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Cyberbullismo, come contrastare il fenomeno: la “rete” è davvero cattiva?

Gregorini: "Serve rispetto per gli altri e conoscenza degli strumenti informatici per poter arginare il fenomeno"

Silvio Gregorini all'incontro dei GD sul tema del cyberbullismo

Lo scorso giovedì 27 ottobre, i Giovani Democratici di Senigallia hanno organizzato un incontro con la senatrice Elena Ferrara, relatrice della nuova proposta di legge sul delicato tema del cyberbullismo. Un tema, questo, che in Italia si è iniziato ad analizzare solo negli ultimi anni, a fronte di alcuni tragici episodi che hanno coinvolto le fasce d’età più esposte, come gli adolescenti. Una problematica ancora ben lontana dall’essere risolta, ma che vede nella proposta di legge un primo passo nella giusta direzione.

Come qualsiasi altro strumento, la Rete non ha mai, di per sé, una connotazione morale. La Rete non è buona, né cattiva: piuttosto, la bontà dello strumento dipende dall’uso che se ne fa. Ecco perché, come spiegava la senatrice Ferrara, è più che mai importante lavorare su due binari paralleli, quali il rispetto per la persona umana e la formazione continua delle nuove generazioni, affinché siano a conoscenza dei meccanismi e del funzionamento degli strumenti digitali di cui ci siamo dotati, grazie allo sviluppo tecnologico in generale, ed informatico in particolare.

La chiave di volta per il contrasto ai fenomeni di cyberbullismo risiede in questi pilastri fondamentali: rispetto per gli altri, e conoscenza degli strumenti informatici. Purtroppo la proposta di legge è stata modificata dal lavoro delle Commissioni parlamentari, che l’hanno trasformata da un testo che si focalizzava, appunto, sulla prevenzione attraverso formazione ed educazione delle nuove generazioni, in un testo che invece sembra essere più punitivo e severo nei confronti di chi si rende colpevole di questo reato.

Eppure, se la storia ci ha insegnato qualcosa, è che l’inasprimento delle pene non è mai stato un deterrente. Senza contare, infine, che i molti esperimenti che sono stati fatti negli ultimi decenni di creare una regolamentazione della Rete attraverso la giurisprudenza sono quasi sempre falliti: questo a causa della natura mutevole e cangiante del mondo digitale, che si trasforma ad una velocità molto superiore rispetto a quella con cui si possono formulare, approvare ed applicare normative in merito (senza rischiare di produrre leggi “zoppe”, proprio a causa della fretta con cui dovrebbero essere scritte).

Concludendo, in un mondo che si evolve sempre più in fretta, gli unici strumenti che possono tenere il passo all’evoluzione tecnologica sono l’educazione e la formazione continua. Per questo voglio augurare un sincero in bocca al lupo alla Senatrice Ferrara per l’arduo compito che le spetterà nel cercare di riportare il testo allo spirito iniziale di prevenzione del fenomeno, anziché farlo approvare nell’attuale testo.

 

da Silvio Gregorini
segretario provinciale GD

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