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Mondo crypto: Bitcoin in calo, ecco come stanno reagendo le altre criptovalute

Ethereum, Proof-of-Stake e finanza decentralizzata. Proof-of-Work vs Proof-of-Stake: quali sono le differenze?

Borsa, mercato, speculazione finanziaria

La vicenda Bitcoin ha scosso il mondo criptovalutario, causando importanti ripercussioni nel mondo finanziario. Dopo le critiche alla criptovaluta di Satoshi Nakamoto mosse da BCE e FED, una valutazione ovviamente dettata dal ruolo di queste istituzioni, anche HSBC ha rinunciato alla promozione di queste asset class a causa dell’elevata volatilità.

Eppure non tutto il settore crypto è in calo, come dimostrano le ottime prestazioni di alcune criptovalute emergenti. Tra queste si è fatta notare Rapids (RPD), in grado di crescere di oltre il 300% in poco tempo e diventare una delle monete digitali più popolari su Coinbase. Una performance notevole è anche quella di Dogecoin, nonostante la quotazione della criptovaluta meme sia strettamente legata ai tweet di Elon Musk.

Intanto gli occhi sono puntati sulle tecnologie Proof-of-Stake come Cardano, le quali possono offrire delle soluzioni più efficienti in confronto all’elevato consumo energetico dei sistemi Proof-of-Work come la blockchain di Bitcoin. Ad ogni modo, il mercato crypto rimane dominato dall’incertezza e da una forte volatilità, situazione che sta spingendo molti trader retail verso opzioni d’investimento di breve termine come il trading online.

Ethereum, Proof-of-Stake e finanza decentralizzata

La tematica ambientale è ormai al centro delle valutazioni sulle criptovalute da parte degli investitori, un aspetto che sta penalizzando alcuni crypto token più energivori favorendo tecnologie considerate più green. In questo caso, approfondendo la news di criptovaluta.it è possibile notare il crescente interesse nei confronti di Ethereum, in grado di resistere al pesante calo del mercato criptovalutario e rilanciarsi come una delle soluzioni crypto più promettenti del momento.

La rete di Ethereum è sempre più utilizzata a livello globale, grazie al supporto fornito per la gestione degli smart contract e le applicazioni di finanza decentralizzata (DeFi). Tecnologie come Uniswap e Link sono progettate  appositamente per funzionare su Ethereum, un predominio che sta spingendo in alto la domanda di Ether, la criptovaluta utilizzata nella blockchain. Tuttavia, l’aspetto più importante riguarda il passaggio al protocollo Proof-of-Stake.

L’operazione consentirà a Ethereum di ridurre il consumo energetico, con una previsione di abbattere il dispendio di energia fino al 99% rispetto al sistema attuale. Ovviamente si tratta di stime che andranno verificate, inoltre sarà fondamentale capire se potranno essere mantenuti gli stessi standard di sicurezza garantiti oggi. Ad ogni modo, l’impegno di Ethereum nella sostenibilità della sua tecnologia crypto è senza dubbio meritevole, un investimento che potrebbe premiare la blockchain e lanciarla come il nuovo punto di riferimento nel comparto criptovalutario.

Proof-of-Work vs Proof-of-Stake: quali sono le differenze?

La maggior parte dei progetti crypto di prima e seconda generazione è basato sul protocollo Proof-of-Work, un sistema estremamente sicuro sebbene abbia bisogno di una quantità elevata di energia per funzionare. Con le tecnologie PoW un attacco informatico è quasi impossibile, in quanto sarebbe necessario prendere possesso del 51% della rete blockchain per manomettere tutti i blocchi, una capacità computazionale enorme che rende poco probabile un’azione di questo tipo.

Nelle reti PoW tutti i partecipanti devono verificare l’esattezza delle informazioni attraverso il sistema del consenso condiviso, utilizzando il mining per realizzare complessi calcoli per risolvere dei problemi matematici. Dopodiché, si ottiene la ricompensa in criptovalute e si attende che tutti i miner confermino il nuovo blocco, aggiornando l’intera blockchain, ovvero la catena dei blocchi. Se l’hash è convalidato il blocco viene aggiunto, tuttavia con il passare del tempo i blocchi diventano sempre di più, quindi lo sforzo computazionale aumenta e cresce l’energia necessaria per il funzionamento della rete.

Con l’algoritmo Proof-of-Stake, invece, la finalità rimane la medesima, tuttavia il processo per ottenere questo risultato è completamente diverso. In questo caso i validatori dei blocchi vengono scelti secondo un meccanismo casuale, mentre le ricompense in criptovalute sono fornite con token già minati o, come nel caso di Ethereum, estratti attraverso la precedente attività di tipo PoW. La tecnologia PoS è considerata meno sicura, però richiede quantità inferiori di energia e prevede un gruppo più ristretto di validatori dei blocchi.

Il passaggio di Ethereum al meccanismo Proof-of-Stake potrebbe rappresentare un punto di svolta per il mondo crypto, affermando la tecnologia degli smart contract e rilanciando le criptovalute legate a questi nuovi sistemi più ecologici e meno energivori. Secondo molti investitori le soluzioni PoS presentano oggi le migliori prospettive di crescita nel settore criptovalutario, ad ogni modo non bisogna sottovalutare Bitcoin, soprattutto se il mining PoW dovesse diventare più sostenibile aumentando la percentuale di energia elettrica da fonti rinnovabili.

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