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Senigallia-Morro d’Alba: più che una fusione è “un incesto”

Massimo Bello elenca alcune ragioni per votare NO al referendum del 23 ottobre

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Mssimo Bello

Al referendum del 23 ottobre sulla ‘fusione per incorporazione’ di Morro d’Alba con Senigallia voterò NO. Il mio è e sarà un no convinto, deciso e determinato, frutto anche di un’esperienza amministrativa, politica ed istituzionale personale, che mi ha visto ricoprire diversi incarichi elettivi.

Al referendum del 23 ottobre voterò NO:
1. Perché desidero che l’Italia mantenga i suoi circa 8000 Comuni a fronte dei circa 36000 della Francia: ognuno di essi è ricco di storia, di tradizioni, di cultura, di socialità e di comunità, che insieme costituiscono il tessuto di una Nazione. Annullare, eliminare l’autonomia dei Comuni significa cancellarne l’identità per sempre.
2. Perché i problemi legati alla mancanza di risorse non si risolvono, curando gli effetti di tale mancanza, ovvero degli sperperi o della mala gestione, ma curando la causa, che non si trova nel numero dei Comuni, ma nelle modalità amministrative di governo del territorio ovvero nell’ordinamento degli enti locali, soprattutto per quel che attiene al rapporto tra i livelli istituzionali (Stato, Regioni ed Enti locali), che in Italia ha portato i Comuni ad essere solamente degli esattori per lo Stato centrale e dei semplici esecutori di decisioni e di scelte ancora in mano al governo centrale.
3. Perché questa ‘fusione’ somiglia più ad un ‘incesto’ piuttosto che ad una decisione mossa da reali esigenze di crescita e di sviluppo. Una fusione innaturale a freddo che mette insieme due realtà diametralmente opposte e diverse, nella cui fusione entrambe perderebbero dignità, equilibrio e reale capacità di crescita: sia l’una che l’altra sarebbero legate solo da quel miraggio chiamato “contributo dello Stato a favore dell’operazione fusione”, che a poco a poco scomparirà, non essendo questo contributo tra l’altro così sicuro che possa ogni anno sopravvivere nei termini e nei modi, con cui la legge lo presenta.
4. Perché questa ‘fusione a freddo’ è semplicemente un’operazione politica decisa nei meandri di qualche stanza, in cui i fautori di tale “disprezzo per le comunità” di SENIGALLIA e di Morro d’Alba non hanno neanche pensato – prima di procedere così in fretta – ad interpellare le due comunità cittadine magari con un referendum di natura ‘consultiva’ e ancor prima con una serie di assemblee pubbliche per conoscere gli orientamenti delle popolazioni. Hanno preferito, invece, accelerare e costruire ‘piani di fattibilità’, che starebbero bene su qualsiasi od eventuale altra fusione per incorporazione che altri Comuni desiderassero intraprendere.
5. Perché avrei capito e compreso meglio (ma comunque non accettato) una “fusione per incorporazione” tra SENIGALLIA ed i dieci Comuni della Valle del Misa e del Nevola. Sarebbe stata una proposta più organica, fondante su ragioni di ambito e di distretto territoriale omogeneo, e senz’altro rispondente a logiche diverse rispetto a quelle ‘economico-finanziarie’. Invece questa innaturale fusione tra due realtà diverse, lontane, l’una grande e l’altra piccola, ha il sapore di un’operazione squisitamente politica, che nasconde motivazioni che nulla hanno a che fare con il benessere futuro delle due comunità cittadine.
6. Perché esistono altri ‘strumenti legislativi’ per risolvere od affrontare la dignità istituzionale dei Comuni, non certo la ‘fusione’. E su questo basterebbe ad esempio guardare l’esempio della Francia oppure modificare, adeguare ed integrare il Testo Unico degli Enti Locali in modo da disegnare una piena e vera autonomia dei Comuni come accade in Germania, Austria, Svizzera, UK, Belgio – solo per fare qualche esempio – in cui il rapporto tra Stato ed autonomie locali si gioca su un piano di parità formale e sostanziale.
7. Perché una tale e ‘maldestra’ operazione sembra più un’operazione improvvisata di chi “si sente il fiato sul collo” piuttosto che una scelta ragionata, strategica e vantaggiosa, in cui tra l’altro a pagarne le conseguenze maggiori saranno i cittadini di Morro d’Alba, che dovranno – qualora vincesse il SI – adeguarsi ai parametri ‘economico-sociali’ di Senigallia, non il contrario.
8. Perché a livello istituzionale, da una parte, l’eventuale Municipio di Morro d’Alba – con il suo pro Sindaco, il suo pro Consiglio Comunale e la sua pro Giunta – sarà sempre un ‘corollario’ alle strette dipendenze di Senigallia; dall’altra Senigallia avrà ulteriori problemi da risolvere, dovendosi accollare quelli di Morro d’Alba, che per storia e tradizioni non potrà mai ‘appiattirsi’ sulle posizioni egemoniche della Spiaggia di Velluto.
Un’Italia moderna, efficiente, nuova non si costruisce, quindi, demolendo i Comuni, che rappresentano l’essenza del sistema, su cui regge la coesione della Nazione. Se per davvero si volessero risolvere i problemi economico-finanziari legati alla gestione degli Enti Locali occorrerebbe incidere su altre voci del Bilancio dello Stato, in cui negli ultimi 26 anni i tanti governi succedutisi hanno tolto risorse preziose e significative ai Comuni per destinarle ad azioni che nel tempo hanno prodotto solo ‘voragini inaudite’ pagate – come sempre – dalle comunità locali.
Al di là di tutto, invece, i Comuni – i singoli Comuni ed i loro straordinari Amministratori con in testa i Sindaci – hanno fatto sempre il loro dovere con dignità e coraggio, assumendosi rischi e responsabilità di fronte ad uno ‘Stato padrone’, che non ha sempre o mai visto di buon grado la risolutezza e la dignità dei Comuni. La storia ultra millenaria della nostra Nazione, dell’Europa così, come noi oggi la conosciamo, ha avuto ed ha il suo ‘centro di gravità’ proprio nei Comuni.
Ecco otto buone ragioni per cui il mio voto, il 23 ottobre, sarà decisamente NO.

 

Massimo Bello
ex Consigliere Comunale di Senigallia, ex Consigliere provinciale di Ancona ed ex Sindaco di Ostra Vetere

Commenti
Ci sono 2 commenti
pippo1963
pippo1963 2016-10-10 09:14:52
La fusione è una schifezza
BlackCat
BlackCat 2016-10-10 10:38:23
...è un'operazione senza capo ne coda... Squisitamente Politica. Del cittadino interessa poco o niente se tra qualche anno dovrà pagare più tasse.
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