Guccini: ambientalista ante Litteram nell’ anno dedicato a San Francesco
Le riflessioni di Mirella Verde sul grande cantautore scomparso

In molti, anche sulla stampa locale, hanno parlato del grande Guccini, della sua frequentazione di Senigallia, ma pochi , per non dire quasi nessuno,si sono soffermati su una delle sue caratteristiche principali: quella della sua schiettezza , della sua franchezza, caratteristiche rare nel mondo d’ oggi che rendono difficile incasellare l’ artista in qualsiasi tipologia d’ essere, perché qualsiasi definizione gli va stretta e non può riferire quello che è stato, è e sempre sarà il Maestrone.
Che vivrà in eterno nel ricordo non solo delle sue opere musicali ( come.avrebbe detto Foscolo) ma anche per la sua immensa capacità di essere precursore di tante tematiche oggi di grande attualità , come quella dell’ ambiente, non fosse altro per il fatto che questo 2026 è l’ anno giubilare dedicato a san Francesco, cantore( non solo con l’ anima, ma anche con l’ operatività dettata dal cuore)della bellezza del patrimonio naturalistico e faunistico, e che metteva tutte le creature sullo stesso piano perché figlie dello stesso Padre . Ma che per dirla con ” gucciniana” schiettezza stiamo onorando concretamente ben poco, basando questa ricorrenza tanto importante, nella maggior parte dei casi , solo su cerimonie esteriori che spesso sono lontane anni luce dall’ autentico spirito francescano. Non mettendo in pratica le parole pronunciate dal Santo Padre di ” “sottrarsi alla cultura della potenza”, ritrovando “un mondo di fratelli e sorelle da apprezzare e servire, non da sfruttare e dominare.(…) “Un mondo, aggiungerei io, in cui reinventare ( nel senso latino del termine) un abbraccio protettivo per tutte le creature, sentite alla maniera di San Francesco tutte nostre sorelle e fratelli, senza alcun senso di superiorità da parte del bipede umano., ma allargando confini della mente e del cuore, per essere sensibili, attenti , quindi umili, accoglienti verso tutti.” E poi aggiungendo con il.Pontecice che “Sottrarsi alla cultura della potenza e costruire la civiltà dell’amore non è subito compreso e accettato ma,anche se non è facile, dà molta gioia”. Vero, se lo si comprende. E questo itinerario che dovrebbe essere scontato in un mondo che si ritiene civilizzato è ancora, purtroppo, tutto ( o quasi ) da costruire mattone su mattone, in un mondo che vive nel degrado ( urbano e morale) quasi non fossimo noi bipedi pseudoumani a procurarlo.
E Guccini è stato proprio il precursore di queste tematiche ambientali ed etiche, che vanno a braccetto con un mondo di solidarietà e di pace, in tempi in cui era difficile parlarne ( non che oggi , per diversi aspetti , sia diventato più facile).
Nelle sue canzoni emergono con forza la tutela della natura, la fragilità del territorio e il rapporto, spesso compromesso, tra l’uomo e l’ecosistema. Un’attenzione la sua nata dal profondo legame con l’Appennino tosco-emiliano e con Pavana, il paese delle sue radici, che ha rappresentato per il cantautore una sorta di Musa ispiratrice dei suoi testi.
Tra i brani più rappresentativi di questa sensibilità annoveriano nel suo vastissimo repertorio” Il vecchio e il bambino” nel cui testo si racconta di due figure che camminano attraverso un paesaggio desolato, devastato da una catastrofe che può essere interpretata come il risultato di una guerra nucleare o di un collasso ambientale. Il vecchio, che ricorda nella memoria un mondo ormai perduto, invita il bambino a immaginare una terra ricca di campi coltivati, alberi, fiori e colori, illuminata da un sole capace di scandire il ritmo delle stagioni. Una Terra, un Pianeta che,come tutti dovremmo sapere , è un prestito dei nostri figli. Ma come gliela restituiremo?
E il nostro cantautore, in un altro testo si sofferma sul rischio di un conflitto nucleare distruttore di tutto e di tutti. E in altri sull’ amore per i monti e le foreste, che sono vita e danno vita.
Predominante, nella sua esistenza, anche l’amore per gli animali e – soprattutto – per i gatti, amore che condivideva con la moglie. Un rapporto che lui stesso aveva reso particolare in quanto i gatti sono sempre stati gli unici animali della sua vita , e invitando tutti a prendersi cura di quelli più sfortunati.
Chissà, mi domando, cosa avrebbe detto Guccini di fronte alle violenze perpetrate quotidianamente contro gli animali ( oggi per fortuna diventati soggetti di diritto a cui viene riconosciuta la natura di esseri senzienti) da parte di chi, ancora non capisce che, quando ha accanto a se’ un animale, ha a che fare con una creatura di carne e sangue, e non un peluche o un oggetto di cartapesta?Meno male che da un anno circa ogni creatura animale.e’ protetta da una nuova legge. che titola una sezione del Codice PENALE. ai” delitti contro gli animali” , che vieta, tra l’ altro la diffusione di immagini di violenza on line, così in uso tra i giovani.Che sono sempre in cerca di mostruosità da imitare.
Chissà cosa avrebbe detto di certa stampa che non pubblica nemmeno un testo dedicato ai gatti nel giorno della loro festa internazionale?
Chissà cosa avrebbe detto se fosse venuto in questi giorni a Senigallia , trovando cumuli di spazzatura nei pressi della biblioteca, oppure la totale mancanza di educazione con un sostrato di violenza incredibile , sempre qui , nella turistica Senigallia, con un lui che tira un bicchiere d’ acqua addosso a lei e quest’ ultima che gli sputa addosso!
Di certo non avrebbe dato, come taluni hanno dichiarato, la colpa ai piccioni della decadenza della città. Dove si vendono alcoolici anche ai minori, dove spesso non si ha rispetto di nulla e di nessuno. Dove, finita la festa( mi rivolgo a Jamboree) si diffonde nell’ aere ( un po’ di poesia e di aulico linguaggio ci vuole per un tocco di raffinatezza) soave odore di urina( umana) che di certo non sono i piccioni a procurarlo . E di certo avrebbe accolto con favore, lui amante sincero di natura e animali in tutte le stagioni ( e non stazioni , come trovo scritto) quello che Anna Manoni ha proposto per ” prendere due piccioni con una fava” ( mi si passi l’ ironia , arma delle persone colte ed intelligenti che non cadono in “lapsus freudiani che spesso denotano una visione – non quella dei tossici, per carità- distorta delle cose) , perché cio’ che Anna Manoni e altre persone propongono è metodo incruento che salva i volatili e la città. E chissà cosa avrebbe detto dei nuovi metodi di disinfestazione che sono letali per vermi ed insetti e che lasciano traccia nell’ ambiente!
Ma mi piace avviarmi alla conclusione di questo pezzo, ricordando un altro testo
di Guccini: L’ albero ed io
Quando il mio ultimo giorno verrà dopo il mio ultimo sguardo sul mondo,
non voglio pietra su questo mio corpo, perchè pesante mi sembrerà.
Cercate un albero giovane e forte, quello sarà il posto mio;
voglio tornare anche dopo la morte sotto quel cielo che chiaman di Dio.
Ed in inverno nel lungo riposo, ancora vivo, alla pianta vicino,
come dormendo, starò fiducioso nel mio risveglio in un qualche mattino.
E a primavera, fra mille richiami, ancora vivi saremo di nuovo
e innalzerò le mie dita di rami verso quel cielo così misterioso.
Ed in estate, se il vento raccoglie l’invito fatto da ogni gemma fiorita,
sventoleremo bandiere di foglie e canteremo canzoni di vita.
E così, assieme, vivremo in eterno qua sulla terra, l’albero e io
sempre svettanti, in estate e in inverno
contro quel cielo che dicon di Dio.
Il testo, che suscita vera emozione e commozione, esprime il profondo desiderio dell’ artista di essere un tutt’ uno con la natura, nel pieno rispetto di essa, che conserva traccia viva ed eterna del suo Creatore e di un’ armonia unica ed irripetibile.Che va protetta. Nel vero spirito francescano. Altrimenti le celebrazioni in onore del santo d’ Assisi diventano fatto meramente esteriore e fonte di lucro. Quindi lontane anni luce da quello che san Francesco ha voluto testimoniare con la sua opera.
E in questo spirito d’ amore e di rispetto per tutte le creature ci ritrovo il cantautore di Pavana che, pur dichiarandosi più volte agnostico, credo sentisse più di tanti altri ipocriti la presenza di Dio nel creato. E penso anche nel suo cuore. Che si è slanciato, come gli alberi, verso quel cielo d’ amore che ha avuto sempre sede in lui.E che ora vive nella Speranza, fiducioso in un prossimo risveglio nel mattino di una prossima primavera, che rinnova ogni vita.
Mirella Verde
Docente di italiano e storia in pensione
Responsabile di una colonia felina a Cesano di Senigallia


























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