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Tre condanne per la truffa dell’auto a Senigallia

Il tribunale condanna tre uomini a un anno di carcere: avrebbero spinto una donna a indebitarsi con la promessa di un lavoro

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Tribunale di Ancona

Tre sono le condanne per una truffa avvenuta a Senigallia nel 2010 ai danni di una donna che lavorava in uno stabilimento balneare della spiaggia di velluto. Indotta ad acquistare un’automobile, si è poi ritrovata con un debito di circa 45mila euro ma la vicenda, nella quale lunedì 6 giugno è stato messo un primo punto con la condanna di tre persone, non sembra essere affatto conclusa.

I fatti risalgono all’estate 2010 quando la donna, una 40enne fabrianese, lavorava a Senigallia nello stabilimento dell’oggi 48enne Luigi Alessandroni. Quest’ultimo, insieme a Gabriele Francesconi, 67enne, e Andrea Giardini , 54enne di Ancona, l’avrebbe spinta a chiedere – attraverso documenti falsificati tra cui le buste paga – un finanziamento per l’acquisto di una Mercedes per un futuro lavoro. Un lavoro come segretaria e rappresentante per il quale, data la sua occupazione solo stagionale, la 40enne si è quindi presentata in concessionaria per firmare a suo nome l’acquisto della costosa auto.

Tramite alcuni documenti e varie firme, la vettura venne poi venduta a Francesconi e da questi, successivamente, rivenduta alla concessionaria per altri 20mila euro. Un giro da cui la donna ne uscì con un consistente debito, senza né l’auto né il lavoro. In aula la fabrianese si è giustificata sostenendo di aver passato in quel periodo dei momenti di poca lucidità e confusione, tanto da non essersi resa conto di ciò che stava avvenendo.

Il tribunale di Ancona ha emesso la sentenza di condanna a un anno di carcere per i tre uomini (pena non sospesa), ma i legali fanno sapere che ricorreranno in appello appena letta la motivazione della sentenza che sarà depositata entro 90 giorni.
Corrado Canafoglia, legale di Alessandroni, spiega che si cercherà di mettere in luce la relazione che la donna intrecciò con uno dei tre responsabili e l’esito di un incontro a cui partecipò anche la fabrianese in cui vennero “spartiti” dei soldi. Elementi che farebbero pensare a un suo coinvolgimento nella vicenda in cui, per ora, il giudice l’ha riconosciuta solamente vittima.

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