Albericidio: il lento declino dei giganti verdi di Senigallia
Dall'edera che soffoca gli alberi storici ai pini secolari abbattuti per fare spazio alle infrastrutture urbane: una riflessione sul valore, la tutela e il futuro del patrimonio arboreo cittadino

ALBERICIDIO SILENZIOSO: I PINI SECOLARI SOFFOCATI DALL’EDERA E DALL’INDIFFERENZA
Da anni chi percorre le strade di Senigallia e del suo entroterra assiste a un fenomeno sempre più evidente: alberi storici e pini secolari completamente avvolti dall’edera, spesso fino alle cime, in uno stato di progressivo degrado che in alcuni casi sembra aver già portato alla loro morte.
Le fotografie raccolte negli ultimi mesi documentano una situazione diffusa sia nelle campagne sia in pieno centro urbano. Alberi monumentali, alcuni collocati perfino all’interno o nelle vicinanze di edifici pubblici e scolastici, risultano completamente ricoperti dalla vegetazione infestante. In alcuni casi si osservano esemplari ormai secchi, in altri alberi ancora vivi ma chiaramente in difficoltà.
Gli esperti ricordano che l’edera non è sempre la causa diretta della morte degli alberi. Spesso si sviluppa su piante già indebolite da età, malattie, siccità o altri fattori ambientali. Tuttavia, quando la sua presenza diventa incontrollata, può aggravare notevolmente la situazione aumentando il peso sulla chioma, riducendo la disponibilità di luce e rendendo più difficile il monitoraggio delle condizioni sanitarie dell’albero.
Di fronte a immagini come queste sorge inevitabile una domanda: chi dovrebbe intervenire?
Per gli alberi presenti su suolo pubblico la competenza appartiene normalmente agli uffici comunali preposti al verde pubblico e all’ambiente, che hanno il compito di monitorare lo stato fitosanitario delle alberature e programmare gli interventi necessari. Per quelli presenti nelle proprietà private, invece, resta fondamentale la responsabilità dei proprietari, ma il Comune può svolgere un ruolo di indirizzo e controllo attraverso regolamenti, prescrizioni e, nei casi più gravi, specifiche ordinanze.
Quello che colpisce maggiormente è la sensazione di una progressiva perdita di patrimonio arboreo che sembra consumarsi nel silenzio generale. Un fenomeno che qualcuno ha iniziato a definire con una parola nuova ma efficace: “albericidio”. Non un termine giuridico, ma un’espressione che vuole richiamare l’attenzione su alberi che vengono lasciati lentamente degradare fino alla loro scomparsa.
NON SOLO NATURA: QUANTO POTEVA ESSERE EVITATO?
Accanto all’azione della natura e alla mancanza di manutenzione emerge però anche un altro interrogativo: quanto di ciò che è accaduto negli ultimi decenni dipende dalle scelte dell’uomo?
A Senigallia, secondo le stime di cittadini e associazioni impegnate nella tutela del verde, negli anni sarebbero stati abbattuti circa novanta pini secolari e altri venticinque potrebbero essere destinati alla stessa sorte. La motivazione più frequentemente indicata è quella dei danni provocati dalle radici a marciapiedi e carreggiate.
Tra gli esempi più citati vi è via Anita Garibaldi, dove il viale storico dei pini è stato sostituito da nuove alberature. Una scelta che ha suscitato nel tempo discussioni e polemiche tra chi riteneva inevitabili gli abbattimenti e chi invece riteneva possibile percorrere strade alternative.
La domanda rimane aperta: era davvero l’unica soluzione possibile?
Osservando altre realtà italiane sorgono inevitabili confronti. A Riccione, ad esempio, lungo Viale Ceccarini, molti pini storici sono stati mantenuti nonostante le problematiche legate alle radici. In diversi casi si è intervenuti sulle pavimentazioni, sui percorsi pedonali e sulle infrastrutture urbane per consentire la conservazione degli alberi.
Le moderne tecniche di arboricoltura urbana mettono oggi a disposizione numerose soluzioni: marciapiedi drenanti e flessibili, percorsi rialzati, sistemi di contenimento delle radici e interventi di manutenzione programmata. Interventi spesso più costosi nell’immediato ma che consentono di preservare alberi che hanno impiegato decenni o addirittura secoli per raggiungere le loro dimensioni attuali.
UN PATRIMONIO CHE NON SI SOSTITUISCE
Quando un pino secolare viene abbattuto e sostituito da una giovane pianta, il patrimonio arboreo non viene realmente rimpiazzato. Serviranno decenni prima che il nuovo albero possa offrire la stessa ombra, assorbire la stessa quantità di anidride carbonica e svolgere le stesse funzioni ambientali e paesaggistiche.
Per questo motivo la questione non riguarda soltanto il verde urbano, ma il valore che una comunità attribuisce alla propria storia e al proprio paesaggio.
Forse è arrivato il momento di aprire un confronto pubblico sullo stato degli alberi storici della città, sul monitoraggio delle alberature esistenti e sulle strategie di conservazione future. Perché quando un albero secolare muore o viene abbattuto, non si perde soltanto una pianta: si perde una parte della memoria collettiva della città.
E quando i grandi alberi scompaiono, non bastano nuove piantumazioni per cancellare quella perdita.






































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