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Derivati: cosa sono, perché sono rischiosi

Approfondiamo uno degli strumenti più complicati della finanza, che in Italia utilizziamo largamente

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borsa, Tokyo, cina, mercato globale, economia, finanza

Negli anni duemila i derivati hanno acquisito sempre più importanza. Questi strumenti finanziari sono molto complicati da calcolare e molto rischiosi. La loro complessità è dovuta al fatto che essi non hanno un valore intrinseco ma un valore derivato.

Come si enuncia dal nome il valore del titolo derivato discende dal valore di un altro strumento finanziario detto per questo “sottostante” (può essere un qualsiasi strumento finanziario). Questo sottostante è perciò la base, la struttura stessa, del derivato il quale varia in funzione del valore di esso.

I derivati sono perciò molto differenti da azioni, obbligazioni e da ogni altro titolo trattato in borsa. Essi sono infatti trattati in listini non ufficiali (detti “over the counter”) e questa è una delle caratteristiche che li rende molto pericolosi. Quando si acquista un derivato si acquista una previsione per il futuro del sottostante (ad esempio se il titolo salirà o scenderà o se un soggetto finanziario onorerà un debito).

Si può dire quindi che acquistare un derivato non è molto differente dal fare una scommessa. I derivati sono perciò sempre ad alto rischio per gli investitori perché dipendono da fattori scarsamente prevedibili nel tempo. Inoltre alcuni derivati,come i futures, hanno una leva finanziaria che aumenta in maniera considerevole i guadagni ma anche le perdite (con una leva x10 basta un minimo movimento del mercato per trasformare un -1% di perdita in un -10%).

I derivati sono anche un grosso rischio per l’economia mondiale. Come si è compreso dall’articolo essi si basano su un qualcosa che non è reale (al contrario di azioni e obbligazioni) ma su pure scommesse astratte. A causa di ciò il mercato dei derivati è un mercato puramente ed integralmente speculativo che può crollare facilmente e soprattutto “bruciare” con estrema facilità miliardi.

Per quanto riguarda il nostro paese, siamo i primi in Europa nell’utilizzo di strumenti derivati. Il rischio a cui siamo esposti è perciò molto alto dato che il mercato di derivati vale 15 volte il nostro PIL annuale.

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