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La lettera aperta con cui Bello (FdI) risponde all’amico prof. Silvestri

"La Storia non è a senso unico. Non può esserlo. La Storia non è la 'convenienza' degli uni o degli altri"

Marcheinfesta.it
Massimo Bello

Caro Guido,

ieri, ho accettato, ben volentieri e pubblicamente, la tua proposta, rivolta a me e a Maurizio Mangialardi, di stringerci la mano e di recarci, insieme a te, in visita a tre luoghi simbolo, che rappresentano ancora, nell’immaginario collettivo, alcuni momenti tragici, per gli uni e per gli altri, dell’ultimo conflitto mondiale, per depositare un fiore e fare una preghiera.

Dopo settant’anni, non debbono esserci più ragioni, che dividano, ma solo quelle che uniscano. In una vera e propria riconciliazione, come tu scrivi su Facebook.
Dividersi, oggi, non ha più alcun senso. La Storia non può e non deve essere più letta ed interpretata a senso unico. Appartiene a tutti, senza alcun distinguo, e deve essere letta, con spirito critico, dalle parti, che se la sono contesa anche ideologicamente. I regimi autoritari e le dittature (nazista, fascista, sovietica e comunista) devono essere un ricordo. Un brutto ricordo. E in questo giorno, 9 novembre, in cui l’Europa celebra i trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino e del comunismo, è palese come l’invito dell’amico Guido non possa che essere d’auspicio. Cadano davvero tutti i muri, non solo come cadde quello della vergogna a Berlino. Oltre ogni muro!

Da Sindaco di Ostra Vetere, tra il 2005 e il 2007, solo per farti un esempio, caro Guido, intitolai due aree verdi e una piazza della cittadina, rispettivamente ai Martiri delle Foibe, ai Caduti della Resistenza e a Giorgio Perlasca, l’uomo che, fingendosi Console della Spagna, salvò più di cinquemila ebrei dai campi di sterminio. Lo feci perché la memoria dei giovanissimi, ma anche quella dei meno giovani, ricordassero temi importanti e delicati della Storia italiana e di quella del mondo, che scosse tremendamente l’umanità.
Quindi, mi trovi d’accordo con quanto hai proposto, caro Guido. Non solo per profonda amicizia e stima, ma anche perché hai raccontato la storia di Licurgo Allegrezza proprio come fu raccontata a me quando, giovanissimo, frequentavo le fila della Destra italiana. La persona, che mi narrò questa vicenda, oggi non c’è più, purtroppo. Ma, ricordo, che mi portò al cimitero per una preghiera sulla tomba di questo giovane senigalliese, che non fece in tempo a vedere la fine della guerra e che non fece in tempo neppure a vedere il ritorno della pace in Europa e nel mondo.

Ovviamente, in quel periodo, sia da una parte che dall’altra, non vi fu alcuna tregua perché si susseguirono episodi gravissimi, che segnarono la vita di tutti. Nessuno escluso. Ma non possiamo far finta di niente e non si può condividere l’assunto che il sangue dei vinti abbia un colore diverso da quello dei vincitori. La capacità al dialogo e al confronto, oggi, devono essere volti a parlarne con un sentimento ed uno stato d’animo differenti rispetto a coloro che, subito dopo la guerra, dovettero affrontare dibattiti su questi argomenti, spesso divisivi.

Non possiamo permettere e permetterci che, a distanza di oltre settant’anni, la nostra generazione non riesca ancora a confrontarsi sulle vicende, che hanno segnato quel tragico periodo storico! Oggi, tutti noi abbiamo gli strumenti giusti ed appropriati per poter dialogare con spirito costruttivo e con capacità di analisi critica, senza giungere a contrapposizioni inutili o a polemiche sterili, riconoscendo gli errori di tutti. Da qualsiasi parte provengano. Sono d’accordo con te a non esasperare gli animi e, allo stesso tempo, sono pronto a discutere con chiunque lo voglia fare pacificamente. Non certo per riscrivere o manipolare la Storia, ma per raccontarla tutta, e per evitare che si nascondano le ‘verità scomode’, che per molto tempo sono state dentro ad un cassetto, oppure non prese neppure in considerazione.

La Storia non è a senso unico. Non può esserlo. La Storia non è la ‘convenienza’ degli uni o degli altri. La Storia di una Nazione o quella del mondo racconta il passato, che ci appartiene, che appartiene all’umanità intera, nel bene e nel male. E la responsabilità di ciascuno di noi è proprio quella di raccontare la Storia per intero, non tralasciando nulla. Per molto tempo, ma anche adesso, la Storia è stata ed è intrisa di forti correnti ideologiche. Ma noi dobbiamo riuscire a spezzare questa maledetta catena. Detto questo, Caro Guido, ti confermo, pertanto, che verrò volentieri con te, e con Maurizio, a depositare dei fiori e a fare una preghiera nei luoghi da te indicati.

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