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Cultura gender o no, interviene l’assessore all’istruzione di Senigallia: “non esiste”

Bucari: "non c'è una teoria gender, quindi basta falsità ed allarmismi: nessuna deriva contro la famiglia, solo rispetto altrui"

Scorcelletti - Laboratorio analisi, ambulatori specialistici, a Senigallia dal 1977
Scuola, classi, istruzione

Nel ribadire che non esiste nessuna “ideologia  gender” o “cultura gender” che viene insegnata nelle scuole, mi sento in dovere di richiamare il testo della legge 13 luglio 2015, n.107, dove  il termine ‘genere’ compare solo all’articolo 16:


“Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità dei sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”.

Vale a dire che al posto di combattere le discriminazioni, il bullismo e le violenze di genere ex post, si lavora sull’educazione e la cultura delle future generazioni.

Con questo articolo  che prevede l’insegnamento della parità di genere in tutte le scuole di ogni ordine e grado, la legge di riforma della scuola si è arricchita di un principio che è un investimento fondamentale sul futuro delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, ispirato a quanto previsto in materia già dalle nostre leggi, dalla nostra Costituzione e  dal più avanzato diritto europeo.

Il problema è l’interpretazione della locuzione “questione di genere”. A livello europeo quando si parla di questo tema, si intende la disparità che ancora esiste tra uomini e donne nell’accesso alla sanità, all’educazione, al mondo del lavoro, a una retribuzione paritaria, alla rappresentanza politica e istituzionale. Questioni, insomma, in cui la sessualità non ha alcun attinenza.
In una classifica mondiale (Global Gender Gap Index stilato ogni anno dal World Economic Forum) di circa 130 Paesi, l’Italia viaggia attorno al 70esimo posto. Questo vuol dire che su temi economici, politici, di educazione e salute, siamo ancora lontani dai paesi che offrono reali pari opportunità a uomini e donne, come peraltro prevede la nostra Costituzione.
Questi sono i temi di cui si deve parlare nelle scuole, questa è la questione da affrontare. Non solo per una giustizia morale, ma perché il nostro Paese senza pari opportunità (con un’occupazione femminile attorno al 47%) ha un motore di crescita in meno.

Non esiste alcuna “teoria gender”. Quindi basta falsità, allarmismi e strumentalizzazioni. Se ne facciano una ragione quanti stanno diffondendo informazioni distorte poiché le isterie collettive sono contagiose e si rischia di cedere alle angosce più o meno inconsce.

Da sempre nelle scuole si promuovono progetti educativi improntati al rispetto, al superamento di pregiudizi e stereotipi, alla tolleranza e convivenza pacifica. Percorsi formativi presenti nel P.O.F.T.  (Piano Offerta Formativa Territoriale) che sarà a breve presentato dal  Comune di Senigallia a tutte le scuole del territorio.

L’educazione e la conoscenza sono gli strumenti più efficaci per valorizzare le differenze e cancellare le discriminazioni. È questo l’unico modo serio, concreto, di fare prevenzione contro i dati sempre più allarmanti della violenza di genere, di ragazzi e  ragazze vittime e protagonisti di bullismo, omofobia, misoginia.
Non vedo quale altro luogo possa essere migliore della scuola per intraprendere, insieme a chi in questa comunità vive e agisce – studenti, famiglie, insegnanti – un intervento educativo in grado di restituire, alla nostra rappresentazione dei generi, la profondità e la complessità che meritano.

A chi legge in tutto questo una deriva ideologica contro la famiglia, bisognerebbe spiegare: si scrive parità di genere, si legge patto educativo per la non discriminazione, per la piena cittadinanza, per  il reciproco rispetto.

Commenti
Ci sono 16 commenti
BlackCat
BlackCat 2015-09-22 11:29:42
Ah... Finalmente si respira un pò di verità contro l'oscurantismo medioevale in atto negli ambienti ecclesiastici e neofascisti. Dicono che affermare "il falso" sia un diritto, questioni di idee.... Gli rispondo che si troverebbero bene con l'imam saudita che dice che la terra è ferma e non ruota intorno al sole. Sicuramente è in atto un complotto di una lobby che discende direttamente dagli alieni che voglio la distruzione dell'essere umano e il controllo totale del pianeta...

"La Terra è ferma e non ruota attorno al Sole. È la teoria di un imam saudita, Sheikh Bandar al-Khaibari, che ai suoi studenti ha spiegato che, al contrario di quello che scoprì Galileo Galilei, non è vero che la Terra e altri pianeti ruotano attorno al Sole. In un video postato su YouTube, l'imam risponde infatti a un suo studente spiegandogli che la Terra "è ferma e non si muove".

Per spiegare la sua teoria, l'imam ha quindi preso un bicchiere di acqua e ha detto: "Prima di tutto, dove siamo ora? Andiamo all'aeroporto di Sharjah per raggiungere la Cina in aereo". Il religioso ha poi chiesto ai suoi studenti di concentrarsi: "Questa è la Terra. Se dite che ruota, se noi lasciamo l'aeroporto di Sharjah su un volo internazionale per la Cina, la Terra ruota giusto? Quindi se l'aereo si trova in aria, la Cina non verrà verso di esso?", ha detto. "Se la Terra ruota nell'altra direzione, l'aereo non raggiungerà la Cina. Perché anche la Cina sta ruotando come ruota l'aereo", ha sostenuto".
O. Manni
O. Manni 2015-09-22 11:59:01
Assessore alla Cultura, Istruzione ed Educazione, Simonetta Bucari...Chapeau!
Paperinik
Paperinik 2015-09-22 12:19:52
La teoria Gender purtroppo esiste e chi la nasconde è in aperta malafede. Per la teoria del gender non esistono più due sessi, maschio e femmina, ma tanti generi, a seconda della libera scelta di ognuno. Tutto il resto sono chiacchiere da bar.
BlackCat
BlackCat 2015-09-22 13:15:46
Emanuela, attendiamo i testi scientifici di quello che dici. Dammi la frase, una riga, un indicazione... altrimenti io dico che esiste Cthulhu, Paperino e Topolino. Esistono! Ci sono anche i fumetti! :D
BlackCat
BlackCat 2015-09-22 13:27:28
"Ideologia del genere è un neologismo diffusosi negli anni 2000 e usato, particolarmente in ambito cattolico, per riferirsi in modo critico agli studi di genere. In italiano, il termine è spesso trattato come sinonimo di teoria del genere e usato in varianti angliciste quali teoria del gender, teoria gender, ideologia del gender, ideologia gender, gender theory, gender ideology.[1]

L'espressione è stata diffusa dal Pontificio consiglio per la famiglia per indicare una filosofia che svaluterebbe la differenza e la complementarità dei sessi e che sarebbe usata per giustificare le unioni omosessuali...

Successivamente l'espressione è stata utilizzata sia da papa Benedetto XVI[3] sia da papa Francesco[4], che in varie occasioni hanno denunciato la pericolosità di tale supposta ideologia.

Diverse associazioni accademiche e ordini professionali si sono espressi circa la non esistenza di una "ideologia" del genere, riconducendo le intense campagne mediatiche alle dinamiche tipiche delle teorie del complotto.

L'Associazione Italiana di Psicologia (AIP) nel marzo 2015 ha approvato un documento che afferma di "intervenire per rasserenare il dibattito nazionale sui temi della diffusione degli studi di genere e orientamento sessuale nelle scuole italiane e per chiarire l'inconsistenza scientifica del concetto di «ideologia del gender». Esistono, al contrario, studi scientifici di genere, meglio noti come Gender Studies che, insieme ai Gay and Lesbian Studies, hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza di tematiche di grande rilievo per molti campi disciplinari (dalla medicina alla psicologia, all'economia, alla giurisprudenza, alle scienze sociali) e alla riduzione, a livello individuale e sociale, dei pregiudizi e delle discriminazioni basati sul genere e l'orientamento sessuale"[5].
Paperinik
Paperinik 2015-09-22 14:17:58
Roma – Nella fucina degli insegnanti pro-gender: a Roma la due giorni per «educare alle differenze». A fianco della cartina d’Italia, sul muro, alcune locandine colorate con diverse famiglie. Un bimbo, due bimbi, due mamme, due papà. Non è la scuola del futuro, a Roma è già realtà. Sabato e domenica alla scuola Cattaneo, in pieno Testaccio, è andata in scena la due giorni di «Educare alla differenze» – appuntamento irrinunciabile per chi vuole introdurre nelle scuole italiane «un altro genere di informazione»: decisamente gay-friendly e, come va di moda ripetere, «libero da pregiudizi». È la fucina degli insegnanti «pro-gender» (o pro-studi di genere che dir si voglia). Ad organizzare tutto sono tre associazioni vicinissime alla galassia Lgbt, con tanto di patrocinio del Comune di Roma. Docenti e genitori imparano come combattere il bullismo, ma anche come insegnare ai bimbi a liberarsi dagli «stereotipi di genere»: per la fascia d’età 0-6 anni, le insegnanti ricompongono in modo non convenzionale le fiabe ritagliate su fogli di carta: la principessa libera il principe, mentre la nonna va al ballo con il rospo. Biancaneve ingenua e bellissima – ça va sans dire – è un modello nefasto e superato. Altrove si utilizzano giochi da tavolo per riscrivere il vocabolario. Sulle carte del Memory, un maschio e una femmina costruiscono una casa: per distinguere le carte i bimbi sono costretti a dire «il muratore» e «la muratrice». C’è la teoria del genderbread, per cui l’identità sessuale non è mai definita ma sempre in divenire, mentre a proporre un «laboratorio sull’identità sessuale degli adolescenti» è il centro lgbt bolognese «Cassero», noto per aver organizzato una festa in cui uomini travestiti da Gesù mimavano atti sessuali con una grossa croce. Nell’aula a fianco, il tavolo «fuori programma» ospita «De-generiamo», un laboratorio di «quasi-danza» che vuole riflettere su «identità e stereotipi» esplorando «autoerotismo, post-pornografia, dominazione e sottomissione, bondage e burlesque». Il tutto nella cornice di un evento organizzato da associazioni che si propongono come interlocutrici del Miur al tavolo che dovrà discutere le linee guida per attuare la riforma della Buona scuola laddove (comma 16 legge 107/2015) parla di «educare alla parità tra i sessi, prevenire violenza di genere e discriminazione, informare e sensibilizzare studenti, docenti e genitori».
BlackCat
BlackCat 2015-09-22 14:21:33
Anche il Telefono Rosa è entrato in merito alla questione (sicuramente fanno parte del complotto mondiale giudaicomassonicoalino volto a distruggere l'umanità sulla terra):

ANSA: Scuola: Telefono Rosa, basta falsità su "teoria gender"
"Educazione genere importantissima per prevenire la violenza"
- ROMA, 4 SET - "Assistiamo sbigottite ad una strisciante campagna di disinformazione nonché ad un gravissimo tentativo di fermare l'attuazione della legge negli articoli dedicati all'inserimento dell'educazione di genere e approvati nella Buona Scuola". E' quanto afferma in una nota Telefono Rosa spiegando che "basta con le falsità dell'inesistente 'teoria gender'. L'educazione di genere è importantissima e contribuisce a prevenire la violenza". "Una quantità smisurata di messaggi telefonici, video che possiamo definire elegantemente 'più che fantasiosi' e pieni di stereotipi, locandine ed eventi che demonizzano un pericolo, del tutto inesistente, su presunte manipolazioni dei più piccoli. Abbiamo deciso, per questo, di dare il nostro contributo a un
minimo di verità, dal momento che aver introdotto l'educazione di genere nelle scuole ha, a nostro parere, una portata storica. Per la prima volta - è detto in una nota - vediamo diventare
legge una delle nostre più grandi battaglie culturali. Una battaglia a cui lavoriamo instancabilmente: da 8 anni andiamo anche nelle scuole con le nostre esperte, proprio per portare
tra i banchi il rispetto per ciò che si è e non per modelli predefiniti". "Basterebbe in realtà leggere il primo articolo testo del ddl che ha aperto la strada a questo grande passo, il presupposto
primo dell'educazione di genere. Ma, ad arte, questo messaggio è distorto e viene diffuso ben altro. La campagna manipolatoria in atto fa sì che le informazioni vengano volutamente modificate e si sottendano pericoli legati a una imposizione di orientamenti sessuali per bambini o bambine, con chissà quali pratiche demoniache. Sembra, lo diciamo con chiarezza, di essere tornati ad una ridicola caccia alle streghe", prosegue Telefono Rosa. "Lo vogliamo riscrivere chiaramente: non esiste una Teoria Gender. Esistono invece gli studi di genere che si prefiggono di cancellare le discriminazioni riprodotte, a tutti i livelli della società, in base alle differenze. Ma sono ben altra cosa dalla disinformazione mirata che alcuni stanno facendo. D'altra parte il Telefono Rosa porta avanti la battaglia per la parità da moltissimi anni e, nello specifico, appoggia pienamente il
primo articolo del testo del ddl citato prima". Telefono Rosa vuole rimarcare che "accoglie, con piena soddisfazione, l'introduzione di programmi scolastici che sapranno interrompere la sub-cultura degli stereotipi e dei luoghi comuni che inchiodano maschi e femmine a un modello
comportamentale predefinito. Ricordiamo, inoltre, che rendere strutturale l'educazione di genere è anche uno degli obblighi della Convenzione di Istanbul, faro illuminante di azioni fondamentali che il Governo deve realizzare per prevenire la violenza di genere e per promuoverne la parità. L'educazione di genere è fondamentale per contrastare la violenza".
paulus 2015-09-22 14:45:14
La teoria del gender non solo esiste ma ha già trovato applicazioni pratiche (oltrechè tragiche) come riportato in questo video:

https://www.facebook.com/carlo.mrtn/videos/vb.1362273051/10207717509800057/?type=2&theater

oppure in questo articolo:

http://www.maurizioblondet.it/la-teoria-del-gender-non-esiste-mai-esistita/

o le conferenze dell'avv. Gianfranco Amato su youtube.
anfatti
anfatti 2015-09-22 15:16:03
Emanuela, sarebbe corretto citare la fonte per controllare da dove hai copincollato questo testo!
O. Manni
O. Manni 2015-09-22 16:15:52
WOW! Come fonti attendibili si citano i Gandolfini presidenti dei comitati "Difendiamo i nostri figli" (dalla ideologia GIENDER), vedo. Perché a questo punto, per farsi raccontare la storia di Berlusconi, non si cita anche l'attendibile Emilio Fede, visto che ci siamo?
Paperinik
Paperinik 2015-09-22 18:06:21
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/04/regione-veneto-ok-a-mozione-anti-teoria-gender-nelle-scuole-favorisce-abusi-sessuali-e-pedofilia/2008001/ Regione Veneto, ok a mozione anti-teoria gender nelle scuole: “Favorisce abusi sessuali e pedofilia” Il Consiglio regionale ha approvato la mozione presentata dal consigliere Sergio Berlato di Fratelli d’Italia che obbliga gli istituti a “non introdurre ideologie pericolose per lo sviluppo degli studenti quali l’ideologia gender”. La motivazione: "In Paesi dove simile strategie sono state applicate hanno portato ad una sessualizzazione precoce della gioventù". A Venezia il sindaco Brugnaro aveva messo all'indice i libri. E’ “emergenza educativa” in Veneto. Così almeno, secondo il Consiglio regionale che ha approvato la mozione presentata dal consigliere Sergio Berlato di Fratelli d’Italia che obbliga le scuole a “non introdurre ideologie pericolose per lo sviluppo degli studenti quali l’ideologia gender”. Con 24 voti a favore e 9 contrari, la proposta è passata creando un acceso dibattito dentro e fuori le istituzioni. Berlato ha presentato il documento dicendo che “in alcuni casi purtroppo l’educazione all’affettività è diventata sinonimo di educazione alla genitalità, priva di riferimenti etici e morali, discriminate per la famiglia fatta da un uomo e una donna. In Paesi dove simile strategie sono state applicate, come in Inghilterra e in Australia, questo ha portato ad una sessualizzazione precoce della gioventù, con conseguente aumento degli abusi sessuali (anche tra giovani), dipendenza dalla pornografia, all’attività sessuale prematura con connesso aumento di gravidanze ed aborti già prima dell’adolescenza e all’aumento della pedofilia”. Chiaro l’attacco contro “i libretti in cui la famiglia composta da una donna e da un uomo è vista come uno stereotipo da superare e l’omofobo viene identificato in base al grado di religiosità. In alcuni casi si è arrivati alla deriva dell’ideologia gender”. Una posizione simile a quella del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che con una circolare inviata il 24 giugno – 9 giorni dopo aver vinto il ballottaggio con Felice Casson – al personale docente di asili nido e scuole dell’infanzia aveva fatto ritirare 49 testi che affrontano il tema della discriminazione. Berlato e la maggioranza sono convinti, com’è specificato nella mozione, che ”l’ideologia gender non è solo pericolosa, in quanto porta alla disintegrazione della personalità con conseguente fragilità psichica, instabilità emotiva ed affettiva, bassa autostima e senso di inadeguatezza ma anche totalmente inutile”. Una presa di posizione spiegata dal fatto che secondo Berlato “esiste un paradosso che dimostra come nei Paesi in cui si è maggiormente investito nella cosiddetta impostazione di genere paritario, quali la Norvegia, le differenze uomo – donna, sono molto più accentuate”. Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia ha puntato il dito contro la strategia nazionale dell’Unar, l’Ufficio nazionale anti- discriminazioni razziali che ha redatto progetti educativi “con l’aiuto esclusivo di associazioni LGBT, senza l’adeguato coinvolgimento di associazioni ed enti rappresentativi dei genitori”. Parole che hanno scatenato le associazioni gay e non solo. Il Partito Democratico ha difeso a spada tratta la Buona Scuola, spiegando che non contiene nulla di quanto indicato nel testo del provvedimento proposto da Berlato ma la maggioranza non ha avuto dubbi e ha approvato la mozione che impegna la giunta ad intervenire nelle scuole di ogni ordine e grado affinché “non venga introdotta in alcun modo la teoria del gender e venga rispettato il ruolo prioritario della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità, riconoscendo il suo diritto prioritario”. D’ora in poi in Veneto “saranno coinvolti – si legge ancora nel testo – gli enti rappresentativi dei genitori e delle famiglie in ogni strategia educativa della scuola”, soprattutto “nella predisposizione dei progetti sull’affettività e sulla sessualità, rendendo il loro contenuti trasparenti ed evitando il contrasto con le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori”.
Paperinik
Paperinik 2015-09-22 18:11:04
http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=132932 Consegnati a Mattarella 180 mila "no" al gender nelle scuole. Sono oltre 180 mila le firme raccolte dalla petizione no-gender “Per una scuola che insegna e non indottrina”. Le 41 associazioni promotrici le hanno consegnate al presidente della Repubblica Mattarella. Intanto mentre l’opinione pubblica è concentrata sulle proteste contro la riforma scolastica, domenica scorsa la commissione Cultura della Camera dei Deputati ha approvato un emendamento che introduce “lezioni di parità di genere in tutte le scuole”. Sulla petizione Paolo Ondarza ha intervistato Toni Brandi, presidente di Pro Vita Onlus: R. – Le firme che sono state raccolte, in circa due mesi, sono 180 mila 517, cosa che per una petizione nazionale credo non sia mai successa. D. – Ecco, a questo punto arriveranno nelle mani del presidente Mattarella… R. – Che certamente - mi spiace dire la verità - è stato quello, delle tre autorità che abbiamo sollecitato (il premier Renzi e il ministro Giannini, ndr.) che ha mostrato maggiore sensibilità al tema. Il presidente ha risposto con una bella lettera, con saluti, e ci augura successo. Una lettera positiva. Mentre gli altri neanche hanno risposto. Sono nove settimane, che noi cerchiamo un appuntamento con il ministro dell’Istruzione Giannini, che ne ha fissati due e poi li ha cancellati. Da Renzi non abbiamo avuto nessuna notizia. D. – E poco si parla di questo indottrinamento che - denunciate- sta già avvenendo nelle scuole italiane… R. – Guardi, noi stiamo mettendo insieme un dossier con numerosissimi casi di indottrinamento gender. Produrremo presto anche un video, perché a Milano, a Perugia, a Torino, in moltissime scuole, in moltissimi asili nido soprattutto, i bambini vengono indottrinati sulla teoria gender e su un aperto transessualismo e omosessualismo. D. – Indottrinamento - denunciate - condotto da organizzazioni Lgbt… R. – Spieghiamo agli ascoltatori che la sigla sta per Lesbiche, Gay, Transessuali e Bisessuali. Adesso questo indottrinamento è volontario, e le amministrazioni stanno "buttando" milioni e milioni di euro per promuovere queste teorie assurde, ma se passerà il ddl Fedeli, che è ora al Senato, tutto ciò sarà obbligatorio. Il decreto Fedeli vuole derogare 200 milioni di euro a questo fine. D. – Va ricordato, a questo punto, quanto accaduto domenica scorsa, quando ad insaputa della maggior parte della gente è stato approvato un emendamento dalla settima Commissione della Camera dei Deputati, che introduce lezioni di parità di genere in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Di cosa stiamo parlando? R. – Dell’applicazione del decreto Fedeli, senza che questo sia stato approvato in pratica. D. – Nell’enunciato c’è la questione della parità di genere, quindi la lotta agli stereotipi culturali ad ogni forma di discriminazione, di prevaricazione dell’uomo sulla donna. Dietro, però si nasconde anche l’ideologia del gender… R. – Ma certo, assolutamente. A noi dicono sempre: “Guardiamo l’Europa”. Perché non ci raccontano cosa è successo nei Paesi nordici? La Norvegia è il più grande Paese che ha sostenuto, negli ultimi dieci anni, le teorie del gender. Invito tutti gli ascoltatori ad andare su Internet e cercare “il paradosso norvegese”. Adesso hanno tagliato i fondi all’Istituto del genere norvegese - questa è un’azione del governo - perché si sono resi conto che sono delle teorie assurde. Le do un esempio: il prof. Lippa, norvegese, ha intervistato 200 mila persone di 58 culture diverse e in tutti i casi ha trovato che gli uomini vanno verso lavori di meccanica, di tecnica, e le donne verso lavori che riguardano i servizi e le persone. Questi studi dimostrano che uomini e donne sono biologicamente diversi. D. – Questa è la dimostrazione che non si tratta di stereotipi culturali, quegli stereotipi che la teoria del genere vorrebbe abbattere, in nome di un egualitarismo, che però annulla ogni differenza di natura… R. – Esatto. È lì che si sbagliano, perché gli stereotipi esistono, come no: sono le veline, le donne oggetto, le donne iper-sessualizzate; sono gli uomini, i maschi infedeli e muscolosi con le belle macchine, che portano le giovani a non mangiare, ad avere anoressia ed altre malattie. Questi stereotipi, spinti dai media – la televisione Mtv, per esempio - danneggiano la nostra società e vanno combattuti.
Paperinik
Paperinik 2015-09-22 18:17:28
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-gender-nella-buona-scuola-ce-eccome-13641.htm Il gender nella "Buona Scuola" c'è eccome - di Gianfranco Amato 26-08-2015 - Esiste o no un riferimento al “gender” nella legge sulla cosiddetta “Buona Scuola”? Cerchiamo di rispondere a questa che pare essere la domanda del momento. Il pericolo gender, in realtà, si annida nel sedicesimo comma dell’art. 1 della legge, che testualmente recita così: «Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n.119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all'articolo 5-bis, comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013». L’insidia sta in due punti di questa disposizione normativa: il termine «violenza di genere» e il richiamo all’art. 5 della Legge 119/2013, la cosiddetta “Legge sul femminicidio”. Vediamo attentamente come stanno le cose. Violenza di genere: L’esperienza ha ampiamente dimostrato che è proprio attraverso questa espressione che vengono surrettiziamente introdotti nelle scuole i corsi sulla teoria gender. La “violenza di genere” è diventata quello che il Cardinal Angelo Bagnasco, con un’espressione efficacemente evocativa, ha lucidamente denunciato come un cavallo di Troia. Qualcuno sostiene che il Cardinale abbia preso lucciole per lanterne, ma non è così. Che non si tratti di un abbaglio del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana lo dimostra l’ordine del giorno n. 9/2994-B/5 approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso 8 luglio. Con quel documento parlamentare, infatti, la Camera dei Deputati, dopo aver preso atto, nella premessa, del fatto che proprio il concetto di “violenza di genere” del citato comma 16, «ha comportato una serie di storture applicative, che sono andate ben al di là dell’istanza, da tutti condivisa, di prevenire la violenza di genere e le discriminazioni», ha impegnato il Governo «in sede di applicazione del comma 16 del provvedimento in esame, ad escludere ogni interpretazione che apra alle cosiddette “teorie del gender”». Per gli increduli ed i negazionisti facciamo presente che il citato ordine del giorno si trova pubblicato a pagina 87 dell’allegato “A” ai resoconti stenografici della Camera dei Deputati relativi alla seduta dell’8 luglio 2015. La Legge sul Femminicidio: La seconda insidia sta nel richiamo espresso all’art.5 della cosiddetta “Legge sul femminicidio”, articolo che porta il titolo di “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”. In pratica la legge sulla “Buona Scuola” dice che il piano triennale dell’offerta formativa deve «informare e sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate nel Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere». Ma cosa prevede quel Piano d’azione espressamente richiamato nel sedicesimo comma dell’art.1? Al punto 5.2 (Educazione), il Piano recita testualmente così: «(…) Obiettivo prioritario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazzi e ragazze, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere, culturale, religiosa, dell’orientamento sessuale (…) sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti, sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica». Identità di genere: Ora, chi pretende di trovare nella legge la parola inglese “gender” è destinato a rimanere inesorabilmente deluso. Per il semplice fatto che in Italia i documenti del governo e le leggi vengono redatte rigorosamente in lingua italiana. Nonostante l’ostentata anglofilia del Premier Renzi e la sua spiccata propensione per l’idioma di Shakespeare – in cui, però, è bravo negli scritti ma zoppicante in orale – oggi nel nostro Paese le leggi vengono ancora scritte con la lingua di Dante. La traduzione ufficiale della parola “gender” che il governo ed il legislatore utilizza è “identità di genere”. Lo spiega bene, ad esempio, il documento governativo intitolato “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT”, redatto dall’U.N.A.R., Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale, un ufficio del Dipartimento delle Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. A pagina 7, quel documento del Governo definisce l’identità di genere come «il senso intimo, profondo e soggettivo di appartenenza alle categorie sociali e culturali di uomo e donna, ovvero ciò che permette a un individuo di dire: “Io sono un uomo, io sono una donna”, indipendentemente dal sesso anatomico di nascita». Quel documento del governo specifica bene la differenza tra genere e sesso, precisando che mentre il sesso è costituito dalle «caratteristiche biologiche e anatomiche del maschio e della femmina, determinate dai cromosomi sessuali», il genere è, appunto, «la percezione soggettiva di appartenere ad una delle categorie sociali e culturali di uomo e donna, indipendentemente dal sesso anatomico». Utile evidenziare anche quanto si leggeva all’art.1, lett. b), del testo unificato adottato come testo base il 9 luglio 2013 dalla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, recante norme in materia di discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Questo era il tenore letterale di quella disposizione: «Ai fini della legge penale si intende per “identità di genere” la percezione che una persona ha di sé come appartenente al genere femminile o maschile, anche se opposto al proprio sesso biologico». Anche in questo caso, increduli e negazionisti possono trovare il testo a pagina 73 del Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari del 9 luglio 2013. In realtà è proprio l’erronea considerazione che uomo e donna siano semplici categorie sociali e culturali, unita all’idea che si possa scegliere di appartenere all’una o all’altra categoria indipendentemente dal sesso biologico, che sta alla base della teoria gender, così duramente ed aspramente condannata da Papa Francesco, al punto da essere stata da lui definita «uno sbaglio della mente umana che crea tanta confusione», il 21 aprile 2015 durante il suo incontro con i giovani di Napoli nel Lungomare Caracciolo. All’Udienza Generale tenuta in Piazza San Pietro il 15 aprile 2015, il Santo Padre si è chiesto pubblicamente quanto segue: «Io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione». Ed è proprio il tentativo odioso di indottrinamento di questa teoria nelle scuole che continua ad essere una costante preoccupazione di Papa Francesco, che non perde occasione per esprimere la sua dura denuncia a riguardo. Durante il discorso alla Delegazione dell’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia (BICE) tenuto l’11 aprile 2015, il Santo Padre ha affermato che «occorre sostenere il diritto dei genitori all’educazione dei propri figli, e rifiutare ogni tipo di sperimentazione educativa sui bambini e giovani, usati come cavie da laboratorio, in scuole che somigliano sempre di più a campi di rieducazione e che ricordano gli orrori della manipolazione educativa già vissuta nelle grandi dittature genocide del secolo XX, oggi sostitute dalla dittatura del “pensiero unico”». Nel suo viaggio di ritorno dalle Filippine, il 19 gennaio 2015, Papa Francesco, rispondendo ad una domanda di Jan-Christoph Kitzler, giornalista della radio tedesca Ard, è tornato ancora una volta a parlare della teoria gender definendola «una colonizzazione ideologica» identica a quella praticata attraverso l’indottrinamento della «Gioventù Hitleriana» durante gli anni bui del regime nazionalsocialista del Terzo Reich. Queste le sue parole testuali pronunciate rievocando un ricordo personale: «Vent’anni fa, nel 1995, una Ministro dell’Istruzione Pubblica aveva chiesto un grosso prestito per fare la costruzione di scuole per i poveri. Le hanno dato il prestito a condizione che nelle scuole ci fosse un libro per i bambini di un certo grado di scuola. Era un libro di scuola, un libro preparato bene didatticamente, dove si insegnava la teoria del gender. (…) Questa è la colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che non ha niente a che fare col popolo; con gruppi del popolo sì, ma non col popolo, e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura. (…) Perché dico “colonizzazione ideologica”? Perché prendono proprio il bisogno di un popolo o l’opportunità di entrare e rafforzarsi, per mezzo dei bambini. Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai “Balilla”, pensate alla Gioventù Hitleriana... Hanno colonizzato il popolo, volevano farlo. Ma quanta sofferenza!». Papa Francesco ha, inoltre, ben chiara quale sia l’attuale situazione delle scuole italiane riguardo all’indottrinamento gender. Lo ha dimostrato quando, nel discorso di apertura del convegno ecclesiale della Diocesi di Roma, tenuto in Piazza San Pietro il 14 giugno 2015, ha pronunciato queste parole: «I nostri ragazzi, ragazzini, che cominciano a sentire queste idee strane, queste colonizzazioni ideologiche che avvelenano l’anima e la famiglia: si deve agire contro questo. Mi diceva, due settimane fa, una persona, un uomo molto cattolico, bravo, giovane, che i suoi ragazzini andavano in prima e seconda elementare e che la sera, lui e sua moglie tante volte dovevano “ri-catechizzare” i bambini, i ragazzi, per quello che riportavano da alcuni professori della scuola o per quello che dicevano i libri che davano lì. Queste colonizzazioni ideologiche, che fanno tanto male e distruggono una società, un Paese, una famiglia. E per questo abbiamo bisogno di una vera e propria rinascita morale e spirituale». Abbiamo appreso che la Diocesi di Padova, con un proprio comunicato, ha rassicurato i fedeli sul fatto che la legge sulla cosiddetta “Buona Scuola” non contenga alcun riferimento al “gender”. Colpisce il fatto che questa affermazione non si sia basata su un’attenta analisi critica del testo normativo ma sulle rassicurazioni ottenute dagli esponenti del governo. Una Chiesa che non vaglia la realtà alla luce della fede e della ragione ma si affida alle rassicurazioni del potere civile, forse non è una Chiesa attenta agli ammonimenti del Vicario di Cristo. La Diocesi di Padova afferma, confidando sulle parole del governo, che nelle scuole non viene e non verrà mai introdotta alcuna teoria gender, mentre il Papa denuncia il fatto che già oggi genitori siano costretti a “ri-catechizzare” «i bambini, i ragazzi, per quello che riportano da alcuni professori della scuola o per quello che dicono i libri che danno lì». Uno dei due non ha l’esatta percezione di quello che sta accadendo. E noi non abbiamo alcun dubbio che, in questo caso, a sbagliare sia la Diocesi di Padova e non Papa Francesco.
Paperinik
Paperinik 2015-09-22 18:24:36
http://www.lintellettualedissidente.it/italia-2/gender-la-colonizzazione-ideologica-nelle-scuole/ Gender, la “colonizzazione ideologica” nelle scuole - Un'ideologia che sembra assumere vere e proprie vesti politiche fino ad insinuarsi gradualmente tra i banchi di scuola dei più piccoli. Una vera e propria propaganda sessuale mascherata da nobili fini. Ma cos'è in realtà il Gender? Perché iniziare dalle scuole e quale la posizione del MIUR? Lo abbiamo chiesto a Roberta Romanello, membro del direttivo del comitato “Famiglia Educazione Libertà”. di Roberta Barone - Intervistata da L’Intellettuale Dissidente, Roberta Romanello, membro del direttivo del comitato “Famiglia Educazione Libertà”, ci spiega cos’è in realtà la tanto discussa ideologia “gender” e qual è il messaggio che si propone di diffondere tra i più piccoli al fine di “fondare una nuova società” e di sovvertire l’individuo attraverso lo scardinamento dell’identità sessuata della persona. La questione del “genere” (o gender, in inglese) sembra oggi assumere vesti politiche fino a diventare una vera e propria ideologia. Qual è innanzitutto il messaggio che questa vuole diffondere nella società odierna e perché viene vista come una “minaccia” per la figura stessa della famiglia? L’istituzionalizzazione di questa visione ideologica dell’essere umano è a tutti gli effetti una minaccia non solo per la figura della famiglia ma per il sussistere della società stessa. Infatti nel momento in cui “maschio” e “femmina” diventano irrilevanti e tutti possiamo decidere cosa vogliamo essere, ecco che anche le figure di “madre” e “padre” diventano totalmente irrilevanti, l’individuo diventa asessuato e indifferenziato, e la società si disumanizza. Questa ideologia viene purtroppo promossa dalle istituzioni sia a livello generale attraverso il Parlamento (il disegno di legge di Valeria Fedeli al Senato, che vuole rendere obbligatorio per tutte le scuole l’insegnamento del gender, ad esempio), sia a livello locale tramite le amministrazioni regionali e comunali (la modulistica scolastica e non solo dove le parole “padre” e “madre” sono state sostituite da “genitore 1” e “genitore 2”, i progetti per l’educazione all’affettività che entrano nelle scuole, quasi tutti intrisi dell’ideologia gender, i registri per le unioni civili che mirano ad equiparare le unioni tra persone dello stesso sesso con la famiglia naturale, e tutte le iniziative che tendono a scardinare la dimensione sessuata biologica di maschi e femmine). Il termine “genere” o “gender” ha pressoché sostituito ovunque nella comunicazione istituzionale il termine sesso: questo è molto grave e significa proprio che questa ideologia è portata avanti dalle istituzioni. Il messaggio del gender è apparentemente un messaggio positivo: combattere le diseguaglianze sociali tra maschi e femmine; in realtà il gender, definendo l’identità sessuale come “costruzione culturale”, e le differenze tra maschi e femmine come “stereotipi da abbattere” mira a scardinare innanzitutto l’identità sessuata della persona, considerandola uno stereotipo culturale, e di conseguenza scardina le basi delle relazioni primarie della società, quelle tra uomo e donna, la complementarietà tra i due sessi che, sola, può dare vita a figli. I legami famigliari sono i primi legami compromessi da questa ideologia. Il gender è sostanzialmente la distruzione dell’unità ontologica della persona, di cui l’identità sessuale biologica è parte determinante in tutti i processi e gli sviluppi psichici e sociali. Infatti la visione di uomo che sottende questo termine è un essere che vuole slegarsi completamente dalla sua realtà biologica sessuata; un individuo che, partendo dal rifiuto della propria identità sessuale in quanto incompatibile con il proprio desiderio, pretende di darsela da sé attraverso gesti e parole (come sostengono gli ideologi del gender, primi fra tutti il Dott. Money e Judith Bulter); la sessualità diventa così una pura performance, e perde drammaticamente il suo ancoraggio alla realtà. L’individuo che aderisce a questo tipo di interpretazione della propria identità sessuale accetta di entrare in una fluidità permanente, un viaggio alla ricerca di sé che potrebbe non finire mai. Questo processo è ben descritto da una studiosa del fenomeno, Marguerite A. Peeters nel suo ultimo libro, IL GENDER, edito da San Paolo, che definirei una pietra miliare per chi voglia comprendere davanti a quale complesso fenomeno ci troviamo. Ma non c’è assolutamente nulla di scientifico nel gender, anzi esistono prove scientifiche solo del contrario: e cioè che gli esseri umani nascono maschi o femmine, e che il cervello e lo sviluppo ormonale che avviene già nell’utero materno ha una funzione determinante per lo sviluppo dei caratteri maschili o femminili. Se ciò avviene in modo erroneo è solo per patologie genetiche, che la scienza ben conosce, non certo per teorie astratte che vengono sbandierate come verità. Il distaccamento netto tra “biologico” e “costruzione culturale” in merito alle differenza tra uomo e donna -quindi tra bambino e bambina- è uno dei punti che i fautori dell’ideologia gender premono per portare all’interno delle scuole dietro gli espedienti riguardanti l’”educazione sessuale” o la “lotta alla discriminazione sessuale”: è così? Perché iniziare dai bambini? Iniziare dai bambini significa a tutti gli effetti fondare una nuova società. L’idea che sta dietro al fenomeno gender è proprio quello di sovvertire la società. Inculcare nelle menti dei bambini l’idea che possano scegliere cosa vogliono essere (se maschi, femmine o un altro dei 56 generi proposti ad esempio da Fecebook negli Stati Uniti) significa un sovvertimento della natura e delle relazioni sociali, e di conseguenza un cambiamento totale del tessuto sociale da qui a vent’anni. Molto spesso i progetti che entrano nelle scuole portano la maschera della lotta al bullismo o della promozione delle pari opportunità, o di educazione all’affettività. In realtà abbiamo constatato come tutti questi progetti portino inevitabilmente avanti l’ideologia gender. La cosa peggiore è che questi progetti vengono introdotti nelle scuole a totale insaputa dei genitori; sono progetti mascherati da buone intenzioni, ma che arriveranno a modificare radicalmente, goccia dopo goccia, lo sguardo dei bambini sulla realtà, innanzitutto partendo da una confusione su chi siano loro; se la realtà non ha più nulla da dire, ecco che il bambino perde l’interesse a conoscerla. Lo svuotamento di questo aspetto cognitivo è drammatico e avrà conseguenze che non siamo in grado di percepire oggi in tutta la loro devastante portata. Stiamo vivendo in un momento in cui i bambini sono lasciati negli ambienti scolastici per periodi di tempo sempre più lunghi; questo significa che i genitori perdono in gran parte il controllo su quello che viene trasmesso ai propri figli. In questo spazio lasciato vuoto dai genitori è facile che si inseriscano questi nuovi attori, gli esperti, che portano avanti questi progetti. Per questo noi continuiamo a ripetere che i genitori devono essere molto più attenti di quanto non lo siano oggi a ciò che viene passato come educazione tra i banchi di scuola. Spesso vengono a scoprire solo dopo che i loro figli sono stati sottoposti al lavaggio del cervello, perché inevitabilmente qualcuno di loro torna a casa con delle domande. Ma il progetto culturale che mira a isolare le persone dai legami famigliari è portato avanti anche attraverso altre iniziative, tutte connesse tra loro, oltre alle recenti leggi e sentenze della magistratura: divorzio sprint e fecondazione eterologa, le adozioni cosiddette “stepchild”, il registro unioni civili eccetera. Questo porterà a breve a una società dove l’essere umano resterà sempre più isolato e solo davanti alla macchina statale e del potere. Il 30 Aprile 2013 l’”Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni” (UNAR) adottò, per volere dell’ex Ministro del lavoro Fornero, la tanto contestata Strategia Nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, fortemente voluta dalle associazioni Lgbt. Quale, ieri ed oggi, le posizioni del Miur sul tema dell’ideologia nelle scuole? Il MIUR oggi sembra scomparso da questo quadro perché i famigerati libretti “Educare alla diversità nella scuola”, voluti dall’UNAR ed elaborati in collaborazione con 29 associazioni LGBT, , sono stati ritirati. In realtà, come ho spiegato prima, questa strategia entra nelle scuole attraverso una miriade di altri progetti, una vera e propria giungla; tutto il territorio italiano è colpito a macchia di leopardo da una miriade di iniziative, al punto che monitorarle tutti diventa impossibile, Per questo è assolutamente necessaria la vigilanza dei genitori. È davvero brutto dover dire che i genitori devono vigilare affinché l’istituzione che dovrebbe più proteggere i bambini e gli adolescenti, la scuola, è divenuta a tutti gli effetti il campo di battaglia dove si combatte questa guerra ideologica. E sul campo ci sono i nostri figli, dagli asili all’università. L’ultima del MIUR, da quello che ci è arrivato proprio in questi giorni, è che sulla modulistica scolastica è prevista per “genitore 1” e “genitore 2” la scelta tra “maschio” “femmina” o “annulla”. Il Papa richiama costantemente al pericolo di “colonizzazione ideologica” nella scuola e nella società, al diritto dei bambini a crescere in un ambiente idoneo al loro sviluppo psichico ed emotivo; anche il Card. Bagnasco ha ripetuto in diverse occasioni che le scuole assomigliano sempre più a “campi di rieducazione”. Noi auspichiamo che queste parole non restino inascoltate, sia da parte dei genitori, sia da parte degli educatori, sia da parte della società e dello Stato. In alcuni Pesi europei, come in Germania, molti genitori hanno avuto conseguenze legali pur di difendere i propri figli dall’insegnamento di questa ideologia nelle scuole, rifiutandosi di portarli in classe. Ciò, a parere di questi ultimi, significa escludere i genitori dall’educazione sessuale dei figli. Anche in Italia hanno avuto luogo proteste similari dei genitori? Anche in Italia abbiamo avuto episodi di protesta dei genitori, che per ora comunque non sono approdati ad assenze programmate dalla scuola come è successo, ad esempio, in Francia. Il caso più clamoroso è stato quello del Liceo Giulio Cesare di Roma dove è stato dato da leggere ad adolescenti di seconda superiore il libro di Melania Mazzucco “Sei come sei” che descrive, con dovizia di particolari (odori, sapori, sensazioni) un rapporto orale tra due ragazzi in uno spogliatoio. Qui abbiamo avuto una rivolta dei genitori contro insegnante e Preside, e anche un’interpellanza al Senato. Ma ci sono moltissimi altri episodi: i libri che erano stati distribuiti negli asili e messi poi all’indice nel Veneto per la rivolta dei genitori, i cui titoli lasciano già trasparire di cosa stiamo parlando: “Il segreto di papà”, “E con Tango siamo in tre”, “Perché hai due mamme” e via dicendo. È appena uscito un libro che raccoglie molti di questi casi, scritto da un avvocato in prima linea contro il diffondersi nelle scuole dell’ideologia gender: GENDER (D)ISTRUZIONE di Gianfranco Amato. Consiglio la lettura di questo libro agli scettici, per capire davanti a quale invasione ci troviamo a livello scolastico. Vorrei anche menzionare la grande battaglia di civiltà che viene portata avanti dalle Sentinelle in Piedi, che manifestano nelle piazze di tutta Italia contro il disegno di legge Scalfarotto, già passato alla Camera e in discussione al Senato, che intende creare il reato di “omofobia”, con tanto di carcere da 6 mesi a 6 anni per chi ad esempio dicesse che i bambini hanno diritto a non crescere con un papà e una mamma, e non con coppie dello stesso sesso; oppure chi dovesse opporsi alle adozioni da parte di coppie omosessuali, o chi dissentisse dalla creazione in tutti i comuni dei registri delle unioni civili e via dicendo. Questo significa che non si potrà più dissentire da chi impone la cultura omosessualista. Perché nasce il comitato “Famiglia, educazione, libertà” e quale obiettivo si propone di raggiungere? Vi sono già prossime iniziative in programma? Il Comitato “Famiglia, educazione, libertà” nasce proprio perché con un gruppo di amici abbiamo capito che manca attenzione sulla tematica della scuola, e che la famiglia va aiutata in quanto sta vivendo un periodo di crisi non solo a livello di legami famigliari, ma anche a livello di tempo per impegnarsi nella cura e nell’educazione dei propri figli. Questo momento di debolezza della famiglia va protetto dagli attacchi di chi sta cogliendo l’occasione per aggredirla e distruggerla arrivando fino alla manipolazione della verità nelle aule scolastiche. Oltretutto abbiamo uno Stato che tende sempre più a negare quella che è una libertà primaria delle famiglie: la libertà di educazione, che oggi a tutti gli effetti, in Italia non esiste. O mandi i figli alle scuole statali, oppure devi pagare rette salatissime affinché ti sia garantita la possibilità di educare i tuoi figli secondo i principi in cui credi. Abbiamo in programma un’iniziativa molto importante insieme ad altri comitati di genitori, che, notiamo con piacere, stanno sorgendo in tutta Italia; ma è prematuro parlarne oggi.
Mario2 2015-09-22 20:24:03
"Oltretutto abbiamo uno Stato che tende sempre più a negare quella che è una libertà primaria delle famiglie: la libertà di educazione, che oggi a tutti gli effetti, in Italia non esiste." E non solo direi, oggi di libertà in Italia ce ne sono rimaste ben poche!
raiban 2016-05-30 01:36:46
Come mai non controbatte più nessuno a Emanuela? Dove sono finiti i supergeni e i grandi uomini o donne dai "grandi" valori?? Due sole riflessioni. 1. un giorno non molto lontano "spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate e che 2+2 fa 4" (Chesterton). 2. se è vero, come è vero, che "la vita parla prima delle parole", mi prende uno sconforto enorme nell'immaginare la vita di questi benpensanti dell'ideologia gender insieme a tutti i suoi sostenitori, se queste sono le loro parole... Avanti così...
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