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“Rossini Ouvertures”, omaggio di Spellbound Contemporary Ballet a celebrazioni rossiniane

Al Teatro La Fenice di Senigallia le coreografie di Mauro Astolfi per i 150 anni dalla scomparsa del grande maestro compositore

Cuochi Ancona
"Rossini Ouvertures", danza

La compagnia Spellbound Contemporary Ballet, composta da nove eccelsi danzatori tutti italiani, ha dato vita, sabato 24 marzo, ad uno spettacolo diretto dal coreografo Mauro Astolfi, che ha voluto onorare la musica del compositore pesarese, ritenendola “estrema, il segno di una forza e di un’energia superiori”.

A luci in sala ancora accese, una misteriosa e inquietante figura nera si insinua nel proscenio sgusciando da sotto il sipario ancora chiuso. Con essa appare una grossa borsa contenente qualche frutto e qualche ortaggio a simboleggiare, probabilmente, la fame che attanagliava la popolazione ai tempi in cui Rossini viveva.

Quando il sipario si apre vediamo il fondale della scena occupato da una grande parete di legno marrone: un enorme armadio con diverse ante dalle quali, scopriremo poi, i danzatori entreranno e usciranno, appariranno e scompariranno quasi come spiriti indisciplinati: rannicchiati, sdraiati o direttamente in piedi, scivolando fluidi o con fare quasi animalesco.

Dopodiché irrompono le travolgenti note della “Gazza Ladra” che danno inizio ad una serie di movimenti che si caratterizzano per una perfetta corrispondenza tra suoni e gesti, solo all’apparenza sconclusionati , in realtà molto precisi e controllati, e che emanano un rigore prima muscolare e poi tecnico di ottimo livello. La musica dirige la danza in un’alternanza continua di ouvertures e arie, i danzatori sembrano essere dotati di ammortizzatori che rendono soffici e leggeri tutti i loro spostamenti.

La seconda parte dello spettacolo si incupisce, riappare l’inquietante figura nera dell’inizio che si insinua nell’armonia dei danzatori destabilizzandola. Rappresenta, forse, la depressione che può colpire l’essere umano (Rossini stesso ne fu vittima) o addirittura la morte. L’interpretazione è liberamente lasciata allo spettatore.

Il risultato, sempre secondo Astolfi, è “una danza estrema, carica di energia, di vitalità, di incontri, di seduzioni, di suggestioni”. E questo è pure il parere del pubblico presente al Teatro La Fenice di Senigallia, che saluta con una lunga ovazione la fine dello spettacolo.

di Anna Tonin

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