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Vita pubblica e privata del poeta patriota Mercantini in un convegno

Decimo appuntamento di "Storie delle Marche", rubrica mensile curata da Ettore Baldetti

Luigi Mercantini

“Luigi Mercantini, cantore e protagonista del Risorgimento”, nel 200° anniversario della nascita del poeta, è stato il titolo di un convegno on line programmato da “Adesso Web”, piattaforma no-profit di Stefano Battistini, come decimo appuntamento di “Storie delle Marche”, rubrica mensile curata da Ettore Baldetti.

All’incontro sono intervenuti Paolo Santini sul tema “Gli anni arceviesi nelle lettere e nei documenti d’archivio”, approfondito in un accurato studio recentemente apparso nella rivista “Studi Arceviesi” (n.7, 2017) da lui diretta, e lo stesso curatore della rubrica su “La partecipazione all’azione patriottica a Senigallia e negli anni successivi”, desunto dalla sua pubblicazione “Marchigiani nel Risorgimento”, on line nel sito del comune di Barbara (Cultura-Parlano di noi).

Introduttivamente è stata descritta l’infanzia e la giovinezza del poeta nato il 19 settembre 1821 nel comune ascolano di Ripatransone, dove i genitori cagliesi si erano trasferiti al seguito del vescovo, che, il padre domestico avrebbe altresì accompagnato con la propria famiglia a Fossombrone.

Qui Luigi intraprese la carriera ecclesiastica, dirigendo altresì la locale Biblioteca dei Passionei, finché approdò come insegnante in Arcevia nel 1841, dove conobbe la futura amatissima moglie Anna Bruni, componente di una famiglia facoltosa e patriottica abitante nel centro di Arcevia. Il rapporto con la cittadina montana fu tuttavia connotato da alterne vicende, all’affetto filiale della decina di allievi e all’amore ricambiato di ‘Annetta’ fecero da contraltare la sgradita ospitalità di una famiglia locale nonché il rancoroso dissidio con i suoceri dopo la prematura e rapida morte della moglie, sposata nel ’45, per l’infondata accusa di averla infettata con una malattia venerea, contratta dopo il trasferimento a Senigallia nel ’42.

Anche gli otto anni senigalliesi non furono del tutto rosei per il futuro autore dell'”Inno di Garibaldi” e della “Spigolatrice di Sapri”, al di là della dolorosa scomparsa della moglie, malgrado la buona accoglienza professionale del vescovo Testaferrata e l’assegnazione della cattedra nel locale ginnasio. Fu poi direttamente coinvolto nei fugaci successi del movimento risorgimentalistico, originariamente appoggiato dal papa senigalliese Pio IX, per il quale compose l’apprezzato “Inno di guerra” o “Senigalliese”, dedicato ai volontari pontifici in partenza verso la I Guerra d’Indipendenza, offrendo la sua entusiastica collaborazione come tenente della Guardia Civica senigalliese nella successiva parentesi repubblicana del ’49.

Ma il suo ruolo e quello del suo immediato superiore, Girolamo Simoncelli, un amico veterano della Guerra d’Indipendenza, vennero pesantemente contesi e minacciati dal leader pluriomicida di una setta delinquenziale zonale, “Gli Ammazzarelli”, sostenitrice della Repubblica, malgrado la contrarietà del governo di Roma che aveva inviato il commissario Felice Orsini – futuro attentatore di Napoleone III – per contrastare tale fenomeno terroristico diffuso anche nell’Anconetano e nel Pesarese.

La reazione dei due amici responsabili dell’ordine pubblico, anche se ostile agli “Ammazzarelli”, fu necessariamente debole e forse compromissoria, comunque non adeguatamente decisa e accusatrice, al punto che, mentre il Simoncelli, ritenendosi ingenuamente del tutto innocente e rimasto quindi a Senigallia dopo la fine della Repubblica, pagò le sue omissioni con una sproporzionata e ingiustificata pena capitale per fucilazione nei pressi della Rocca Roveresca, il Mercantini si recò prima a difendere la città di Ancona dall’assedio austriaco e poi partì per l’esilio con altri protagonisti del Risorgimento nazionale.

Famoso ormai come intellettuale e patriota, il poeta fu accolto nel maggio 1860 dal re sabaudo Vittorio Emanuele II con un comitato di marchigiani, che ne sollecitava l’intervento militare contro l’esercito pontificio, composto altresì dal pergolese Ascanio Ginevri-Blasi e Giovanbattista Jonni di Palazzo d’Arcevia: di fronte al sovrano e al primo ministro Cavour ebbe l’ardire di declamare i seguenti versi: “Allor securo il morso Al tuo destrier puoi stringere: Ma se rallenti il corso Finché l’iniqua soma Portan Venezia e Roma, Non sei d’Italia il re!”.

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