Senigallia punta sull’archeologia
Comune, Università di Bologna, Soprintendenza insieme per una nuova stagione di ricerca e valorizzazione

Fare dell’archeologia una politica culturale permanente della città, attraverso un rapporto strutturato tra Comune di Senigallia, Università di Bologna e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro Urbino.
È questo l’obiettivo della nuova collaborazione alla quale le tre istituzioni stanno lavorando da alcune settimane e che porterà prossimamente alla formalizzazione di una nuova Convenzione dedicata allo studio, alla ricerca, alla tutela, alla valorizzazione e alla promozione del patrimonio archeologico senigalliese e, in particolare, della storia dell’antica Sena Gallica.
Non si tratterà semplicemente del rinnovo di una collaborazione, ma della costruzione di un percorso strutturato e pluriennale, capace di mettere a sistema competenze scientifiche, professionalità e strumenti per dare continuità alla ricerca archeologica sul territorio.
La futura Convenzione potrà prevedere campagne di studio e ricerca, saggi e indagini archeologiche, approfondimenti scientifici, attività di catalogazione e conoscenza dei reperti, oltre a iniziative di divulgazione e valorizzazione dei siti e del patrimonio archeologico cittadino.
Un lavoro che avrà anche una forte dimensione divulgativa e formativa, con particolare attenzione al mondo della scuola, alle associazioni culturali e archeologiche e alla partecipazione della comunità, attraverso laboratori, incontri, visite, percorsi didattici e iniziative rivolte alle giovani generazioni.
“Abbiamo scelto di dare all’archeologia senigalliese una prospettiva nuova e soprattutto strutturata – sottolinea l’Assessore alla Cultura e ai Beni culturali Massimo Bello –. Il patrimonio di Senigallia è molto più ricco di quanto ancora oggi conosciamo e crediamo che sia arrivato il momento di mettere in campo una strategia stabile, nella quale ricerca scientifica, tutela e valorizzazione procedano insieme. La collaborazione con l’Università di Bologna e con la Soprintendenza rappresenta un passaggio importante proprio perché ci consente di costruire un programma di lavoro con basi scientifiche solide e con una prospettiva pluriennale”.
La presentazione dei reperti a “La Fenice”
Il progetto è stato al centro dell’appuntamento ospitato mercoledì sera, 12 agosto 2026, presso l’Area Archeologica e Museo “La Fenice”, dove un pubblico numeroso e interessato ha potuto conoscere alcuni dei più recenti risultati dell’attività di ricerca e tutela sul territorio senigalliese. Nel corso della serata, la dottoressa Ilaria Venanzoni, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro Urbino, e il professor Giuseppe Lepore, dell’Università di Bologna, hanno illustrato due importanti teste marmoree provenienti dall’area di San Gaudenzio, recentemente restituite alla collettività.
I reperti sono stati recuperati grazie all’attività della Soprintendenza, dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale del Comando di Ancona e alla liberalità della signora Donatella Diamantini. La restituzione assume particolare rilevanza non soltanto per il valore dei manufatti, ma anche per le informazioni che possono contribuire ad aggiungere alla conoscenza della storia e dell’evoluzione del territorio senigalliese.
San Gaudenzio, un luogo ancora da studiare
L’area di San Gaudenzio costituisce infatti un contesto archeologico di particolare interesse, nel quale si concentrano testimonianze riconducibili a diverse fasi della storia della città. Sono documentate tracce delle attività estrattive della pietra calcarea, utilizzata già nelle prime fasi della colonia romana per la realizzazione delle mura della città repubblicana. Nell’area è inoltre attestata la presenza di una sorgente e di un sistema idrico che potrebbe avere origini romane e che, con ogni probabilità, venne successivamente riutilizzato nell’ambito dell’acquedotto realizzato in età ducale da Francesco Maria II della Rovere. A queste testimonianze si aggiunge la presenza, a partire dall’età medievale, di un importante complesso monastico, del quale rimangono tracce nell’attuale Villa Fedreghini e nel celebre sarcofago successivamente collocato all’interno del Duomo di Senigallia. Un patrimonio stratificato che racconta la complessità della storia urbana di Senigallia e che conferma, allo stesso tempo, quanto il territorio abbia ancora da restituire attraverso nuove attività di studio e ricerca.
Dalla ricerca alla valorizzazione
La collaborazione tra Comune, Università e Soprintendenza nasce quindi con l’obiettivo di trasformare questo patrimonio in un vero e proprio percorso permanente di conoscenza, collegando la ricerca scientifica alla vita culturale della città.
Particolare attenzione sarà dedicata alla possibilità di creare un rapporto sempre più stretto tra ricerca, formazione e divulgazione, affinché l’archeologia possa diventare uno strumento accessibile non soltanto agli specialisti, ma anche agli studenti, alle associazioni, ai cittadini e ai visitatori.
Il progetto guarda inoltre alla possibilità di rafforzare il ruolo di Senigallia nei circuiti nazionali e internazionali dedicati all’archeologia e alla valorizzazione dei patrimoni antichi, utilizzando la collaborazione con l’Università di Bologna e il rapporto con la Soprintendenza come elementi strategici per elevare il livello scientifico delle attività e sviluppare nuove opportunità di ricerca.
L’obiettivo è mettere in relazione il patrimonio di Sena Gallica con la storia urbana della città, la formazione, il turismo culturale e la promozione del territorio.
“Senigallia non deve limitarsi a custodire ciò che già conosce, ma deve avere il coraggio di cercare ciò che ancora non conosce – conclude l’Assessore Bello –. La nostra storia è sotto i nostri piedi e dobbiamo creare le condizioni perché possa essere studiata, restituita alla comunità e trasformata in conoscenza e cultura. La Convenzione con Università e Soprintendenza vuole essere proprio questo: il passaggio da singole iniziative a una vera politica culturale permanente dedicata all’archeologia della città”.


























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