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“Se l’avvocato del popolo schiera gli avvocati dello Stato contro Senigallia”

Paradisi:"Come se la Presidenza del Consiglio non fosse direttamente responsabile del coordinamento della Protezione civile"

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Roberto Paradisi

La notizia più curiosa legata all’ultima udienza del processo per l’alluvione che ha colpito Senigallia si trova nelle pieghe della costituzione in giudizio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

E sta nella richiesta ferma al Giudice, da parte della Presidenza del Consiglio e quindi del premier – autodefinitosi “avvocato del popolo” – di sottrarsi all’eventuale risarcimento dei danni in favore dei cittadini alluvionati.

Dieci pagine fitte di motivazioni (ritenute comunque infondate dal Giudice) in cui si chiedeva di escludere la Presidenza del Consiglio dal processo e quindi dall’onere di eventualmente risarcire i cittadini drammaticamente colpiti.

Come se, peraltro, la Presidenza del Consiglio dei ministri non fosse direttamente responsabile del coordinamento della Protezione civile a tutti i livelli. Al di là delle interpretazioni giuridiche sul punto, resta però il dato politico di una Presidenza del Consiglio che chiede (addirittura invocando il pagamento delle spese di costituzione a carico dei cittadini danneggiati costituitisi parti civili che hanno invocato l’intervento del Governo) di sottrarsi dall’onere di garantire i soggetti più deboli. Si dirà che sono schermaglie giuridiche.

Ma ogni schermaglia giuridica, è in realtà sostanza. E la sostanza è che l’avvocato del popolo ha schierato l’avvocatura dello Stato contro i senigalliesi alluvionati. Legittimo. Ma se ne prenda atto.

Roberto Paradisi

UNIONE CIVICA

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