, comandante della polizia locale, Massimo Sbriscia (Provincia di Ancona), Mario Smargiasso (Autorità di Bacino), l’ingegnere Alessandro Mancinelli (consulente del Comune), Gianni Roccato (Area Tecnica Territorio e Ambiente del Comune) e Libero Principi (Regione Marche). Tra i reati contestati, a vario titolo: omissione di atti d’ufficio, abuso d’ufficio, falso, inondazione colposa e omicidio colposo.

A motivo di questa nuova procrastinazione l’incompetenza territoriale del palazzo di giustizia dorico per trattare il dibattimento in quanto uno dei giudici avrebbe una situazione di presunto conflitto d’interessi: sarebbe comproprietario di un’unità abitativa danneggiata dall’alluvione. Secondo il collegio penale, presieduto dal giudice Edi Ragaglia, poco importa che il magistrato in questione non sia entrato nel processo come parte civile.
Dopo una lunga camera di consiglio, è stata accolta l’eccezione presentata dalle difese degli imputati che si erano appellate all’articolo 11 del codice di procedura penale, inerente al possibile spostamento di competenza territoriale in caso di magistrato rimasto coinvolto nei fatti oggetto del processo.

Colpo di scena e tegola in testa ai cittadini senigalliesi danneggiati nel processo dell’alluvione. – ha commentato l’Avv. Roberto Paradisi sui social – Sentenza di incompetenza inaspettata da parte del Tribunale di Ancona che, dopo 6 anni di lunga attesa, chiude il procedimento e rinvia a L’Aquila per la presenza tra i danneggiati di un magistrato in servizio nel distretto di Ancona. Magistrato che non ha avanzato nessuna richiesta di risarcimento danni e non si è costituito parte civile nel processo. Una interpretazione non condivisibile di una norma di garanzia sollevata solo oggi che ha frustrato l’attesa di una città. Messa a dura prova la fiducia in una giustizia celere ed ispirata a criteri di concretezza. Indignazione e sconforto delle parti civili. Tranne della Provincia (anch’essa parte civile) che, inaspettatamente, ha sposato la tesi degli imputati ed ha chiesto il rinvio ad altra Corte”.

Commenti
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arcimboldo 2020-12-03 05:45:25
Cosa si può dire nel merito se non che si sono buttati via 6 anni!!!!
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