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Un libro che racconta 225 anni di storia delle Marche presentato a Senigallia

Anteprima di un volume che analizza politica, economica, società, cultura, sport, personaggi

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Ancona 1860, gli operai che stanno lavorando alla tratta Ancona-Pescara si vedono recapitare dal proprietario del Caffè Sport della stazione, per i pochi minuti di pausa, un nuovo amaro, una miscela composta da acqua, caffè ristretto, alcol e vanillina, con lo scopo di tirarli su dalla dura fatica.
 

 
Tre anni dopo, all’inaugurazione, viaggiatori e viaggiatrici vedono un garzone passare al binario e vendere il liquore: è subito successo e quell’amaro entrerà nel Novecento negli stadi italiani, prendendo il nome dal proprietario del caffé ferroviario, Eugenio Borghetti che commercializzerà il prodotto con il figlio Ugo.
 
La vicenda del Caffè Sport Borghetti, così come quella del Mistrà Vernelli, dell’anisetta Meletti e della gastronomia marchigiana si ritagliano il giusto spazio in questo volume intrigante e avvincente che ricostruisce gli ultimi 225 anni di storia della nostra regione.
 
La gastronomia marchigiana ha avuto uno dei suoi primi grandi ambasciatori contemporanei in Giacomo Leopardi: questi, il 19 marzo 1826, scriveva al padre Monaldo che i suoi amici bolognesi avevano molto apprezzato “l’olio e i fichi della Marca”, rinomati e “famosi, come ancora i nostri formaggi, che qui si stimano più del parmigiano”. Detto dal grande poeta! Il volume affronta, soprattutto, la storia politica, socio-economica, culturale e civile delle Marche e dedica almeno un paragrafo dei suoi sei capitoli alla storia delle donne nonché a quella del turismo, della stampa, della cultura storiografica e dello sport. Quest’ultimo, costantemente disprezzato da certa storiografia scientifica, entra non a gamba tesa, ma in maniera discreta e gustosa, con il racconto delle prime gare ciclistiche, calcistiche e di nuoto tenutesi nel primo Novecento, con figure come il giovane ed eclettico atleta Pietro Recchi (che fondò nel 1905  l’Unione sportiva anconitana, con colori bianco-rossi come quelli del Liverpool, visto che tornava da un viaggio in Inghilterra) e Renato Cesarini, il noto calciatore e allenatore, inventore della famosa “zona”, per arrivare all’ascolano Simone Vagnozzi, l’allenatore di Jannik Sinner, all’appena ritirata maceratese Camila Giorgi, all’ex ct della Nazionale di calcio Roberto Mancini e ai ct mondolfesi del volley femminile Mazzanti e Bertini, passando per Gianmarco Tamberi, la fucina jesina di campioni e campionesse di scherma e tanti altri.
 
Al centro del progetto dell’ Associazione di Storia Contemporanea diventato volume (“Storia delle Marche in età contemporanea 1797-2022”, a cura di Marco Severini, 1797 edizioni, pp. 401) c’è però il passaggio dalle diverse “Marca” di età pre-contemporanea alle Marche odierne, attraverso un processo di regionalizzazione lungo, difficile e complicato. Troviamo nel volume i tanti governi del territorio, dall’età franco-napoleonica agli attuali amministratori, insediatisi dopo il terremoto elettorale dell’autunno 2020: politici, parlamentari, presidenti del consiglio (il primo è stato l’ascolano Fernando Tambroni Armaroli, per soli quattro mesi nel 1960, vista le proteste suscitate dalla decisione di autorizzare il sesto congresso del Msi a Genova, Medaglia d’oro della Resistenza) e coloro che hanno rappresentato a vario modo il nostro territorio; segnalandosi magari per coerenza e fedeltà ideologica, come fece, nel 1882, Giovanni Falleroni che, primo deputato repubblicano eletto nel collegio di Macerata, non mostrò alcun tentennamento e il 30 novembre si presentò alla Camera solo per affermare due parole, «Non giuro», con cui ribadiva il suo credo politico, in omaggio al Maestro Mazzini, scomparso appena un decennio prima: Falleroni venne espulso da Montecitorio e privato del mandato parlamentare.
 
Durante la seconda guerra mondiale si distinsero partigiani e partigiane: di Walkiria Terradura, nativa di Gubbio ma attiva nelle Marche, scomparsa nel luglio del 2023, mancava un ritratto così accurato. Uno spazio a parte è dedicato a coloro che le Marche le hanno scoperte e valorizzate, dai viaggiatori di età moderna a quelli del secolo scorso: se lo scrittore cinquecentesco Michel de Montaigne aveva raccontato di essere rimasto colpito dal fatto che il contadino marchigiano non trascurava neanche un pollice del proprio terreno, Guido Piovene ha scritto che “un viaggio nelle Marche, non frettoloso, porta a vedere meraviglie”.
 
Quindi, le Marche vanno conosciute, gustate e ammirate con calma: solo in questo modo si potrà cogliere l’originalità di una terra costruita attorno a tre diversi microcosmi (la costa, la collina, la montagna), ognuno con la propria vicenda storica e tradizioni (come dimostra la bella copertina dell’opera realizzata da Daniele Garbuglia).
 
E spesso con la propria civiltà, come quella mezzadrile, la cui epopea viene raccontata nell’omonimo Museo senigalliese voluto da Sergio Anselmi (1978). Il volume vive di storie appassionanti e fino a pochi mesi fa sconosciute: dalla popolana anconetana che salvò trecento vite durante l’occupazione nazista (Alda Renzi) alla senigalliese che nel 1956 realizzò presso la Biblioteca Nazionale di Firenze il primo “Soggettario per i cataloghi delle biblioteche italiane” (Anita Mondolfo), per continuare con le cantanti che hanno fatto conoscere la musica italiana nel mondo, le proto elettrici europee del 1906, le prime sindache (tra cui la fermana Ada Natali) e tante altre ancora.
 
Viene scandagliata la vicenda policentrica di un territorio privo di grandi città da cui è scaturito il modello della piccola e media impresa.
 
Insomma, una ricostruzione a tutto tondo che per la prima volta indaga i diversi regimi che hanno governato questo territorio multiforme (papalino, liberale, fascista, repubblicano) senza dimenticare le cesure, le fratture, i momenti di salto verso la modernità che videro gli anarchici in prima fila, come i moti popolari del 1898 (scoppiati con anticipo di quattro mesi rispetto a quelli nazionali), la Settimana rossa (1914), la Rivolta dei  bersaglieri (1920).
 
Compaiono anche le tante incompiute marchigiane (l’aeroporto, la Quadrilatero, il mancato raddoppio della Orte-Falconara, Banca Marche), i terremoti e le alluvioni che non devono farci dimenticare la fragilità del nostro territorio. E ci sono anche i tanti marchigiani che hanno dovuto lasciare la loro terra per cercare fortuna nei diversi angoli del pianeta: nel 1871 David Sabatini partì da Potenza Picena con la moglie Rosa alla volta dell’Argentina; sua nipote Gabriela è stata una delle più apprezzate tenniste del secolo scorso e, appena conclusa la carriera (2003), ha preso la cittadinanza italiana, in omaggio alle sue origini. Spiccano le vicende di altre persone umili e normali, come le coraggiose salvatrici della Grande guerra, e quelle di chi partendo dal basso ha costruito aziende conosciute nel mondo, come gli artigiani diventati imprenditori, dalla Tod’s della famiglia Della Valle, di Casette d’Ete, all’atelier di moda pesarese Ratti, fusosi recentemente con una celebre griffe bolognese.
 
Non manca il racconto di coloro che hanno guardato al futuro sapendo leggere il passato e il presente, come i gruppi pacifisti e coloro che, a lungo ghettizzati, non intendono più riconoscersi in una società binaria. Il volume viene presentato, con l’intervento del curatore, di autrici e autori, in anteprima giovedì 30 maggio alle ore 17.15 presso la Biblioteca “Antonelliana”: cittadini e cittadine lo potranno avere con uno sconto sul prezzo di copertina; nei giorni seguenti il volume arriverà nelle librerie e, dal mese di giugno, grazie al distributore nazionale, in tutta la penisola. Già al Salone del Libro di Torino il volume si è rivelato un notevole successo, tanto da essere ristampato presso le maestranze del posto: la “Storia delle Marche” ha venduto diverse copie in più del libro del generale Vannacci…anche se nessuno dei suoi autori è candidato alle europee.
 
 
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