“Il nemico delle Marche è il kebab”
"Molto più facile prendersela con una categoria di esercenti ben precisa, selezionata su base etnica, vero Acquaroli?"

Confessiamo che ci eravamo persi. Avevamo passato gli ultimi anni a preoccuparci delle solite cose — le liste d’attesa in ospedale, i paesi ancora con le case puntellate dopo il terremoto del 2016, i ragazzi che partono e non tornano, i centri storici che si svuotano finché non restano che i cartelli “affittasi” e qualche piccione.
Ci sembravano problemi seri. Ci sbagliavamo.
Il problema vero erano i kebab. Già, le orde di kebab e falafel che, attraverso una strisciante sostituzione etnico culinaria, stanno lentamente rimpiazzando le nostre care, tradizionalissime pizzerie al taglio, i nostri forni, le nostre salumerie. Non ci vorrà molto e saremo costretti a mangiare kebab al posto della sacrosanta grigliata del primo maggio. Dite addio ai panini con le salsicce, beccatevi il pane arabo coi falafel.
La Giunta Acquaroli ha approvato una proposta di legge per limitare nei borghi storici marchigiani le attività commerciali “non identitarie”, favorendo le produzioni tipiche locali. Il testo è scritto in burocratese e non sembra nominare mai esplicitamente niente. Il presidente però sì: ha spiegato che è fondamentale avere “meno kebab”. Finalmente una visione chiara.
Qualcuno potrebbe ricordare che le associazioni di categoria, giusto qualche settimana fa, hanno avvertito che le Marche hanno già perso un quarto delle attività commerciali nell’ultimo decennio e ne perderanno un altro 30% nei prossimi anni. Tra le cause principali, verrebbe da puntare il dito contro i costi esasperati degli affitti dei locali, la concorrenza dell’e-commerce oppure il calo considerevole della capacità di spesa dei cittadini marchigiani – dal 2025 le Marche sono entrate a testa alta nella zona economica speciale, certificandone la depressione economica.
A quanto pare no, ci stavamo proprio sbagliando. Quei negozi hanno evidentemente chiuso i battenti per altri motivi, motivi legati alla guerra culturale scatenata dai cattivi musulmani che vogliono stravolgere la nostra cultura, infangare il nostro cibo, mettere il velo alle nostre donne.
Che sia forse l’occasione per provare ad intervenire sullo svuotamento dei centri storici con incentivi pubblici per l’apertura di attività economiche, mettere mano al regime fiscale che regola questo tipo di attività, magari provare ad intervenire sul costo degli affitti? Si potrebbe, addirittura, osare ed incentivare politiche che favoriscano occasioni di incontro per le comunità che le città le vivono. Invece no!
Molto più facile prendersela con una categoria di esercenti ben precisa, selezionata su base etnica. Come se il negozio straniero non paghi le tasse, non emetta gli scontrini, non sia sottoposto allo stesso tipo di normativa e controlli a cui è sottoposta una qualsiasi pizzeria al taglio.
Nel frattempo, i centri storici delle nostre città appaiono sempre più depressi e deprimenti. Vetrine spente, serrande abbassate, negozi chiusi. Ed ogni tanto, ecco trionfare il colpevole kebab “identitariamente incompatibile”, con le luci accese fino a tardi e qualche ragazzo seduto fuori. Pensiamo che, tolto quello, il centro storico sarebbe più autentico. E più vuoto.
La proposta dovrà passare al Consiglio regionale, dove è probabile che si discuta a lungo, anche perché si configura in netto contrasto con il principio di libertà d’impresa tutelato dalla nostra costituzione. Nel frattempo, i marchigiani possono stare tranquilli: qualcuno sta pensando a loro. Forse più a quei marchigiani che strizzano l’occhio a Vannacci, ma tant’è, pur sempre marchigiani sono.
Senigallia Cambia – Avs


























Per poter commentare l'articolo occorre essere registrati su Senigallia Notizie e autenticarsi con Nome utente e Password
Effettua l'accesso ... oppure Registrati!