La rete dell’emergenza urgenza nelle Marche in difficoltà a causa di carenze strutturali e di protocolli sbagliati
Tra domenica e lunedì si sono registrati tempi di attesa medi per l’accesso al Pronto Soccorso pari a 9 ore, con file di ambulanze ferme

Puntualmente, come ogni estate da qualche anno a questa parte, stiamo assistendo a disagi e criticità nei presidi ospedalieri della nostra Regione.
L’unica differenza apprezzabile è l’aggravarsi di una situazione che risulta sempre più drammatica. Tra domenica e lunedì si sono registrati tempi di attesa medi per l’accesso al Pronto Soccorso pari a 9 ore, con file di ambulanze ferme.
Ad andare in tilt è stata la rete dell’emergenza urgenza dell’intera provincia di Ancona, a causa di protocolli che vanno assolutamente rivisti al più presto.
In alcuni presidi, infatti, le barelle vengono sottratte direttamente alle ambulanze pervenute e non restituite, rendendole non operative nel territorio di competenza. Vengono così costretti mezzi e volontari ad attendere per ore fuori dal Pronto soccorso, non potendo più assistere e rispondere ad altre chiamate a causa appunto dell’assenza della barella impegnata.
Di fronte a questo quadro così complesso, la risposta delle istituzioni ed in particolare dell’AST Ancona è stata ancora una volta molto deludente.
Se le criticità sono continue, reiterate e costanti non ha davvero alcun senso parlare di «eccezionale e improvviso eccesso di domanda».
D’estate, per via del caldo estremo che si ripete puntualmente a causa dei cambiamenti climatici. D’inverno, per il virus influenzale, un altro fenomeno che, seppur ricorrente, ogni anno mette in crisi il nostro sistema sanitario regionale.
Far ricadere le responsabilità sulla «domanda» eccessiva, ovvero sui cittadini e sulle loro esigenze di cura, non è accettabile. In una Regione come la nostra, dove l’età media è molto alta e in costante crescita da quasi 50 anni, non c’è molto da sorprendersi.
L’AST, peraltro, dopo aver spiegato che si è trattata di un’emergenza, fornisce un’analisi che sottolinea appunto solo ed esclusivamente questioni strutturali come appunto l’«invecchiamento della popolazione» e le «elevate, reiterate temperature».
Una difesa d’ufficio davvero imbarazzante. L’AST e la Giunta regionale si attivino piuttosto per cambiare protocolli assurdi e per riorganizzare e potenziare la rete dell’emergenza urgenza, fornendo materiali, strumenti e personale adeguato.
Mi appello in particolare all’assessore Calcinaro. Non so se sia o meno effettivamente a conoscenza dei protocolli adottati, in base ai quali un Pronto soccorso può sottrarre le barelle alle ambulanze rendendole non operative. Lo dico senza polemica: se alle difficoltà strutturali della rete dell’emergenza urgenza si aggiungono anche regole sbagliate e controproducenti, si rischia di portare al collasso il sistema, come già accaduto nei giorni scorsi. Eventi che rischiano di ripetersi ancora e sempre più spesso se non si prendono provvedimenti urgenti.
Maurizio Mangialardi


























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