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Diritti al Futuro si schiera con il NO in vista del referendum sul taglio dei parlamentari

A livello regionale espresso invece rammarico per una sinistra "troppo frammentata tra gruppi che spesso dicono le stesse cose"

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Diritti al Futuro è una lista locale, che tuttavia si interessa anche di questioni rilevanti per la vita della comunità come il caso delle elezioni regionali e del referendum sul taglio dei parlamentari. Entrambe le questioni sono state argomento di una nostra recente e intensa assemblea.

Facciamo fatica ad accettare che si sia potuta creare una situazione di mancanza di dialogo a sinistra, preliminarmente alla campagna elettorale, in una situazione in cui crisi economica Covid e terremoto avrebbero dovuto determinare uno sforzo di collaborazione e di sintesi, soprattutto a fronte delle incertezze , per non dire degli errori, del presidente uscente Ceriscioli, che avrebbero consigliato un forte slancio innovativo di metodo , oltre che di contenuti.

L’obiettivo di Diritti al Futuro e la nostra ambizione da sempre è stata quella di federare la sinistra, troppo frammentata tra gruppi che spesso dicono le stesse cose ma si distinguono in alcuni casi più per logiche certosine e personalistiche che politiche. Il risultato è che un apporto critico severo, organico al centrosinistra è sempre più faticoso e sempre più si corre il rischio di favorire gli avversari. Altra conseguenza di questa mancanza di dialogo è che nella nostra regione si fa fatica a realizzare politiche innovative per il clima, i diritti, il welfare e l’organizzazione del personale. Che è tutto ciò che ci sta a cuore.

Non ultimo esprimiamo forte preoccupazione che questa spaccatura possa favorire la nascita di un governo regionale targato Lega e Fratelli d’ Italia.

Questa riflessione vale sicuramente per quelle persone, in molti casi nostre amiche e compagne, stimabilissime, che al momento della sfida elettorale hanno scelto la proposta identitaria del candidato alla Presidenza Roberto Mancini: forte, su valori e programmi condivisibili ma considerati non negoziabili all’interno di una alleanza. Il rischio – la certezza? – è, secondo noi, quello di raccogliere un limitato consenso che rimarrà congelato. Nella migliore delle ipotesi in un ruolo di opposizione col centrosinistra al governo, nella peggiore, lasciamo immaginare, con effetti molto negativi per la definizione del futuro governo regionale. Agli stessi ci appelliamo affinché il dialogo e il confronto per un Centrosinistra Unito non venga mai meno, né dopo le elezioni, né in queste giornate conclusive di campagna elettorale,  con una visione che guardi al giorno dopo della pubblicazione degli esiti elettorali. 

Rispetto al Pd regionale sarebbe stato necessario che anche lo stesso si fosse adoperato per costruire ponti tra culture diverse. Ma il dialogo negli ultimi mesi ha sofferto di un deficit di ascolto, attribuibile ad un atteggiamento reciproco tra le parti troppo rigido. Al Pd imputiamo troppa incertezza, un atteggiamento spaventato da un eventuale calo di consensi e perciò, a dir poco, “frettoloso”.

Anche questa situazione ha favorito una proliferazione di liste – spesso controverse nella composizione con nomi e valori di riferimento tra loro in antitesi – e, soprattutto,  una spaccatura a sinistra che non avremmo voluto e che rischia di favorire l’avanzata di una destra conservatrice, razzista e disfattista.

Tutte queste considerazioni ci portano a dire ai nostri elettori e ai cittadini che ci seguono che Diritti al Futuro, dopo un acceso dibattito interno, prende atto di una pluralità di posizioni, si augura e auspica il risultato migliore possibile per Maurizio Mangialardi (di cui conosciamo le capacità di governo e le visioni strategiche in campo amministrativo), un buon successo elettorale della lista Marche Coraggiose (di cui apprezziamo il tentativo di unire il Centrosinistra) e la successiva ripresa del confronto programmatico col professor Roberto Mancini ed i suoi sodali, immediatamente dopo le elezioni.

Venendo al referendum sul taglio del numero dei parlamentari sosteniamo che il percorso legislativo sin qui svolto non ci convince: più che una riforma ci sembra sia in atto un espediente per ottenere facile consenso e contemporaneamente rafforzare il controllo delle segreterie dei partiti sulla composizione delle liste, ed anche un indebolimento del parlamento che, non dimentichiamolo, è l’istituzione di massima rappresentanza del popolo italiano.

Delle premesse iniziali di andare verso una vera riforma – che prevedesse una maggiore efficienza rappresentativa di Camera e Senato, oltre un certo risparmio – non rimane che il taglio dei costi, con un risparmio tra altro irrisorio. Noi rimaniamo convinti che i veri costi della politica siano quelli determinati da politici incompetenti e disonesti, tutto il resto è fumo negli occhi, demagogia. Permane invece, gravissimo, il deficit di rappresentatività territoriale, di partecipazione e di democrazia interna nei partiti.

Con la vittoria del Si, col taglio dei parlamentari, ci ritroveremmo con un Parlamento più debole, una legge elettorale proporzionale con liste bloccate, con potere esclusivo di nomina dei candidati, cioè deputati e senatori alle segreterie di partito. Avremmo quindi un parlamento più debole e meno rappresentativo, non più espressione e sotto il controllo dei territori (degli elettori) e perciò più soggetto che mai ai condizionamenti di lobby e gruppi di potere. I partiti abdicano in tal modo alla loro autentica funzione: selezionare i gruppi dirigenti sulla base di competenza, progettualità e radicamento territoriale. Il nostro orientamento è quindi per votare NO.  

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