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Da gennaio a Senigallia la mostra fotografica “Silvio Pellegrini. Quel che resta”

Saranno esposte trenta opere scattate tra il 1952 e il 1960

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Silvio Pellegrini. Ritratto di donna, 1956 circa

Il 17 Gennaio alle ore 18,00 si inaugura a Senigallia la mostra fotografica “Silvio Pellegrini. Quel che resta” a cura di Simona Guerra. Dopo il grande successo dell’esposizione dedicata a  Giacomelli e Leopoldi, appena terminata, lo spazio mostre inaugura la sua programmazione 2020 con questa nuova ricerca.

Silvio Pellegrini (1930-1973) è stato fra i primi fotografi chiamati da Giuseppe Cavalli a partecipare allo storico sodalizio fotografico del gruppo Misa di Senigallia. A differenza degli agli grandi però, la sua prematura scomparsa non gli ha permesso di far evolvere il suo stile che già nei primi anni ’50 indicava un futuro luminoso e creativo, come possiamo riconoscere in queste opere esposte.

La mostra, che raccoglie una selezione di 30 opere scattate tra il 1952 e il 1960 (assieme ad altri documenti d’archivio) segue due diverse logiche espositive: se da un lato vuol far emergere e conoscere al pubblico il lavoro ancora semi-sconosciuto di questo autore, dall’altro propone al visitatore di soffermarsi – attraverso l’esposizione di più stampe dello stesso soggetto – su una fase creativa ed espressiva di grande importanza per ogni fotografo: la stampa.

L’esperienza del  confronto tra i vari esemplari è infatti una situazione abbastanza rara da incontrare in mostra eppure così preziosa per capire quanto scelte diverse e accorgimenti tecnici, messi in atto in camera oscura, restituiscano risultati differenti e permettano un’interpretazioni molto diversa di uno stesso soggetto.

Nel 1953, quando il gruppo Misa prende vita, Silvio ha solo 23 anni ma idee chiare su ciò che intende riprendere e un occhio raffinato. Incoraggiato dal maestro Cavalli e dalle frequentazioni di altri amatori formidabili, più grandi di lui, gli permetteranno di creare opere molto incisive che in più casi già annunciano un allontanamento dai toni alti cavalliani per migrare verso una fotografia in cui il contrasto tonale si fa accentuato, poetico. Appassionato.

Non dobbiamo infatti dimenticare che dal 1955 al 1959 Silvio lavorerà a Roma come operatore cinematografico per la Società San Paolo, in un contesto dunque particolarmente stimolante e vivo in cui l’eco delle grandi opere cinematografiche italiane vivono nelle strade della capitale.

La mostra

In mostra 30 opere scattate tra il 1952 e il 1960 (assieme ad altri documenti d’archivio)  provenienti dall’Archivio Silvio Pellegrini di Senigallia, assieme a altri documenti, schede d’archivio originali, pubblicazioni. La mostra si tiene presso il nuovo Spazio Piktart, via Mamiani 14 a Senigallia dal 18 al 26 Gennaio ’20.

Biografia

Silvio PellegriniSilvio Pellegrini nasce a Senigallia il 4 maggio del 1930. Nella drogheria di suo padre Enrico, nei primi anni ’50, conosce l’avvocato Giuseppe Cavalli.

Nel 1953 viene invitato proprio da Cavalli a far parte del gruppo fotografico Misa, lo storico sodalizio in cui si incontrarono giovani autori poi diventati noti come Mario Giacomelli, Ferruccio Ferroni, Piergiorgio Branzi e Alfredo Camisa per citarne alcuni.

Sotto la guida di Cavalli si dedica alla sua sincera vocazione fotografica, aderendo all’idea di una fotografia artistica es espressiva. Dal ’55 partecipa a diversi premi e concorsi fotografici per cui ottiene riconoscimenti e premi. Tra questi ricordiamo: Premio Salsomaggiore, 1956.

Dal 1955 al 1959 si trasferisce a Roma, in via Capocci 98, dove lavora come operatore cinematografico.

Dopo un primo periodo di sperimentazione su vari soggetti tra cui il paesaggio e la natura morta, si concentra con sempre maggior impegno nella rappresentazione di persone che ritrae nei loro luoghi di lavoro o attraverso ricercati primi piani.

Scompare a soli 43 anni il 9 gennaio del 1973.

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