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US Pallavolo Senigallia, lunga intervista al direttore tecnico Roberto Paradisi

Molti i temi toccati dopo una stagione straordinaria e storica ma non priva di problematiche

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Roberto Paradisi

Intervista di fine stagione, con uno sguardo alla prossima, al direttore tecnico dell’US Pallavolo Senigallia, reduce da un 2021-2022 di grandi soddisfazioni e storici risultati.

Stagione 2021-22: covid, problemi con gli impianti, ma anche risultati storici.
Che stagione è stata per l’US?
“Sintetizzo: lacrime, sangue ed estasi sportiva. Ma anche “culturale”. Quello che abbiamo fatto, che abbiamo costruito in tanti anni si è manifestato nella stagione forse più difficile con la pandemia ancora alle porte e con una ostilità nei nostri confronti da parte di alcune istituzioni sfociata nella chiusura immotivata degli impianti al pubblico”.

Un trofeo regionale juniores e un 13° posto nazionale regalato alla città ma anche a tutto il territorio per la prima volta nella storia di questo sport … . Avete realizzato alla fine dove siete arrivati e a chi appartiene questa vittoria?

“Qualche anno fa, quando spiegai ad alcuni amici del settore, che saremmo arrivati a vincere il più importante titolo regionale giovanile con le nostre forze puntando solo sul vivaio e rifiutando sia la logica degli accorpamenti sia la logica della predazione di atleti nei confronti di altre società mi e ci presero per visionari. Per alcuni era impossibile. Abbiamo realizzato ciò che abbiamo costruito in oltre 20 anni.
Io l’ho realizzato molto bene quello che abbiamo fatto, perché lo abbiamo costruito mattoncino dopo mattoncino. Non è un miracolo. A chi appartiene questa vittoria? A tutta la nostra comunità. Anche a quelle giocatrici che hanno appeso la maglia da tempo ma hanno condiviso con noi un sogno ad occhi aperti e hanno, con noi, costruito una comunità solidissima. Ai dirigenti, a tutto lo staff tecnico, ai responsabili del settore giovanile, allo staff atletico, fisioterapico e medico. E appartiene ovviamente a chi ha vestito la maglia, con onore e orgoglio, negli ultimi gradini di una scalata durata però un ventennio. Chi capisce di essere parte di questa lunga storia, mettendosi sulle spalle ciò che è stato e assumendosene l’onere e l’onore di rivendicarlo, può realizzare bene quale risultato abbiamo raggiunto. Chi pensa che sia un risultato effimero è destinato a non cogliere il senso di quello che è successo”.

Se dovessi scegliere il momento migliore e quello peggiore, della stagione, quali sceglieresti?

“Il momento più bello è stato la vittoria di dicembre al Trofeo internazionale di Fano contro quella stessa corazzata (Volley Angels) che ci aveva battuto l’anno scorso nella finale regionale under 17.
Lì non sono stato io ad avere la consapevolezza che avremmo potuto e dovuto vincere il titolo regionale 2022. Io quella consapevolezza l’avevo già maturata lo scorso anno un minuto dopo la finale persa di Lucrezia. Una delle poche sconfitte che ho affrontato con un sorriso e un animo leggerissimo.
Alla ragazze, negli spogliatoi, ho parlato di una vittoria e non di una sconfitta. Ci ho sempre creduto. Ma dopo l’ultimo punto di quella partita dello scorso dicembre a Fano, quella consapevolezza l’ho letta anche negli occhi di tutte le ragazze della squadra. Ho visto nei loro occhi volontà di ferro e capacità di guardare oltre. Così è stato.
Il momento peggiore? Ce ne sono due. Il primo è quando ad Appignano in semifinale, a fronte di una squadra avversaria correttissima e di grande livello, 200 persone del pubblico hanno pesantemente insultato dall’inizio alla fine le nostre ragazze provandole da un punto di vista emotivo. Un inferno.
Ma ne abbiamo fatto tesoro e ci ha temprato. Il secondo lo conservo per me. Per ora”.

Molte società hanno risentito della pandemia, con una perdita di iscrizioni e sponsor: quale è la situazione per l’US, puoi darci qualche numero aggiornato (numero tesserati, società iscritte, ecc)?

“La pandemia ha fatto scendere del 25% il numero dei tesserati a fronte di un dato nazionale Coni del 30% di cali nel settore agonistico.
Numeri da capogiro per una società come la nostra quando, prima del Covid, ci si attestava intorno ai 470 iscritti.
Oggi ci attestiamo intorno ai 365 e prepariamo la prossima stagione con oltre 20 campionati da affrontare.
Alcuni sponsor li abbiamo persi non per il Covid ma per la decisione dell’Amministrazione comunale di chiudere tutti gli impianti al pubblico sbarrando l’accesso alla visibilità, alla promozione e, in una parola, allo sport agonistico in genere”.

La società ha sempre sostenuto che il lato sociale debba andare di pari passo coi risultati in campo, l’US anche quest’anno si è contraddistinta per il proprio stile e iniziative (penso all’incontro con Pagliari, ma anche alla vacanza agonistica nel sud d’Italia) che hanno associato riflessione, socialità al lato prettamente agonistico. Come direttore tecnico, quali aspetti della crescita tecnica e umana delle atlete/i ti pare particolarmente da sottolineare?

“Quando abbiamo codificato le coordinate etiche e culturali della nostra scuola (è bene ribadirlo, perché non tutti lo hanno capito) non abbiamo scherzato. Non sono parole da ripetere ad una platea come farebbe un politico. Per noi sono carne viva. Agli atleti chiediamo davvero di spingersi verso l’alto e di superare se stessi prima di vincere contro un avversario. Chiediamo davvero di immergersi, come un solo uomo, nello spirito di squadra spegnendo ogni individualismo.
Raggiungiamo sempre questo risultato? Ovvio che no. Nessuno è tenuto all’impossibile, nemmeno la US. Ci sono individualità spesso non scalfibili, fa parte del gioco. Lo spiegava già Eraclito: in certi caratteri c’è il proprio destino. E, al destino, ci si arrende. Ma noi indichiamo la strada, alle volte con grande fatica. E sbagliamo all’interno del percorso noi come sbagliano gli atleti. Ma il percorso è sano e non discutibile e questo lo rivendichiamo con la potenza della verità. Se in una stagione una sola atleta o un solo atleta (ma sono stati tanti di più) riesce a comprendere il senso di questo percorso e lo difende di fronte al “mondo” mettendo in gioco se stesso o se stessa nel rispetto di quei valori, noi abbiamo raggiunto uno scopo che va oltre un bagher, una schiacciata perfetta o un titolo regionale. C’è, nella nostra storia, chi ha fatto rinunce importanti perché ha creduto o crede in questi principi. Anche oggi. E ogni volta, dopo anni, ci siamo sentiti ripetere da chi quelle scelte le ha fatte che è stata la via più giusta. E posso assicurare: ci vuole coraggio a farle. Il coraggio di sfidare ogni luogo comune e ogni facile via di accesso ad un effimero compiacimento. E’ la vecchia storia dell’anello di Gige.
Ci vuole più coraggio a rifiutarlo piuttosto che a prenderlo. Per chi non vede il lato sottile e profondo delle cose si tratta di occasioni perdute. Per chi naviga in acque più profonde si tratta di consapevolezze sottili che non tutti possono comprendere”.

La società ha ormai oltre due decenni di vita, sono cambiatitanti dirigenti coach e giocatori, ma la filosofia è sempre rimasta la stessa: se ti guardi indietro, a quella di sera di oltre 20 anni fa in cui è nata la società, avresti mai pensato, dopo (relativamente) poco tempo di vincere un titolo regionale, partecipare alle finali scudetto, essere una società guida delle Marche per numero di tesserati, e tutto ciò senza fare mercato?
Quale è, se c’è, il segreto, nell’aver raggiunto tutto questo in tempi relativamente brevi?

“Nessun segreto. Si chiama “cultura”. Lo sport o è cultura o non è. Acquistare una serie B, predare giocatori altrui, mettere nel giocattolo tanti soldi da bruciare per lo spettacolo non è formazione, non è paideia, non è sport. E’ un circo. Con tutto il rispetto per il circo-spettacolo, noi 20 anni fa abbiamo deciso di non fare i circensi. Abbiamo deciso di formare giovani con lo strumento della “cultura”. Chi non ce l’ha non la può dare a nessuno. Può comprare al massimo diritti sportivi e drogare un mercato. Noi eravamo diversi. Siamo diversi (e per fortuna non siamo soli: ci sono tante altre società virtuose).
Se vuoi, questo è il segreto”.

Quali prospettive tecniche, per la stagione 2022-23?

“Nel femminile vogliamo consolidare i risultati giovanili e giocare una serie “C” memorabile.
Nel maschile dobbiamo continuare la lunga opera di rifondazione.
Crediamo nel lavoro di Alberto Lanari e nei giovani che stiamo formando”.

Quale è invece la situazione relativa alla disponibilità degli impianti sportivi per la prossima stagione? L’US giocherà ancora a Corinaldo o quantomeno c’è un dialogo con l’amministrazione per sbloccare la situazione campo Boario?

“Ho avuto un confronto con l’assessore allo sport Pizzi che mi ha chiamato e mi ha voluto parlare informalmente. L’ho apprezzato. L’assessore ha preso tanti appunti. Mi ha garantito allora in tempi brevissimi un incontro ufficiale con i vertici della società e risposte sulla impiantistica.
Da quella volta non l’ho più sentito. Nessuna risposta. Nessun segnale. Dialogo interrotto dall’assessore. Non so ancora dove si giocherà ma certo una serie “C” regionale non può disputarsi né al chiuso né in impianti deficitari.
Non escludiamo nemmeno di rivendicare il diritto, a questo punto, di giocare al palasport di via Capanna.
Siamo la cenerentola delle Marche in questo settore. E sembra che la cosa non interessi nessuno”.

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