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Paolo Sollier a Senigallia: “calcio e politica? Non vanno d’accordo. Forse”

Incontro con un ex calciatore a dir poco atipico...

Il pugno chiuso di Paolo Sollier ai tempi del Perugia

Paolo Sollier non è un personaggio banale, e probabilmente – ai tempi della sua militanza calcistica – a molti non è risultato nemmeno tanto simpatico.


Incontrandolo – come è successo al folto pubblico presente mercoledì 20 marzo a Senigallia nella sede di Arvultura – se ne capisce anche il motivo: nessuna antipatia o scortesia da “vip della pedata” (cosa che, tra l’altro, non è stato), quanto il dono/difetto – sempre più raro – di dire senza tanti giri di parole ciò che si pensa.

Ma partiamo dall’inizio: nato a Chiomonte (Torino, zona Tav, anzi, No-Tav, come vedremo tra qualche riga), nel 1948, Paolo Sollier è stato calciatore professionista (centrocampista) dalla fine degli anni sessanta fino al 1985, con 21 presenze in carriera in serie A (Perugia) e 124 (con 11 gol) in B (Perugia e Rimini).

Ero un buon giocatore di serie B, e uno scarso giocatore di serie A. Se mi invitano a parlare di me, dunque, non è certo per la mia carriera di calciatore“, evidenzia lui.

Sollier infatti ha una storia particolare: la sua notorietà è dovuta principalmente al libro “Calci e sputi e colpi di testa” (1976, ristampato di recente, 27.000 copie vendute), nel quale il calciatore – al tempo ancora in attività – raccontava la propria militanza nella sinistra di Avanguardia operaia, descrivendo il mondo del calcio da un punto di vista alternativo rispetto ai colleghi.

Celebre, negli anni settanta, divenne il suo saluto col pugno chiuso rivolto ai tifosi del Perugia.

Negli anni dell’impegno politico (e del piombo), Sollier non si tira indietro, partecipa anche alla fondazione di “Radio Rosa Giovanna”, prima radio libera di Rimini (che poi, come tante altre, verrà fatta chiudere), critica il Pci (sul quale ora dice: “magari avercelo oggi quel Partito comunista“), e anche adesso, a 65 anni, non nasconde le sue idee (“La Tav? Non ci sono vie di mezzo. Chi è informato e in buona fede è contrario, chi è a favore o è in malafede o non è ben informato”).

Intanto, i libri son diventati due, grazie a “Spogliatoio” (2008), che dipinge ancora senza troppe ipocrisie alcuni aspetti del mondo del calcio.

Il pugno chiuso quando ero al Perugia? Aveva un senso. Ero un militante, come allora lo erano tanti, ma non nel calcio, dove per questo apparivo una mosca bianca. In quanto militante, era per me normale trasportare il mio credo politico in quello che era la mia passione e il mio lavoro“, spiegaPaolo Sollier ad Arvultura.

Ma, sostanzialmente, appunto, era l’unico a farlo, perché ai calciatori di allora, non diversamente da adesso, di quel tipo di impegno è sempre importato poco: “è così, ed è proprio per questo che non ho mai avuto problemi coi compagni di squadra per le mie idee. Qualche tifoseria di opinioni opposte, invece non mi accoglieva proprio a braccia aperte..“.

Calcio e politica, dunque, su binari divergenti e lontani, quasi come se il primo non fosse immerso nella società circostante. E non da ora.

Ma forse le cose non stanno proprio così. “Tra i calciatori ero senz’altro un’eccezione, ma in realtà nelle curve c’era e c’è ancora molta politica. Rispetto ai tempi in cui giocavo l’orientamento però è adesso decisamente più a destra. La sinistra ha perso la propria influenza da questo punto di vista, e spesso ciò è avvenuto perché ha snobbato il calcio, ritenendolo una futile distrazione dai veri problemi per i quali bisognava combattere. Ma lo stadio è anche il luogo dove si possono convogliare a fini sociali le energie positive di tanti giovani. Attraverso l’incontro in una curva possono nascere opportunità dal notevole valore sociale e solidale. Questo aspetto del calcio andrebbe recuperato“, evidenzia Sollier.

L’ “immagine” del pallone, tra violenze negli stadi, polemiche sempre più noiose per presunti o scoperti torti arbitrali, moviole televisive interminabili e scandali di ogni tipo, è in costante decadenza.

Sollier, da “vecchio” militante che negli anni ’70 dall’interno già contestava certi eccessi, come vede tutto ciò?

E’ un calcio che mi piace sempre meno proprio per questi aspetti. Deve cambiare cultura. Basta col vedere la sconfitta come un fallimento, basta con l’ossessione del successo. Perdere dovrebbe diventare sinonimo di lottare ancora di più per migliorarsi, e non apparire come qualcosa di umiliante”, si lamenta l’ex giocatore, che ha le idee chiare anche sui giovanissimi, che ha allenato in una breve carriera da tecnico: “una volta giocavano in strada. Ora, a 6 anni li prendiamo mentre giocano per divertirsi spontaneamente, e li inquadriamo subito in una scuola di calcio, dove troppo spesso ci sono allenatori che vogliono dar loro un’impronta ben definita come giocatori. Così facendo, questi bambini finiranno per perdere il gusto del gioco. Il calcio deve essere passione, non fatica. Gioia, non un onere. Facciamo divertire i ragazzi, smettiamola con l’ossessione del risultato già dai settori giovanili. Anche la tecnologia, proposta come rimedio agli errori arbitrali, a me non piace. Non serve, perché affronta i problemi dal lato sbagliato. Non dobbiamo puntare il dito contro l’errore, ma ridargli dignità. Nel calcio, come c’è l’errore del giocatore e dell’allenatore, deve esserci l’errore dell’arbitro“.

Una componente umana per uno sport che di sportivo e umano sembra avere sempre meno. E che “sarebbe opportuna anche per la società e la vita di tutti i giorni“.

La lancia Paolo Sollier, un uomo che nel rettangolo di gioco è stato centrocampista più di grinta che di talento, ma che al di fuori ha saputo scegliersi la propria strada – ancorché insolita – con un coraggio ed una personalità decisamente più da regista che da mediano.

Commenti
Ci sono 4 commenti
Ale 2013-03-26 12:31:02
Bellissimo articolo.
vvf_it@yahoo.it 2013-03-26 14:46:58
credo che parlare di lotta operaia nel 1975 avesse un senso. oggi ha un senso storico,
non ci sono piu manco le fabbriche.
e come parlare di fascismo nel 1980. c era armasta solo alessandra mussolini, che capisce meno della gallina.
luca 2013-03-26 20:49:39
Che squallore
Rione 2013-03-26 22:19:15
Complimenti per l'articolo. Davvero bello.
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