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Vaccinazioni, Asur vuole il PalaPanzini: la Pallacanestro Senigallia rischia di chiudere

Vaccinazioni priorità assoluta per tutti ma le società locali sono le uniche a rischio "sfratto": ma deve essere sempre lo sport a pagare pegno?

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Un commento
PalaPanzini
Non è stata ancora presa una soluzione definitiva su dove a Senigallia verranno svolte le vaccinazioni per le persone dai 70 ai 79 anni, ma Asur ha espresso forti perplessità alla proposta Megà, sostenuta dal sindaco Massimo Olivetti, dopo il sopralluogo di giovedì 1° aprile: la causa, degli scalini che si configurerebbero come barriere architettoniche.
 

Torna in auge dunque l’ipotesi PalaPanzini e con essa le preoccupazioni delle società sportive che lo occupano, in particolare la Pallacanestro Goldengas Senigallia, senza dimenticare le ragazze del Basket 2000, il cui presidente Bruno Pierpaoli ha espresso a sua volta la sua apprensione durante la trasmissione radiofonica di Radio Velluto Bar Sport.
 
La società biancorossa, già provata da un aumento esorbitante dei costi per i tamponi obbligatori, per la perdita degli incassi dettata dalle porte chiuse al pubblico e da trasferte fino a Veneto e Friuli a cui la obbliga il torneo di serie B – terza serie nazionale dove gioca da 19 anni consecutivi portando il nome della città in giro per l’Italia – non saprebbe dove terminare la stagione con la prima squadra, non avendo trovato al momento un’altra sede a costi sostenibili, perdendo allo stesso tempo la possibilità di far svolgere l’attività sportiva agli oltre 200 ragazzi delle giovanili.
 
“Perdere” improvvisamente il PalaPanzini, dove si trova anche la sede del club, nella fase cruciale della stagione e anche per il prossimo campionato (visto il sicuro protrarsi delle vaccinazioni) metterebbe inesorabilmente a rischio il futuro – non solo sportivo – della società senigalliese impegnata nel torneo più prestigioso.
 
La società, nel ribadire ancora una volta di “essere assolutamente favorevole alle vaccinazioni e nel ritenerle prioritarie”, non nasconde però il rischio di dover chiudere per motivi indipendenti della sua volontà e non prevedibili in sede di pianificazione, pure economica, della stagione. 
 
“Se la Pallacanestro Senigallia morisse tutti sarebbero responsabili. In primis i dirigenti, poi tutti coloro che avrebbero potuto fare qualcosa per salvarla e non sono riusciti a farlo, non hanno tentato di farlo……
Nessuno sarebbe innocente. Dirigenti, amministratori, enti preposti a cercare valide soluzioni alternative, stampa, sportivi, cittadini tutti”, evidenzia una nota del club, che auspica che “l’amministrazione comunale sostenga anche il movimento sportivo senigalliese. Adesso, perché adesso è il momento delle decisioni importanti”.
 
Venerdì infatti ci sarà un nuovo confronto tra Asur e Comune.
 
Va precisato che la Goldengas Senigallia è l’unica società di tutta la serie B a rischiare di dover cessare (definitivamente?) un’attività (fondata nel 1979) che ha valore non solo agonistico ma pure sociale per la mancanza di un impianto in cui giocare con la prima squadra e i propri ragazzi del vivaio.
 
Altrove, soluzioni alternative per le vaccinazioni – che restano, lo ripetiamo ancora, prioritarie – si sono trovate senza danneggiare quella Cenerentola chiamata attività sportiva, ma va detto che in città vicine, anche di medie dimensioni, la situazione degli impianti, soprattutto al chiuso, è non di rado migliore rispetto a quella di una città come Senigallia in cui fare sport è risultato spesso difficile per i volonterosi dirigenti sportivi, tra la cronica difficoltà nel sostenere adeguatamente i risultati ad alto livello e la mancanza di spazi in palestre vetuste, tra le quali, lo stesso PalaPanzini, inaugurato ormai 42 anni fa; in ritardo già allora rispetto a centri vicini già dotati di impianti per la pallacanestro funzionali, mentre a Senigallia si giocava ancora all’aperto tra righe di campo sbiadite dalla pioggia: più che un palasport oggi ormai una grande palestra mai davvero ammodernata, dove anche le poltroncine per sedersi – rotte e mai sostituite nel corso degli anni – di stagione in stagione sono sempre più sparute. 
 
Forse, anche questo, un segno del “peso” dello sport nella vita cittadina.
 
 
Commenti
Solo un commento
octagon 2021-04-02 20:44:46
VACCINATE!! Chi se frega del basket, si paga un autobus e gioca da un'altra parte! Ma pensa te che teste!
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