Il percorso We care ha concluso la 4 edizione, con le studentesse e gli studenti del Liceo Perticari di Senigallia
Il percorso è stato realizzato con passione civica dai volontari We Care e dai docenti del Liceo Classico Giulio Perticari, Catia Fronzi, Giovanni Frulla, Emanuele Genovese, Antonella Meloni

Il 14 aprile 2026 si è conclusa la quarta edizione del percorso di educazione civica “We Care”, che ha avuto come protagonisti le studentesse e gli studenti del Liceo Classico Statale Giulio Perticari di Senigallia.
Il percorso è stato realizzato con passione civica dai volontari We Care e dai docenti del Liceo Classico Giulio Perticari, Catia Fronzi, Giovanni Frulla, Emanuele Genovese, Antonella Meloni, supportati passo passo dal dirigente scolastico prof.ssa Lucia Di Paola e dal corpo docente ed amministrativo.
Un grazie va rivolto a quanti hanno sostenuto il percorso: il Comune di Senigallia, le Acli, Cisl, la BCC di Ostra e Morro d’Alba, il cinema il Gabbiano, il teatro Il Portone ed il Progetto Policoro, gli ex Alunni del Liceo. Un grazie speciale al Vescovo Franco Manenti che ha ispirato e sostenuto il percorso We Care.
L’ edizione appena conclusa è stata inserita nella dimensione del Gear Up, un progetto co-finanziato dalla Regione Marche in base alla L.R. n. 23 del 2020 e s.m.i destinato alla promozione della cittadinanza giovanile in chiave di Agenda 2030, in particolare “Co-funded by the European Union. Contents are the sole responsibility of the GEAR UP! target groups and do not necessarily reflect the views of the European Union”, che ha come soggetto proponente il Centro Sociale Casa della Gioventù ODV in partenariato con la Fondazione Caritas Senigallia ETS e Alumni Liceo Perticari ODV.
Il Team è stato coordinato e promosso dall’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del Lavoro, Giustizia e Pace e Salvaguardia del creato e per questa 4° edizione è composto da: Annapaola, Beatrice, Daniela, Federico, Giandiego, Giovanni G., Giovanni S., Lorella, Roberto B. Roberto O., Rita, Stefano, Susanna, Veronica. La giornata sulla pace è stata curata insieme ad una task force dedicata con Anna, Francesco, Laura, Daniele, Mattia e Nicoletta.
Cura delle fragilità, riduzione delle diseguaglianze, lavoro buono e giusto, sviluppo sostenibile sono stati i temi del percorso. A questi si è aggiunto il tema della pace, con relatore il Vescovo ausiliare emerito di Sarajevo, Mons. Pero Sudar, intervistato dalla giornalista Laura Mandolini.
L’ inaugurazione della quarta edizione ha avuto luogo lunedì 17 novembre alle 8.30 presso il Teatro Portone di Senigallia, con una conversazione con la dott.ssa Margherita Scalfi di Percorsi di Vita di Milano. Il tema della conversazione inaugurale è stato ”Che ci sto a fare al mondo?”. La relatrice ha suscitato vivo interesse suggerendo ai giovani di prestare attenzione alle propria vocazione ad esser vivi e vive.
I successivi momenti in plenaria sono stati a dicembre, gennaio, febbraio, marzo, sui temi della cura delle fragilità (con Francesco Simonetti, responsabile della Casa famiglia La Perla Preziosa della Comunità Papa Giovanni XXIII di Pesaro), della pace con Mons. Pero Sudar, del lavoro buono e giusto (con la dirigente nazionale dei Giovani delle Acli Alice Manoni), dello sviluppo sostenibile (con il docente UNIVPM prof. Marco Giuliani).
I ragazzi e le ragazze – dopo aver ascoltato i testimoni sui temi delle fragilità, del lavoro giusto, dello sviluppo sostenibile – sono stati chiamati ad incontrare persone, associazioni, istituzioni, cooperative e imprese che nel territorio incarnano la promozione dei temi appresi nelle diverse plenarie.
Hanno vissuto le cosiddette “call to action”: Caritas, il Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche di Senigallia – STDP ( ex Ser.T.) del Dipartimento delle Dipendenze Patologiche, la cooperativa Casa della Gioventù e SeminaSogni, l’associazione Dalla parte delle donne ODV, Magazzino Rikrea della Caritas, il sindacalista Giovanni Giovannelli, Susanna Sartini (referente del progetto Policoro), Pierpaoli s.r.l, la pedagogista prof.ssa Mariangela Scarpini, Giovanni Ciriachi della Fondazione diocesana Fratello Sole, la cooperativa Stelle del Mattino sono stati gli esperti che hanno aiutato i liceali a dare corpo a quanto appreso durante le plenarie al mattino.
La valutazione delle ragazze e dei ragazzi
Il 14 aprile al Teatro Portone, i ragazzi e le ragazze del Liceo hanno vissuto il momento della cerimonia di chiusura, in cui con il Team è stato valutato l’esito del percorso compiuto. Di seguito un estratto delle testimonianze delle otto classi ( 4 BU, 4 CU, 4 EU 4 AL, 4 Bl, 4 Cl, 4 AE, 4 DE) che hanno preso la parola per raccontarci come è andata.
«Questo progetto ha rappresentato per noi molto più di un semplice percorso scolastico: è stato un’occasione per riflettere, ascoltare e imparare a guardare la realtà con occhi diversi. Per questo vogliamo innanzitutto ringraziare tutte le persone che lo hanno reso possibile e la nostra scuola, che ci ha dato l’opportunità di vivere un’esperienza capace di arricchirci. Spesso non ci rendiamo conto di quanto la vita possa essere complessa. Durante gli incontri del progetto We Care abbiamo conosciuto storie di persone che, nonostante difficoltà profonde, trovano ogni giorno la forza di andare avanti con coraggio, dignità e persino con il sorriso. Questo ci ha fatto riflettere su quanto, nella nostra quotidianità, diamo per scontate tante cose».
«Ci teniamo a rivolgere un ringraziamento sentito a chi ha ideato, organizzato e reso possibile il progetto We Care. Grazie per aver creduto che noi studenti possiamo affrontare temi così grandi e complessi. Ogni incontro è stato costruito con cura: dalla scelta dei relatori alla gestione dei tempi, ci siamo sempre sentiti accolti e stimolati a partecipare davvero. Questo percorso è stato per noi un’importante tappa di crescita. All’inizio alcuni di questi temi ci sembravano lontani o troppo “da grandi”. Incontro dopo incontro, invece, abbiamo capito quanto ci riguardino da vicino».
« La *fragilità* ci ha insegnato che mostrarsi vulnerabili non è un limite, ma un punto di partenza per capirsi e aiutarsi. Abbiamo scoperto che riconoscerla negli altri e in noi stessi è il primo passo per costruire relazioni più autentiche.
La *sostenibilità* è uscita dai libri ed è entrata nelle scelte quotidiane. Ci siamo chiesti che impronta lasciamo sul mondo e come anche un piccolo gesto, ripetuto da tanti, può fare la differenza.
La *pace* l’abbiamo vista non solo come assenza di guerra, ma come rispetto, ascolto e giustizia. Parte da come trattiamo il compagno di banco e arriva fino alle grandi decisioni del mondo.
Il *lavoro* ci è apparso sotto una luce nuova: non solo fatica o stipendio, ma dignità, passione e diritto. Un lavoro giusto rispetta la persona, l’ambiente e costruisce futuro».
«Al primo incontro con il progetto We Care ci è stata posta una domanda fondamentale: “Che cosa ci sto a fare al mondo?” Durante il percorso, abbiamo analizzato questa domanda da diverse prospettive. Siamo partiti dal concetto di fragilità, ascoltando testimonianze su periodi di guerra, su esperienze di ripartenza dopo momenti di difficoltà, sul rispetto per l’ambiente, sulla fragilità economica e su come il lavoro possa diventare ingiusto e insostenibile.Come ha detto Pero Sudar, siamo abituati a vivere secondo una mentalità egoistica, a discapito degli altri, abituati a soddisfare bisogni personali e non necessari. Questa mentalità è fonte di tensioni continue: personali, nazionali e internazionali. Dobbiamo superare questo modo di pensare, riconoscere che siamo tutti diversi e allo stesso tempo mescolati, e che possiamo vivere in pace solo grazie a valori umani come la tolleranza, il rispetto, il confronto e altri ancora. Secondo il vescovo, una pace vera e duratura non è possibile senza un fondamento morale. Per questo la comunità deve impegnarsi a proteggere i valori umani. Abbiamo avuto anche un approccio concreto all’importanza di aiutare la comunità, attraverso le call to action proposte, che ci hanno mostrato ciò che il nostro territorio mette a disposizione. In conclusione, la risposta alla domanda “Che cosa ci sto a fare al mondo?” è per noi un impegno comune, a cui ognuno dovrebbe aderire per vivere quel clima di tolleranza e di pace descritto da Pero Sudar».
Le “Call to action” hanno permesso « di vivere ciò che prima era solo ascolto. Perché non capita spesso di andare nelle aziende e capire come funzionano realmente. I temi sono stati concreti e di vita oltre lo studio tecnico: abbiamo potuto dedicare del tempo per argomenti più concreti rispetto allo studio teorico della scuola».
«Il progetto We Care ci ha insegnato a metterci nei panni degli altri, ad osservare con più attenzione e a comprendere che ciò che vediamo ogni giorno non è tutto. Esistono realtà che restano invisibili finché non impariamo a fermarci davvero e ad ascoltare. È stata un’esperienza che ci ha arricchito non solo dal punto di vista scolastico, ma soprattutto umano. Gli incontri di We Care ci hanno spinto a farci domande, a mettere in discussione le nostre certezze e a sviluppare uno sguardo più consapevole verso temi importanti come la pace, il lavoro e le fragilità. Per questo oggi non portiamo via solo delle conoscenze, ma qualcosa di più profondo: una maggiore attenzione verso gli altri e la volontà di non restare indifferenti.Perché abbiamo capito che la realtà non è solo quella che viviamo noi, ma anche quella che scegliamo di vedere negli altri.E forse è proprio da questa scelta che può nascere un cambiamento».
«Gli incontri ci hanno appassionato molto e ci hanno dato la possibilità di entrare in contatto con realtà a noi prima sconosciute. Le attività in classe ci hanno coinvolto molto, perché ci hanno permesso di poter parlare in una dimensione più intima e personale, permettendo ai singoli di aprirsi più di quanto avrebbero potuto fare insieme alle altre classi».
Conclusione aperta
In questi quattro anni, il percorso We Care è stato indirizzato alle classi quarte delle scuole superiori della città di Senigallia, per proporre dei momenti formativi rivolti ai più giovani in cui far incontrare l’umanesimo civile con alcuni princìpi dell’insegnamento sociale della Chiesa, in stile di dialogo ed ascolto.
Siamo arrivati a coinvolgere, in 4 anni, i 4 istituti superiori della città di Senigallia: il liceo E. Medi, l’istituto Corinaldesi-Padovano, l’istituto Panzini ed il liceo Perticari.
Si è trattato di un modo di incarnare l’educazione civica in stile partecipativo ed interattivo.
We Care ha avuto per sottotitolo: “la democrazia che vogliamo” ed ha cercato di essere un percorso strutturato per avvicinare i più giovani ad un esercizio maturo del voto, affinché abbiano gli strumenti per vivere e desiderare una democrazia di qualità.
Che fare per il futuro?
Il Team organizzatore ha vissuto in modo appassionante questi anni, faticosissimi e coinvolgenti.
Ci piacerebbe entrare in dialogo con la società civile, le istituzioni, le realtà educative di Senigallia per essere aiutati a decifrare i prossimi passi da compiere.
Centro Sociale casa della Gioventù
Fondazione Caritas
Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro

























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