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Asur Marche condannata da Cassazione su contenzioso con dipendente

Paradisi: "situazione kafkiana, Asur deve pagare 61.000 euro"

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La Asur doveva riconoscere al dipendente nominato “Direttore di Dipartimento” del presidio ospedaliero di Senigallia le maggiorazioni previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro. 
 

La Cassazione, mettendo la parola “fine” ad un contenzioso kafkiano iniziato nel 2011, ha  condannato definitivamente la Asur Marche a riconoscere oltre 61 mila euro ad un dipendente collocato a riposo nel marzo del 2005.
 
La Suprema Corte ha inoltre condannato la Asur Marche a pagare integralmente le spese legali all’Avv. Roberto Paradisi che aveva assunto la difesa del funzionario pubblico. In particolare il legale senigalliese aveva fin da subito rilevato come, a fronte di un formale incarico stabilito con delibera della direzione Asur, nessuna indennità aggiuntiva era stata riconosciuta al dipendente con una motivazione quantomeno singolare: vero che aveva ricevuto quella nomina ma, secondo la Asur, il termine “Direttore di Dipartimento” sarebbe stato “atecnico” non essendoci di fatto alcun “Dipartimento” da dirigere. Una posizione che già la Corte di Appello di Ancona aveva apertamente e seccamente sconfesssato scrivendo in sentenza in modo netto che “tale termine dovrà ben avere un significato e un contenuto” e aggiungendo che se al funzionario “è stata attribuita una mansione, definita con riferimento a un Dipartimento, evidentemente costui deve essere qualificato come Direttore di Dipartimento”. Poi l’affondo impietoso della Corte: “gli argomenti addotti dalla Asur non sollevano affatto una problematica seria limitandosi a proporre argomenti non significativi”. Sentenza durissima per il contenuto oggi confermata dalla Corte di Cassazione con nuovo esborso di denaro pubblico a carico della Asur.
 
Dichiarazione Avv. Roberto Paradisi
 
“La Corte d’Appello di Ancona prima e oggi la Corte di Cassazione hanno fatto giustizia di un comportamento inspiegabile da parte della Asur Marche che aveva assunto posizioni che, prima ancora di risultare insostenibili giuridicamente, ledevano il comune buon senso. Una causa durata oltre 9 anni, in cui si è disquisito di organizzazione aziendale e strutture “complesse”, che ha messo a dura prova la resistenza di chi ha avuto sempre diritto a quelle indennità, costretto ad arrivare fino al terzo grado di giudizio in un percorso a dir poco kafkiano. Un epilogo che fa riflettere sul rispetto dei principi di efficienza ed economicità da parte della pubblica amministrazione”.
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