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“La difficile libertà delle donne”

Quattro associazioni senigalliesi intervengono sul tema

donne

Perché ancora, nel 2019, la libera scelta di una donna deve essere messa in prima pagina?

Perché deve fare notizia una donna che sceglie liberamente cosa fare del proprio corpo e della propria vita? Non dovrebbe essere un dato acquisito? Non è cosa normale e naturale che un soggetto qualsiasi capace di intendere e volere faccia le proprie libere scelte nell’ambito della propria sfera privata senza che queste destino una qualche reazione sociale? Evidentemente no.

Quando si tratta di donne, sessualità, riproduzione e maternità allora, in barba persino alle leggi che garantiscono la privacy e l’anonimato, il corpo delle donne e le loro scelte diventano terreno pubblico, la piazza dove chiunque può esprimere il proprio parere, dove si giocano le contese a favore o contro, dove si demonizza o si esalta: la gogna pubblica che funge in qualche modo da controllore sociale e regolatrice delle vite private. Dolore e sofferenze individuali vengono esposti agli occhi avidi e (im)pietosi di un pubblico di guardoni, che questa società pornografica ha assuefatto alla violenza mediatica. Il corpo femminile esibito e violato sia quando è corpo usato per vendere merci di qualsiasi tipo a scopo pubblicitario, sia quando è utile a sostenere e propagandare una precisa concezione morale: in entrambi i casi per le sue caratteristiche e capacità si è configurato da sempre come luogo pubblico, esposto al giudizio della collettività attraverso l’oggettivizzazione delle sue funzioni slegate dal soggetto che le possiede.

Così anche a Senigallia la storia di una donna viene messa sulla pubblica piazza grazie ad un articolo di giornale uscito su una delle testate locali il 20 luglio. La gravità di quanto accaduto non sta solo nel lessico paternalistico, giudicante e discriminatorio che viene utilizzato nel raccontare la sua storia ( ve lo lasciamo valutare da soli riportando integralmente alcune frasi), ma fornendo, cosa ancor più grave, una serie di dati ed indizi che violano gravemente il diritto alla segretezza che tutela la legge sul parto in anonimato. Infatti secondo il DPR 396/2000, art. 30 le “madri segrete”, così vengono chiamate, possono partorire in sicurezza in ospedale, non riconoscere il bambino e farlo in completo anonimato.

L’articolo recita:“Si è presentata nel reparto di Ginecologia qualche giorno fa per far nascere la creatura che portava in grembo. Non sapeva se sarebbe stata un femminuccia o un maschietto. Poco importava perché già sapeva che non l’avrebbe potuta o voluta tenere. La donna italiana proveniente da un altro comune, distante da Senigallia, si è presentata all’inizio della settimana in reparto. Da lì a poco è andata in travaglio per poi partorire.”
E ancora ...“La bambina è nata sana” “Non ha dato tante spiegazioni al personale. Non era tenuta a farlo. Ha detto solo che, per quanto non voluta quella gravidanza, non aveva colpa il nuovo essere umano che era stato concepito, a cui lei non avrebbe mai potuto negare la vita.”
“ Sarebbe stato più facile anche per lei interrompere quella gravidanza indesiderata, ma lei ha scelto di non farlo.” “ Il suo nome non comparirà nell’atto di nascita. Resterà per sempre una sconosciuta”. 

Sul sito del Ministero della Salute alla voce “parto in anonimato” si legge:
“In ospedale, al momento del parto, serve garantire la massima riservatezza, senza giudizi colpevolizzanti ma con interventi adeguati ed efficaci, per assicurare – anche dopo la dimissione- che il parto resti in anonimato”.

Come è stato possibile allora che siano state rivelate tutte queste informazioni, che in nessuna parte dell’articolo vengono virgolettate e quindi attribuibili ad una dichiarazione spontanea dell’interessata? Perché di questa “madre segreta” siamo in grado di conoscere nazionalità, sesso della bambina e presumibilmente anche la data di ricovero dato che l’articolo è uscito il sabato e si parla chiaramente dei primi giorni della stessa settimana? Perché siamo a conoscenza di quello che avrebbe detto agli operatori per spiegare il suo gesto?
E inoltre cosa si vuole sottintendere con la frase “Sarebbe stato più facile anche per lei interrompere quella gravidanza indesiderata”?

Il messaggio indiretto ma più che esplicito va a tutte quelle donne che scelgono invece di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza, una possibilità sancita da una legge dello Stato, ma che, secondo come è formulato nella frase, viene giudicata e bollata moralisticamente come una facile scorciatoia, scelta da tutte quelle donne che non si adeguano e non corrispondono a quel ruolo generativo imposto da una cultura patriarcale e secolare, che concepisce la maternità destino per tutte le donne e voto sacrificale di sé.

Perché è così difficile accettare la libera scelta delle donne? Perché è così indecente ancora pensare che la maternità non sia il destino di tutte le donne bensì una scelta libera e consapevole, così come libera e consapevole deve essere la scelta di portare avanti una gravidanza così come di poterla interrompere?

Noi crediamo fermamente che qualsiasi scelta della donna abbia pari dignità e, così come la stessa legge 194 prevede, la donna debba essere accompagnata e sostenuta nel percorso che decide di intraprendere.

Noi non staremo in silenzio di fronte a tutto questo, non lo faremo per il forte rispetto che nutriamo verso questa legge che riteniamo fondamentale ai fini della prevenzione, della tutela della salute e dell’autodeterminazione delle donne, così faticosamente conquistata nel corso della storia. Non lo faremo perché non vogliamo che in nessun modo qualcuna possa rimanere intimorita e quindi rinunciare ad usufruirne per paura di finire sulle pagine dei giornali locali.

A questa donna diciamo solo che a lei va tutta la nostra stima e il nostro rispetto, a noi non interessa alludere ai perché e ai percome ha scelto questa strada, (rileggete attentamente il momento in cui si afferma “Poco importava” e pensate se si addice ad una donna che ha appena partorito la sua bambina), per noi rimane una madre alla quale rivolgiamo la nostra accoglienza e il nostro supporto di qualunque tipo esso sia.

A chi invece ventila con timidezza querele o ritorsioni, lo esortiamo a rileggere attentamente quello che è stato scritto e in coscienza decidere da che parte sta l’umanità e il rispetto, non solo delle donne ma anche della legge.

Da

Movimento Donne Contro i Fascismi
Ass. Dalla parte delle Donne
GriS Marche
FreeWoman

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