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Milano celebra Hans Ruesch, l’animalista che infiammava il circuito di Senigallia

Il capoluogo lombardo ricorda un personaggio unico, legato anche agli anni d'oro del motorismo locale

Hans Ruesch in gara a Senigallia nel 1953 con la Ferrari

Venerdì 17 maggio Milano ricorda con una giornata speciale di eventi Hans Ruesch, del quale in giornata ricorre il centenario dalla nascita.


Quella di Ruesch è una figura davvero particolare di “testimone del XX secolo“, come evidenziano i manifesti appesi nel capoluogo milanese a presentazione di una serie di iniziative culturali previste nella più importante biblioteca pubblica cittadina, la Sormani: una figura, quella dell’ “uomo che visse tre vite” – come titolava qualche giorno fa la Gazzetta dello Sport a tutta pagina – che merita di essere approfondita, anche perché in una delle sue tre vite, Ruesch seppe pure entusiasmare e appassionare i senigalliesi.

Tanto tempo fa.

Hans Ruesch nacque a Napoli nel 1913, figlio di un industriale elvetico trasferitosi in Campania, ma fu sempre cittadino svizzero (morì nel Canton Ticino a 94 anni, nel 2007).

Da giovanissimo, nella prima delle “tre vite”, si cimentò con grande successo nella sua passione giovanile, le gare d’auto, ed è proprio qui che il suo “viaggio” incrociò Senigallia.

Nel corso degli anni ’30 corse su Alfa Romeo, Ferrari e Maserati, e non come turista. Anzi, vinse ben 27 gare, tra le quali va ricordato il prestigiosissimo Gran Premio di Donington (Inghilterra) nel 1936.

In quel periodo, a Senigallia era in funzione un circuito cittadino tra i più importanti d’Europa, le cui gloriose vicende – se non fosse per l’annuale e meritoria rievocazione storica del Club Motori d’Epoca – sarebbero quasi del tutto dimenticate.

E dire che, ancora negli anni 70′, la realizzazione di un tracciato permanente era oggetto di dibattito politico in città.

In una delle ultime edizioni del Gran Premio senigalliese – 9 agosto 1953 (l’epilogo definitivo si ebbe nel 1956) – Ruesch entusiasmò, ridando gioia al tantissimo pubblico del tempo (le cronache di allora – in una città che non arrivava a 30.000 abitanti – parlano di almeno 70.000 persone), che da poco aveva perso in gara a Montecarlo uno dei suoi idoli, “L’Osimano volante” Luigi Fagioli, campionissimo di allora “che tanto amava il circuito senigalliese“.

Davanti a un pubblico non soltanto numeroso, ma anche prestigioso (in tribuna autorità si scorgevano Enzo Ferrari, il regista Roberto Rossellini e l’onorevole,  poi presidente del Consiglio, Fernando Tambroni, tanto per fare qualche nome), Ruesch corse nella gara più importante (oltre 2000 cmc), rimontando in pochi giri un altro mito del tempo come Luigi Villoresi, partito in pole position con la sua Ferrari.

Dopo il ritiro di Villoresi, Ruesch – anch’esso al volante di una monoposto di Maranello – passava in testa, veniva superato, ma “indomito, continuava la sua veloce corsa; al 14° giro, alla curva dell’Ospedale cittadino, arrivava però troppo lungo (a 150 Km/h), ed andava a finire sulle balle di paglia, capovolgendosi“.

La sua gara finiva lì, ma “il pubblico senigalliese, informato prontamente sulla sua incolumità, lo accoglieva al traguardo con tutti gli onori per la grande prestazione fornita. La stessa accoglienza riservata al vincitore Paolo Marzotto“, che finì primo, manco a dirlo, su Ferrari, alla media di 160 km all’ora.

Niente male, per una corsa che – è bene ricordarlo – si svolgeva tutta all’interno del comune di Senigallia, passando tra le ali di folla delle vie cittadine.

Eccola, la prima vita di Ruesch, che però, in realtà, quando corse a Senigallia, aveva già iniziato la seconda parte del suo “viaggio”: già nel 1937 infatti era diventato romanziere, e il suo primo libro, “The racers”, sarebbe stato tradotto in pellicola nel 1955, con niente meno che Kirk Douglas come protagonista.

Era stato però il celebre “Paese dalle ombre lunghe” (1950) a renderlo famoso in tutto il mondo: un best seller da milioni di copie vendute che nel 1960 il grande regista Nicholas Ray tramutò in un film (“Ombre bianche“) con Anthony Quinn come attore principale.

In quel periodo Ruesch scrisse in inglese – e tradusse da solo in italiano – tutti i suoi romanzi: “Paese dalle ombre corte”, “Partita di caccia”, “Com’esser poveri”, e “Ritorno alle ombre lunghe”.

Quindi, non sazio, divenne anche editore.

A Ruesch però tutto questo evidentemente non bastava e così scelse di prendere una strada ancora diversa, pur senza abbandonare la precedente: proprio pubblicando come editore libri di salute, nell’ormai ex pilota svizzero si radicò la convinzione che la sperimentazione animale non fosse altro che una orrenda truffa a scopo di lucro, capace di raccogliere ingenti fondi pubblici in nome della ricerca scientifica. In breve tempo divenne l’esponente di punta del movimentoantivivisezionista italiano: nel 1976, finì nell’occhio del ciclone per aver scritto “Imperatrice nuda” – immediatamente ritirato dal mercato dalla casa editrice Rizzoli – nel quale puntava l’indice – non lesinando nomi – su coloro che praticavano la sperimentazione sugli animali.”L’unico motivo per cui questa pratica viene portata avanti – era solito ripetere – è il mero profitto personale. Dico No ad una medicina che preveda la vivisezione“.

Oggi, Milano celebra Hans Ruesch per questa battaglia, ancora attuale ed irta di ostacoli; nell’industria cinematografica statunitense, Hans Ruesch è invece ancora ricordato soprattutto come l’autore del soggetto e della scenggiatura di quel film, “Ombre lunghe”, nel quale Anthony Quinn è “Inuk l’eschimese“, felice lontano dalla “civiltà” (presunta) e tremendamente a disagio quando viene a contatto col mondo anglosassone.

A Senigallia – chissà – per qualche appassionato oggi più attempato ma sessant’anni fa, durante il Gran Premio cittadino, ancora ragazzino, Hans Ruesch è magari ancora quel pilota che va talmente forte da finire tra le balle di paglia alla curva dell’Ospedale.

E che nonostante questo esce di scena però tra gli applausi della folla, come si conviene a quei personaggi speciali, le cui gesta rimangono intatte, anche dopo la fine della corsa.

Allegati

Su Hans Ruesch

La Fondazione Hans Ruesch per una medicina senza vivisezione e il programma delle iniziative a Milano

Il servizio citato nella Gazzetta dello Sport è uscito nell’inserto Magazine di sabato 11 maggio.

Le citazioni sul Gran Premio di Senigallia e la foto sono tratte da “Annali del Circuito di Senigallia” di Benito Quadraroli.

Commenti
Ci sono 2 commenti
Marcolino 2013-05-17 14:22:01
Questo articolo è una bellissima parentesi storica tra le noiose cronache quotidiane. Bravo il sig. Pongetti
Franco Giannini
Franco Giannini 2013-05-17 16:06:55
Complimenti Andrea, veramente piacevole da leggere!!
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