“La Giunta Acquaroli ammette: per la ricostruzione del Duomo di Senigallia non c’è ancora nemmeno il progetto esecutivo”
Mangialardi: "Sarebbero bastati pochi milioni di euro per mettere al lavoro ingegneri e architetti"

Il Duomo di Senigallia è chiuso dal Novembre 2022, avendo subito danni ingenti causati da quel terremoto che è stato ribattezzato il “sisma invisibile” per via dell’inerzia e dei ritardi nella ricostruzione di cui si sono resi protagonisti il Governo Meloni e la Giunta Acquaroli.
Un sisma che ha reso inagibili tanti edifici e tante abitazioni, con circa 100 persone ancora sfollate, costrette fuori casa per ancora chissà quanto tempo. Ed è certamente a loro che va il nostro primo pensiero, alla battaglia portata avanti con coraggio dal comitato 707.
Non scopriamo certo oggi lo scarso interesse della Regione per la ricostruzione post sisma 2022, ma sono rimasto sconcertato stamane nell’ascoltare la risposta alla mia interrogazione.
La Regione ha impiegato un anno e mezzo (aprile 2024) per fare il primo sopralluogo. Il Commissario Castelli ha impiegato tre anni e mezzo (marzo 2026) per mettere a disposizione attraverso il Primo Stralcio del Piano di Ricostruzione i primi 600 mila euro per le attività di progettazione e per individuare nella diocesi il soggetto attuatore dell’intervento.
Mi sembra assurdo che la Giunta Acquaroli individui nella diocesi la responsabile di 4 anni di ritardo, in quanto nelle poche settimane da marzo ad oggi non ha affidato i servizi di ingegneria che avrebbero permesso l’approvazione del progetto esecutivo (che non c’è ancora), da approvare poi in conferenza dei servizi.
Lo voglio dire in modo chiaro e netto: la diocesi è la prima vittima, insieme a tutti i cittadini e ai fedeli senigalliesi, nonché ai turisti ai quali è interdetta la visita al nostro splendido duomo, dell’inerzia del Governo, della Regione e della struttura commissariale.
All’indomani del sisma, avevo invitato la Giunta regionale e il Governo nazionale a mettere subito a disposizioni delle risorse dedicate alla progettazione. Quello avrebbe dovuto rappresentare il primo passo verso la ricostruzione, per andare subito dopo a reperire i fondi necessari ai lavori. Sarebbero bastati pochi milioni di euro, immediatamente reperibili, per mettere al lavoro ingegneri e architetti, in modo tale da farsi trovare pronti in tempi rapidi.
Purtroppo, invece, sono passati invano anni. Di certo non per responsabilità della diocesi di Senigallia!
da: Maurizio Mangialardi

























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