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Sesso e genere: “Nessuno vuole cancellare le differenze tra uomo e donna”

L'ass. Merope, responsabile progetto UE sul gender: "Attività per superare gli stereotipi ed educare al rispetto"

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Coppie di fatto, unioni civili

Dati gli ultimi fatti accaduti a Senigallia, anche l’associazione Merope, responsabile dell’appena concluso progetto europeo “Gender… Let’s talk!”, per il dialogo ed il confronto a livello internazionale sulle tematiche dell’educazione e delle questioni di genere, vuole prendere una posizione su un tema tanto delicato quanto confuso come quello della cosiddetta “teoria gender”.

Vogliamo unirci alle voci di Normalmente e dell’assessore Bucari nel cercare di tranquillizzare le famiglie e l’opinione pubblica. L’educazione è un settore delicato e riteniamo assolutamente normale che un genitore responsabile si preoccupi di ciò che viene insegnato ai propri figli.

Ma cosa, esattamente, spaventa i genitori? E’ stato detto loro che ci saranno attività nelle scuole: far spogliare i bambini di 3/4 anni e costringerli a scambiarsi i vestiti; mostrare loro dei filmati molto crudi con scene del parto; spingerli alla masturbazione; “omosessualizzarli” (parola inventata e senza alcun significato reale, dato che non è possibile far diventare omosessuale qualcuno). Per quanto inverosimile, la credenza che esista un movimento complottista atto a realizzare nelle scuole le suddette attività, per promuovere “l’ideologia gender” ha preso piede.
In realtà, nessun progetto mai realizzato in Italia, o all’estero, ha mai previsto niente di tutto questo. I progetti realizzati (es. i laboratori di Trieste e quelli dall’associazione culturale “Scosse”) hanno come obiettivo quello di rompere stereotipi e barriere. Gli stereotipi esistono. E sono legati alle razze, al Paese di origine, ma anche alle differenze di genere (es. le donne sono tutte fragili, mentre gli uomini sono tutti insensibili). Tutto ciò che questi laboratori fanno è far capire ai bambini che ognuno di noi è diverso dagli altri, a modo suo, facendo loro comprendere l’importanza dell’accettazione dell’altro.

Un altro elemento sotto accusa è un importante documento emanato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa“. Se ci si spinge a leggere tutto il documento (invece di giudicarlo limitandosi alla lettura delle 3 pagine che vengono solitamente citate) si comprende la finalità del documento: trasmettere tranquillità e serenità ai bambini rispetto al proprio corpo e alla relazione con esso, dicendo loro che il loro corpo esiste, che è giusto che lo scoprano ma, allo stesso tempo, specificando che esistono confini interpersonali importanti e da non travalicare: il rispetto dello spazio dell’altro è importante per la prevenzione della violenza.

Chi sostiene che l’obiettivo sia eliminare le differenze tra i sessi, parte da un errore di fondo: confonde il sesso biologico con l’identità di genere. Il “sesso” è una definizione biologica delle persone, il termine “genere“, invece, “si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini;” (art. 3 “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”). La differenza tra “sesso” e “genere” è tanta. E non è detto che le due cose coincidano. Non è per niente ovvio che una persona si riconosca nei ruoli che le sono attribuiti dalla società di appartenenza (per esempio: per una donna, l’attitudine alla cura della casa e la fragilità; per un uomo, la forza e la mancanza di sensibilità).

Per chi volesse saperne di più sul concetto di stereotipi di genere, può essere molto interessante leggere “Eliminare gli stereotipi di genere nell’UE“, una la Risoluzione Parlamento Europeo del 12 marzo 2013 in cui si fa un’interessantissima analisi di quali siano questi stereotipi e si spiega il perché incidano tanto negativamente sulle nostre società. Il fatto di riconoscere che questi stereotipi esistano e che le persone abbiano il diritto di essere se stesse e sentirsi libere di essere chi vogliono non è qualcosa che dipende da un’ideologia: è un concetto basilare legato alla “libertà di autodeterminazione” degli individui e si basa sul rispetto per il singolo. Non sul politicamente corretto.

Questi documenti partono dal principio per il quale nessuno ha il diritto di costringere una persona ad essere come gli altri la vogliono. Le persone sono tutte, indistintamente, diverse tra di loro. Quello che si vuole fare non è cancellare le differenze, ma al contrario, educare al rispetto e rifiutare l’omologazione.

Commenti
Solo un commento
BlackCat
BlackCat 2015-09-25 12:58:25
AMEN.
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